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Lettere & Opinioni. Le tesi di Papageno e i figli dimezzati

Da: CdT 13.2.13 pag 34

Lettere & Opinioni

Le tesi di Papageno e i figli dimezzati


Sfogliando e cliccando in vista della votazione del 3 marzo sulla revisione della legge sull'organizzazione e la pro­cedura in materia di tutele e curatele, non ho po­tuto fare a meno di confrontarmi con il massiccio intervento mediatico del movimento Papageno su quotidiani e siti d'informazione. Tra le molteplici denunce rivolte alle autorità ammini­strative, quella predominante sembra essere la discriminazione del padre da parte delle commissioni tutorie nei casi di affido di minori dopo il divorzio: in­somma, lamentano il fatto che i padri vengono relegati al ruolo di bancomat perdendo, insieme alla tutela dei figli, anche il ruolo stesso di padre. Nono­stante la piena legittimità delle inten­zioni, colpiscono le argomentazioni; tra le altre, il movimento ha più volte utilizzato la leva della criminalità gio­vanile di quelli che vengono definiti «orfani di padre vivo», lasciando inten­dere che chi, come me cresciuto in una famiglia monoparentale, sia da consi­derarsi automaticamente un potenzia­le bullo o perfino criminale. Tra gli arti­coli del movimento si possono persino leggere affermazioni come questa: « Al­lora non meravigliamoci se, cresciuti con la metà di quel che hanno bisogno, risulteranno poi la metà di quel che avrebbero potuto essere!» Sortite di questo calibro lasciano intendere la volontà di sostenere e accentuare l'ipo­tesi, direi disneyana-determinista, se­condo cui esiste un diretto rapporto di causa-effetto tra crescere con la sola madre ed essere solo metà di qualcosa. Datemi per spacciato, mi presenterò come il metà-me! L'accusa che rivolgo al movimento non si basa tuttavia sull'innegabile offesa personale di que­ste affermazioni, bensì sull'atto discri­minatorio nei confronti dei sempre più numerosi figli di famiglie monoparen­tali. La sopra citata tesi non è solamen­te falsa, le singole storie ne sono la di­mostrazione, ma espone ad una immo­tivata diffidenza chi non ha avuto la fortuna di crescere con due genitori, relegandolo a handicappato sociale. Nessuno nega che crescere insieme ad entrambi i genitori rientri nella sfera dell'ottimo, ma non si può nemmeno ridurre la questione all'esatto opposto, ovvero che in caso contrario si è giusti­ficati ad essere la famosa «metà di quel­lo che avrebbe potuto essere». Inviterei quindi i membri del movimento Papa­geno a riconsiderare la propria posizio­ne e interrogarsi sull'eventualità che la forza motrice del movimento non risie­da nella paura di un futuro dominato da orfani-criminali, quanto più nel bi­sogno (discutibilmente legittimo) dei singoli padri di poter stare accanto ai figli durante la loro crescita. In entram­bi i casi, il benessere dei figli rimane dietro le quinte.
Hermes Killer,
Balerna

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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