MENDRISIO - È stato condannato a 2 anni di detenzione, pena sospesa per un periodo di prova di 4 anni, l'ex poliziotto ritenuto responsabile dell'incidente avvenuto nell'agosto 2007 sulla strada Chiasso-Pedrinate e nel quale ha perso la vita il 38enne di Caneggio Enrico Codoni. La Corte delle assise correzionali ha pronunciato la sentenza oggi, martedì, dopo due giorni di processo a Mendrisio.
L'ex
caporale era al volante in comprovato stato di ebrietà e viaggiava ad
una velocità di almeno 78 km/h dove il limite era di 50. Il giudice
Claudio Zali ha ammesso che mai gli era capitato in tema di procedimenti
per incidenti stradali di dover sentire in aula 13 testimoni. Sulla
propensione al bere in modo eccessivo del condannato, il giudice ha
detto che "non vi è prova certa di altri episodi paragonabili a quello
registrato il giorno dell'incidente mortale, ma di altre situazioni al
limite sì".
Nel commisurare la pena ha tenuto conto "della durezza del procedimento, della mancanza di precedenti sanzionati e della prognosi non negativa". Riconosciuti alla madre 30.000 franchi per torto morale, oltre ad altri 10.000 alla famiglia, tutelata dall'avvocato Marco Frigerio. Il condannato è stato difeso dall'avvocato Mario Postizzi mentre ha sostenuto l'accusa il procuratore pubblico Mario Branda che aveva chiesto una condanna a 24 mesi, 6 dei quali da scontare.
MENDRISIO
- È di due anni e sei mesi, di cui sei da scontare, la richiesta di
pena formulata stamattina alle Assise correzionali di Mendrisio dal
procuratore pubblico Mario Branda nell'ambito del processo a carico di
un ex-caporale di polizia. L'imputato è coinvolto nell'incidente che
causò la morte di Enrico Codoni, un 38enne della Valle di Muggio che
stava viaggiando da Pedrinate in direzione di Chiasso. È accusato di
omicidio colposo e guida in stato di inettitudine.
La corte,
presieduta dal giudice Claudio Zali, ha ascoltato diversi testimoni, tra
cui un ex-collega dell'accusato, e tre testi chiamati dalla difesa,
sostenuta dall'avvocato Mario Postizzi. Tra questi ultimi, molto
commosso, anche il fratello dell'imputato.
Nel pomeriggio parlerà l'avvocato di parte civile Marco Frigerio e poi la difesa. La sentenza potrebbe arrivare in serata.
Da: www.cdt.ch 6.4.09
Un processo molto seguito. A Mendrisio per l'incidente mortale del 2007 a Pedrinate.
MENDRISIO - Si è aperto lunedì a Mendrisio il processo contro l'ex-caporale di polizia che nel tardo pomeriggio del 3 agosto del 2007 era rimasto coinvolto in un incidente che ebbe come tragica conseguenza la morte di Enrico Codoni, un 38enne della Valle di Muggio che stava viaggiando da Pedrinate in direzione di Chiasso. Almeno una quarantina di persone segue il dibattimento che si svolge davanti alla corte delle Assise correzionali. L'avvocato di parte civile ha chiesto al giudice Claudio Zali di considerare l'ipotesi di omicidio intenzionale per dolo eventuale e non quindi l'accusa di omicidio colposo contenuta nell'atto d'accusa. La competenza in tal caso sarebbe delle Assise criminali. Il giudice Zali ha sottolineato la difficoltà di valutare il dolo eventuale e quindi di discernere l'intenzionalità dalla grossa negligenza, respingendo la richiesta della parte civile. Il procedimento dovrebbe concludersi martedì per permettere alla corte di sentire alcuni testimoni che consentano di accertare l'eventuale abitudine dell'imputato di abbinare l'acool alla guida.
Da: www.cdt.ch 6.5.09
Una decisione adottata - si legge - benché dopo aver
sentito 23 agenti ed ex agenti sia stato constatato che "per lo meno in
due occasioni negli anni 2001/2003 il poliziotto in questione si era
presentato ubriaco; una decina di volte egli aveva telefonato per
rinviare il servizio quando operava alla Gendarmeria di Mendrisio; tutti
erano a conoscenza della voce relativa alla sua propensione all'abuso
di alcol".
Il Consiglio di Stato precisa che "nell’ambito
dell’accertamento sono stati sentiti ventitre collaboratori e, dalle
informazioni raccolte, non sono emersi i presupposti per avviare una
formale procedura disciplinare nei confronti dei quadri della Polizia
cantonale; la procedura non ha consentito infatti di dire che
quest’ultimi siano venuti meno ai loro doveri di vigilanza nei confronti
dell’allora collaboratore ed abbiano così disatteso i loro doveri di
servizio".
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