Da: Mattino della domenica
| Scritto da Lorenzo Quadri - MDD | |
| domenica 23 marzo 2008 | |
| Vengono ospitati nel nostro paese, delinquono, e noi – con le nostre tasse - gli paghiamo pure l’avvocato Non è un mistero per nessuno: oltre il 70% degli “ospiti” della Stampa non ha il passaporto rosso. I dati sulle condanne penali inflitte in Ticino parlano di una metà di cittadini svizzeri e di una metà di cittadini stranieri. Un fifty fifty equo solo in apparenza. In effetti la popolazione del nostro Cantone non è (ancora) suddivisa a metà tra svizzeri e stranieri. Questi ultimi costituiscono il 20-25% del totale. Ma delinquono per il 50%. I conti sono dunque presto fatti e c’è poco da tirar fuori la solita manfrina della xenofobia e del razzismo, perché qui a cantare sono le cifre e non ci risulta che la matematica sia mai stata condannata per violazione dell’articolo 261bis del codice penale. La musica non cambia nel caso dei minorenni oggetto delle “attenzioni” dell’apposita Magistratura: per loro il rapporto è di circa 45 (stranieri) a 55 (svizzeri). Se si guarda poi la tipologia dei reati perpetrati nella Confederazione si scoprono altre cosucce poco edificanti. Ad esempio che risse e aggressioni vengono commesse nell’82% dei casi da cittadini stranieri, mentre per lo spaccio siamo all’80% e per le effrazioni al 64%. Le cifre ed i dati testé citati supportano quanto emerge dalla cronaca con bella (o piuttosto: brutta) regolarità. Ossia che nel nostro bel Cantone i processi penali contro cittadini stranieri sono una bella fetta del totale – questo malgrado ci siano organi d’informazione che parlano (non è uno scherzo!) di “Luganese” volendo indicare un cittadino extracomunitario che vive a Lugano. E adesso si arriva al dunque. Ma chi paga le spese di tutti questi processi? Poiché molti degli accusati non svizzeri non hanno i soldi per pagarsi l'avvocato, essi sono a beneficio del gratuito patrocinio. Gratuito per loro, di sicuro non per il contribuente, dato che la fattura arriva a lui. Con una battuta, si potrebbe dire che dal patrocinio al latrocinio (ai danni del contribuente) il passo è breve. Ricapitolando: non solo questi cittadini stranieri vengono a delinquere in casa nostra, ma noi gli paghiamo pure l’avvocato. O gli avvocati. Si ricorderà il caso eclatante delle rapine in villa a Morbio. I tre rumeni arrestati hanno fatto ricorso, naturalmente difesi da tre avvocati (uno non bastava) fino al Tribunale federale. La fattura? Saldata con le imposte versate dal contribuente elvetico; comprese dunque le persone rapinate dal trio. Ci sembra a questo punto più che legittimo che venga detto una buona volta al contribuente – quel contribuente, sia ricordato per inciso, al quale il governo e il partito $ocialista vorrebbero far pagare ancora più tasse – quanti dei suoi soldi lo Stato spende per saldare le salate parcelle degli avvocati difensori d’ufficio di cittadini stranieri che delinquono in casa nostra. Invece, alla semplice domanda: “quanto si è speso negli anni 2006 e 2007 in difese d’ufficio di cittadini stranieri condannati per reati commessi in Ticino?” il Consiglio di Stato non è in grado di rispondere. Gli unici dati che sa fornire sono che nel 2006 in difese penali d’ufficio si sono spesi 1'258'821 Fr, saliti nel 2007 (dato provvisorio) a 1'299'278. Ma quanti di questi soldi sono stati spesi per Ticinesi, quanti per cittadini stranieri? Buio pesto. I dati sulla nazionalità dei benefeciari negli anni scorsi non sono stati raccolti. «Abbiamo cominciato a raccoglierli – scrive il governo - dal 1° gennaio 2008». Ammissione, questa, assai significativa. Vuoi vedere che qualcuno si è reso conto che l’informazione sul tema non è del tutto irrilevante? |
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