Da:http://www.genitorisottratti.it/ (link all'articolo)
9.03 Pubblicato da Giorgiogal
Nel
denunciare un generale aumento dei maltrattamenti in famiglia il
Pubblico Ministero Carmen Pugliese squarcia il velo dell'ipocrisia da
parte delle istituzioni riguardo alla diffusione delle accuse strumentali nelle separazioni. In un'intervista pubblicata su L'eco di Bergamo del 31 gennaio il PM Pugliese taglia corto e va diretta al punto:"I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un'arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni" e ancora " solo in due casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri". Il resto (l'80%. NdR) sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione, come precisa il giornalista Stefano Serpellini nell'articolo.
Un'altra feroce critica viene mossa dal PM alle associazioni e centri protetti che operano a difesa delle donne: "Non fanno l'operazione di filtro che dovrebbero fare: incitano le assistite a denunciare, ma poi si disinteressano del percorso giudiziario".
Se è vero che una discreta parte delle denuncie si dimostra ancora purtroppo vera, è vero anche che un sistema che si lascia tenere in scacco da accuse "montate ad arte" e strumentali non può fare il bene dei nostri figli. Affrontare questa scomoda realtà deve essere una delle priorità del sistema giustizia e del nostro Parlamento.
Riportiamo il resto dell'articolo:
«I
maltrattamenti in famiglia stanno diventando un'arma di ritorsione per
i contenziosi civili durante le separazioni», avverte Carmen Pugliese,
pm del pool della Procura specializzato in reati sessuali e familiari,
scorrendo i dati che vedono questo tipo di violenza aumentare in
maniera significativa. Nella Bergamasca si è passati dai 278 casi del
2006 ai 306 del 2007, fino ai 382 del 2008, in pratica più di una
denuncia al giorno. E se è vero che si riscontra una sempre più diffusa
propensione da parte di padri e mariti ad alzare le mani, è altrettanto
appurato che molte volte le versioni fornite dalle presunte vittime
(quasi sempre donne) sono gonfiate ad arte. «Solo in due casi su 10 si
tratta di maltrattamenti veri - analizza il pm Pugliese -. Il resto
sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti
durante la separazione. "Se non mi concedi tot benefici, io ti
denuncio", è la minaccia che fanno alcune mogli. Tanto che, una volta
ottenuto quello che volevano, tornano in Procura a chiedere di ritirare
la denuncia. Non sanno che nel frattempo noi abbiamo speso tempo ed
energie per indagare. L'impressione è che alcune mogli tendano a usare
pm e polizia giudiziaria come strumento per perseguire i propri
interessi economici in fase di separazione».
Poche, in percentuale,
le inchieste che sfociano in condanna. «Molte volte - rivela il pm
Pugliese - siamo noi stessi a chiedere l'archiviazione. In altri casi,
invece, si arriva a un processo dove la presunta vittima ridimensiona
il proprio racconto. È successo anche che qualche ex moglie sia finita
indagata per calunnia».
Sono per lo più italiane (mogli di italiani
e anche di stranieri) le presunte vittime che si rivolgono alla
Procura. Più limitata, invece, la percentuale dei genitori (il più
delle volte anziani) presi a botte dai figli. Anche papà e mamme
tendono a minimizzare i fatti dopo la denuncia, ma in questo caso lo
fanno per amore e non per denaro.
Carmen Pugliese una tiratina
d'orecchi la riserva anche alle associazioni che operano a tutela delle
donne: «Non fanno l'operazione di filtro che dovrebbero fare: incitano
le assistite a denunciare, ma poi si disinteressano del percorso
giudiziario, di verificare come finirà la vicenda. Mi sembra una difesa
indiscriminata della tutela della donna che viene a denunciare i
maltrattamenti, senza mettere in conto che questa donna potrebbe sempre
cambiare versione».
Ovvio che molte volte le violenze si verificano
davvero e in modo pesante: «Da noi arrivano donne col volto tumefatto e
in alcuni casi contro i mariti emettiamo misure cautelari». Ma talvolta
a patire le conseguenze di denunce enfatizzate sono uomini che cascano
dalle nuvole. Come quel bergamasco denunciato dalla ex moglie dell'Est
che s'era rifugiata in una comunità protetta. Lei lo aveva dipinto come
una sorta di persecutore, lui si presentò in Procura a raccontare che
il rapporto non era poi così compromesso: i due continuavano a vedersi
ogni fine settimana e per provarlo l'ex marito esibì le ricevute del
motel.
Soldi richiesti e rapporti coniugali deteriorati, soprattutto
in tempi di recessione, sono l'impasto che spesso porta davanti a un
giudice. Lo si può leggere nelle statistiche dei reati consumati nella
Bergamasca nel 2008, alla voce del mancato versamento di alimenti fra
coppie separate. Un numero passato dai 278 casi denunciati nel 2006 ai
292 del 2007 per giungere ai 315 dello scorso anno.
«E chiaro che
separarsi comporta difficoltà economiche - osserva il procuratore
Addano Galizzi -. Se poi in famiglia lavora solo il marito, versare gli
alimenti alla moglie separata e ai figli diventa un problema quando
scatta la cassa integrazione o addirittura il licenziamento,
soprattutto in questi periodi di crisi economica diffusa».
A volte
sono gli inquirenti stessi a mettersi la mano sul cuore: « Se -
confessa il pm Pugliese - un ex marito per uno o due mesi non versa gli
alimenti e mi documenta che ha perso l'impiego o parte significativa
del reddito, io per la denuncia chiedo l'archiviazione».
Stefano Serpellini
L'Eco di Bergamo
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