Sull’obiettivo principale di questa riforma, cioè il sacrosanto diritto di un minorenne di vivere serenamente e non essere discriminato, non si discute neppure. È un principio sacrosanto; quello che ci preoccupa è il fatto che la legge non fissi precisi paletti sui criteri con cui devono essere rivisti gli adeguamenti al mantenimento.
Da: www.caffe.ch 15.1.17
Pietro Vanetti, presidente dell’Associazione genitori non affidatari (Agna), è preoccupato. E le sue preoccupazioni sono uguali a quelle di tante altre associazioni della Confederazione.
Alcune, come "Donna2", insieme a psichiatri, psicologi e mediatori familiari, hanno scritto una lettera a tutti i giudici e avvocati svizzeri chiedendo che si trovi un equilibrio tra le richieste finanziarie d’adeguamento di quelli che comunemente si chiamano "alimenti" e le reali possibilità finanziarie di chi deve pagare. Cioè i papà.
"Questa nuova normativa offre troppa libertà d’interpretazione", spiega Katherin Heitmann Säuberli, fondatrice e copresidente di "Donna2". Soprattutto su come calcolare gli adeguamenti.
In media attualmente un contributo mensile per i figli nati fuori dal matrimonio è di circa 3’000 franchi.
"Per smussare gli angoli della discussione - spiega ancora Katherin Heitmann - servirebbe un Tribunale della famiglia e l’aiuto dei mediatori. Il tutto, come dice anche la raccomandazione delle Nazioni Unite, per tutelare al meglio l’infanzia".
Tutti battono sul tasto della legge poco chiara. "E questa nebulosa, prima ancora che da decisioni del Tribunale federale - spiega Pietro Vanetti - dovrebbe essere diradata con un accordo tra associazioni, magistratura e avvocati. Cioè di concerto con le parti coinvolte, così da evitare attriti, discussioni sfiancanti e partire invece con il piede giusto".
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