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Pena con la condizionale per un 50.enne senegalese per coazione ai danni della moglie e dei figli

Da: CdT 4.9.10 pag 11

Pena con la condizionale per un 50.enne senegalese riconosciuto colpevole alle Correzionali di 57 episodi di coazione ai danni della moglie e dei figli

«Lei stasera torna a casa, ma se al di fuori dei diritti di visita concessi dal­le autorità dovesse avvicinarsi a me­no di 300 metri dall'abitazione dei suoi figli e di sua moglie o entrare in rela­zione con loro in qualunque altra cir­costanza, se dovesse importunarli, scrivere o telefonare loro, finirà di nuo­vo in carcere». Così ieri pomeriggio il presidente della Corte delle assise Correzionali di Lugano, giudice Clau­dio Zali , nel condannare a due anni di carcere con la condizionale per un periodo di prova di 5 anni un 50.enne senegalese riconosciuto colpevole di stalking (molestie assillanti e perse­cutorie) ai danni dei congiunti.

Nel formulare il proprio convincimen­to, la Corte ha dunque confermato in buona sostanza l'atto d'accusa della so­stituta procuratrice pubblica Marisa Alfier e ritenuti dati 57 episodi di coa­zione tra il luglio 2008 e il gennaio 2010. «I comportamenti messi in atto dal­l'imputato - ha osservato il giudice Za­li - sono stati ossessivi e oppressivi cre­ando gravi danni nelle vittime. Si è trat­tato di assilli e vessazioni che hanno un'indubbia rilevanza penale». Il 50.enne senegalese, che ha sempre re­spinto gli addebiti nel corso di un non semplice dibattimento durato due gior­ni, giustificando il suo agire con il de­siderio di dare ai figli un'educazione ri­gorosa, è stato ritenuto colpevole an­che dei reati di sottrazione di minore ripetuta (3 occasioni), minaccia, lesio­ni semplici, vie di fatto reiterate e di­sobbedienza a decisioni dell'autorità (38 episodi dal gennaio 2009). Paralle­lamente il giudice Zali, che in sede di commisurazione della pena ha tenu­to conto anche di una scemata impu­tabilità di grado lieve, ha ordinato per il 50.enne africano un trattamento am­bulatoriale psichiatrico e una misura di assistenza riabilitativa. Il tutto affin­ché oltre alla «spada di Damocle» del­la lunga sospensione della condanna l'uomo non ricada in quegli atteggia­menti vessatori definiti gravi dal profi­lo oggettivo e soggettivo e possa gra­dualmente riappropriarsi di una di­mensione genitoriale sana.
«Da padre assente a padre molesto»

«Sappi che io ti controllo. Che io ci so­no. Che sarò presente in qualunque
momento». Questo a dire della rap­presentante dell'accusa l'alone d'om­bra che attraverso ripetuti atti perse­cutori il senegalese avrebbe creato in­torno alla moglie e ai figli, attraverso l'invio di lettere, SMS, regali imposti appostamenti e pedinamenti. Com­portamenti intrusivi che, come emer­so dalle dichiarazioni dei congiunti, per il magistrato, avrebbero creato an­sia e angoscia nelle vittime. «Da pa­dre assente prima della separazione dalla moglie, è diventato un padre mo­lesto». «Non basta accampare un pre­sunto diritto di genitore per ottenere la prevalenza sulla legge», ha sottoli­neato la sostituta procuratrice Alfier nel chiedere una pena di trenta mesi da espiare. «Quanto riferito nell'atto d'accusa - ha fatto eco la rappresen­tante di parte civile, avvocato Patri­zia Casoni Delcò - potrebbe appari­re, superficialmente, come effetto di una combattuta causa di separazio­ne, ma non è così. L'accusato ha mes­so in atto una serie impressionante di reati. Il suo agire delirante ha costret­to i congiunti a rinunciare ai contatti sociali, a cambiare le proprie abitu­dini di vita, un vero e proprio dram­ma famigliare».
«Assillante ma non delinquente»

«Un padre preoccupato, forse in ma­niera eccessiva, ma non uno stalker. Una persona assillante, ma non un de­linquente». Questo il profilo traccia­to dal difensore del 50.enne, avvoca­to
Costantino Delogu , che ieri in se­de di arringa ha chiesto il prosciogli­mento del proprio assistito da tutti gli episodi di coazione, ad esclusione di uno, ritenendo inoltre dati soltanto i presupposti del reato di disobbedien­za agli ordini dell'autorità.
«Il lungo e pletorico elenco di episo­di riportati sull'atto d'accusa, non rap­presenta in realtà che una serie di ge­sti di un padre che vuol essere pre­sente, che non riteneva che l'educa­zione dei figli fosse corretta e che si è sentito in dovere di tutelarli». «Nel suo operato - ha aggiunto l'avvocato Delogu, che si è battuto per una pe­na pecuniaria da porre al beneficio della condizionale - non vi è stata al­cuna intenzione di limitare la liber­tà altrui, né di creare angoscia o di creare danni».
GI.M

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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