Svizzera Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seleziona la tua lingua

Nessuno ha chiesto a Tamara se vuol tornare dai genitori

Nessuno ha chiesto a Tamara se vuol tornare dai genitori LEGGI L'ARTICOLO NEL FORMATO ORIGINALE 

La ragazza strappata per sbaglio a mamma e papà finirà in un foyer, sarà costretta a cambiare scuola ed è tuttora all'oscuro della verità sul suo passato

Tamara (12 anni) può vedere i genitori solo ogni due mesi per due ore, sotto stretta sorveglianza. Papà e mamma hanno la proibizione di parlarle del suo passato, per non causarle uno choc. Pena la sospensione dei diritti di visita. Ora la ragazza lascerà la famiglia affidataria per trasferirsi in un foyer lontano da casa. L'Inchiesta ha indagato sui retroscena del caso.

di Matteo Cheda (L'Inchiesta 2004; www.consumatori.ch)


 

Gli operatori sociali perfetti non esistono. Ma quello che è accaduto a Tamara Rossi ha dell'incredibile. Otto anni fa le autorità ticinesi la portano via dai suoi genitori, pensando di fare cosa buona e giusta. Invece si erano sbagliati.

Quando si accorgono dell'errore, è ormai troppo tardi. Tamara nel frattempo si è abituata a vivere con la famiglia affidataria, i Bianchi. Questi si affezionano alla bambina e non vogliono più mollarla. Arrivano a pagare un avvocato per impedire che Tamara torni dai genitori.

Per capire meglio cosa è accaduto a Tamara, pensiamo a questa storiella inventata:

Un vedovo con una figlia si risposa. Poi la coppia divorzia e la figlia va a stare col papà. La matrigna invita la bimba in vacanza, la porta dal medico e gli dice: «La bambina mi ha detto che il papà la picchia!». Il medico avverte il giudice, il quale toglie la bimba al padre e la attribuisce alla matrigna. Nessuno verifica se la matrigna dice la verità oppure se si è inventata tutto per ottenere la figliastra.

Nel caso di Tamara, al posto della matrigna ci sono i Bianchi; al posto del padre i Rossi. Ma tra il medico e il giudice c'è un gradino in più: i servizi sociali. Ed è proprio qui che avvengono alcuni errori fatali: gli operatori spesso riportano in modo incompleto i dati raccolti sulla bambina, non citano la fonte delle informazioni oppure non le verificano.

Il servizio medico psicologico ad esempio sosterrà che i Rossi non sono in grado di occuparsi della figlia. Una tesi che sarà poi smentita da un perito dell'autorità tutoria.

Malgrado questo chiaro indizio, le autorità tutorie e i tribunali continuano a fidarsi dei rapporti dei servizi sociali per decidere il futuro di Tamara. Non si rendono conto che molte di queste informazioni apparentemente "neutrali" vengono in realtà da una delle parti coinvolte nel conflitto: la signora Bianchi.

Quando L'Inchiesta ha scoperto questo particolare, ne ha parlato con un'assistente sociale esperta di affidi. Risultato: non citare la fonte e non verificare le informazioni è una prassi corrente. I servizi sociali si fidano delle famiglie affidatarie: anche perché sono loro che le hanno scelte.

Tra famiglie affidatarie e operatori sociali si crea un rapporto di fiducia. Mentre non sono rari i conflitti con i genitori a cui vengono tolti i figli. E queste relazioni personali possono influenzare le informazioni trasmesse dai servizi sociali alle autorità che prendono le decisioni.

Se i rapporti scritti sono viziati in partenza, serve a poco ricorrere alle istanze superiori. Queste di regola si basano sulla versione dei servizi sociali e non sospettano che la fonte delle informazioni sia una delle parti in conflitto.

Nel caso di Tamara, ad esempio, i rapporti del servizio medico psicologico sono un elemento centrale su cui si fondano l'autorità di vigilanza sulle tutele, il Tribunale d'appello e il Tribunale federale. I rapporti non dicono che la fonte delle informazioni sulla bambina è di regola la signora Bianchi, la madre affidataria. Ed è probabilmente questo dettaglio a far pendere l'ago della bilancia a sfavore dei genitori naturali, i Rossi.

Oggi i servizi sociali sanno che la decisione di togliere Tamara ai suoi genitori era frutto di una valutazione sbagliata. Per non turbare la bambina, già provata dallo strappo, gli operatori hanno preferito non dirle questo particolare. Hanno perfino proibito ai genitori di parlare dell'affido durante i cosiddetti "diritti di visita", a causa della loro reazione disperata.

Ogni due mesi per due ore Tamara incontra mamma e papà, controllata a vista da una o due sorveglianti. «Sembra che siamo in prigione! Perché ci sono 2 guardie che ci sorvegliano» scrive Tamara nel 2002 durante un incontro con la mamma.

Oggi i Bianchi sono in partenza. Il prossimo agosto lasceranno il Ticino per motivi professionali. Torneranno a B (vedi schema nella versione cartacea) durante alcuni fine settimana e per le vacanze. Per il resto del tempo Tamara sarà collocata in un foyer lontana dai suoi attuali amici e compagni di scuola. La seconda media l'ha appena terminata a C (vedi schema nella versione cartacea). In settembre, con ogni probabilità, andrà in terza media a D, a 20 chilometri di distanza.

La bambina non ha potuto scegliere. Nessuno le ha chiesto se preferiva tornare ad abitare dai suoi genitori ad A oppure alloggiare a C presso parenti con cui ha contatti regolari: la nonna materna, la zia e i cugini (che frequentano la sua stessa scuola).

Il collocamento nel foyer si basa su un rapporto del febbraio 2003. Ma Cristina e Andrea Rossi, i genitori di Tamara, sono informati solo un anno dopo, a fine aprile 2004. Si parla di un progetto «concordato tra le parti», ma loro non ne sanno nulla.

Allegata alla comunicazione c'è la copia di una lettera del 6 aprile 2004: l'Ufficio del servizio sociale scrive al tutore ufficiale (che funge da curatore della ragazza). «A seguito del rapporto del febbraio 2003 le invio il progetto, concordato fra le parti, per il prossimo futuro della minore in oggetto».

Il servizio sociale spiega che i signori Bianchi si trasferiranno fuori cantone. «Dalle diverse ipotesi scaturite in merito al futuro della ragazza, tutte attentamente approfondite e valutate, si è arrivati finalmente ad un progetto condiviso tra le parti e realisticamente possibile: Tamara potrebbe essere inserita al foyer X... (nella località D), dove potrebbe concludere il ciclo delle scuole medie».

«La ragazza», spiega l'Ufficio del servizio sociale, «ha già potuto visitare la struttura e conoscere educatori e ospiti, (avendone un'impressione favorevole) (...). Non da ultimo, la famiglia affidataria ritiene buona la scelta fatta».

«Purtroppo, come al solito, i signori Rossi (genitori di Tamara, ndr) non si sono potuti coinvolgere in alcun modo nel progetto, avendo, come già noto, interrotto ogni contatto con operatori e istituzioni. Si demanda dunque all'autorità competente (Commissione tutoria regionale) di informarli in merito alle nostre proposte. È indubbio che il futuro della figlia li vedrà, loro malgrado, coinvolti, se non altro nel computo del reddito che servirà per stabilire la retta del foyer, oltre che all'organizzazione del diritto di visita».

Il curatore di Tamara esamina il progetto e il 14 aprile 2004 scrive alla Commissione tutoria. «Condivido pienamente tale proposta, in quanto ritengo sia la migliore soluzione per Tamara: da una parte non perde il legame con la famiglia Bianchi che continuerebbe ad essere di riferimento per la ragazza come pure per gli operatori del foyer, e dall'altra può contare su professionisti all'interno di una struttura ben organizzata e di piccole dimensioni, quindi in grado di rispondere ai bisogni di Tamara sia per gli aspetti relazionali che organizzativi».

Perché Tamara non può tornare dai suoi genitori? L'Inchiesta ha voluto scoprirlo. Prima ha aiutato Cristina Rossi a superare la paura accumulata nei confronti dei servizi sociali in otto anni di frustrazioni: un conflitto profondo che ha portato all'interruzione dei contatti. Poi l'ha accompagnata all'Ufficio del servizio sociale. Un'impiegata molto gentile conferma che nessuno ha mai chiesto a Tamara se vuole tornare dai suoi genitori, così da restare nella scuola attuale. Queste le ragioni:

- I rapporti tra i Rossi e i Bianchi sono troppo tesi. I genitori naturali non riconoscono che Tamara vuole bene anche ai genitori affidatari. Se manca questo riconoscimento, la ragazza non si sente valorizzata, si sente strappata tra le due famiglie, cade in un conflitto di lealtà.

- I signori Rossi hanno interrotto i contatti con i servizi sociali.

- I contatti tra i Rossi e Tamara non sono sufficienti.

- Se c'è stato l'affido, vuol dire che qualcosa è successo.

L'assistente sociale non entra nel merito dell'errore commesso otto anni fa. Ma dalla sua espressione, l'imbarazzo è evidente.

«Questa vicenda ci ha sconvolto» dicono Cristina e Andrea. «È un circolo vizioso». Ora L'Inchiesta li sta aiutando a uscirne.

Sui prossimi numeri L'Inchiesta seguirà gli sviluppi del caso di Tamara Rossi e continuerà la ricostruzione di quanto accaduto negli scorsi anni. Se avete domande, scrivete alla redazione.

La vacanza di Tamara - 1

In diverse puntate L'Inchiesta si occupa del caso di "Tamara Rossi", strappata per errore alla mamma e al papà. Per proteggere i protagonisti dalla curiosità del pubblico, i nomi sono cambiati. Se li conoscete, non mostrate l'articolo né a "Tamara" né al suo giro di coetanei, senza prima aver chiesto consiglio a uno psicologo, a un educatore o a un assistente sociale esperto di problemi dell'adolescenza. Grazie.

I Rossi

Cristina e Andrea Rossi sono i genitori di Tamara. Otto anni fa la delegazione tutoria della località A ha tolto loro la custodia della figlia. La decisione si è poi rivelata sbagliata. Per non turbare la bambina, i servizi sociali hanno preferito non informarla di questo fatto così triste.

I Bianchi

Tamara Rossi attualmente abita a B in casa della famiglia Bianchi. Il prossimo agosto i Bianchi si trasferiranno fuori dal Ticino per motivi professionali.

I parenti la ospiterebbero

A C (vicino alla scuola) abitano la nonna materna, come pure la zia e i cugini di Tamara (che sono nello stesso tempo suoi compagni di scuola). A 4 chilometri di distanza (a A) abitano i genitori. Tutti hanno regolari contatti con Tamara e sono pronti ad accoglierla per evitare che sia trasferita in un foyer.

La scuola attuale

In giugno Tamara ha concluso la seconda media a C. Non si sa ancora dove Tamara frequenterà la terza. Secondo l'assistente sociale che la segue, la ragazza preferirebbe non cambiare scuola.

«Vada al foyer!»

I servizi sociali chiedono di collocare Tamara in un foyer a D. Non hanno nemmeno chiesto alla ragazza se preferisce abitare dai genitori, dalla nonna o dalla zia, per evitare di cambiare scuola.

Al foyer a fr. 225.- al giorno

Trovare posto nel foyer a D è difficile: i posti sono pochi. Secondo il rendiconto del Consiglio di Stato, ogni ospite dei foyer ticinesi costa in media fr. 225.- per giornata di presenza: cioè circa fr. 40 mila all'anno se il ragazzo rientra a casa per il week-end e le vacanze; altrimenti il costo sale. L'Ufficio del servizio sociale chiede di trasferire Tamara in questo foyer.

«Decida mia figlia!»

La mamma chiede alla Commissione tutoria di informare Tamara in modo oggettivo sulle diverse alternative. La ragazza deve poter dire il suo parere su che scuola frequentare e dove abitare.

La scuola futura

Secondo la proposta dell'Ufficio del servizio sociale, in settembre Tamara dovrebbe cominciare la terza media a D. La decisione sul trasferimento spetta alla Commissione tutoria regionale (Ctr).

Chi sono gli ospiti del foyer

Chi sono gli adolescenti che abitano nel foyer dove Tamara dovrebbe essere collocata? «Le personalità dei nostri ospiti» si legge nella presentazione della struttura «risentono in misura più o meno marcata delle esperienze talora traumatiche vissute nella loro prima infanzia». Questi i sintomi possibili:

- ansia e instabilità emotiva

- paura di essere abbandonati

- bisogno di affetto che sembra incolmabile

- difficoltà nel distinguere la realtà dai desideri

- regressioni a stadi infantili

- enuresi (incontinenza urinaria)

- scarsa cura della propria persona e degli oggetti

Gli ospiti del foyer possono avere difficoltà a:

- differire un piacere

- sopportare una piccola frustrazione

- creare legami duraturi con qualcuno

- resistere alle tentazioni del consumismo

- essere concentrati e costanti nell'attività scolastica

- occuparsi in modo costruttivo durante il tempo libero

- apprezzare i cibi

- uscire dal proprio egocentrismo

- avere una stima positiva di sé

- resistere alla tentazione delle dipendenze legali e illegali.

I retroscena

- 1992. Cristina e Andrea Rossi abitano a C in un appartamentino accanto a una strada trafficata. Sono molto giovani e hanno una figlia di pochi mesi, Tamara. I soldi sono pochi. Entrambi lavorano. Cristina dorme male di notte. I signori Bianchi (residenti in una villa in mezzo al verde) si offrono generosamente di occuparsi di Tamara dal lunedì al venerdì.

- Gennaio 1995. I Rossi guadagnano complessivamente oltre fr. 6'000.- netti al mese. Prendono in leasing un'auto Bmw a fr. 700.- al mese. Lasciano l'appartamentino in città e si trasferiscono ad A in una grande casa in mezzo al verde.

- Febbraio 1995. In seguito ad alcuni lutti in famiglia, Cristina Rossi cade in depressione e viene ricoverata all'Onc di Mendrisio. Sua madre le suggerisce di divorziare.

- Marzo-Aprile 1995. La signora Bianchi viene a conoscenza della crisi in casa Rossi. Avverte il servizio medico psicologico, precisando che Tamara da mesi ha «sonno disturbato, incubi, vomito, incontinenza». La psicologa del servizio chiede e ottiene di sospendere il diritto di visita del padre e organizzare in casa Bianchi quello della madre. Chiede inoltre di ufficializzare l'affido. I Rossi ci rimangono male.

- Aprile 1995. Cristina guarisce dalla depressione e decide di non divorziare.

- Dicembre 1995. Intanto che Tamara è in vacanza dai Rossi, la delegazione tutoria di A revoca le limitazioni al diritto di visita. L'affido quindi non viene ufficializzato e i Rossi lo disdicono con effetto immediato. Tamara rimane con i genitori nella casa ad A. I Bianchi ci rimangono male. I Rossi (visti i rapporti tesi) non li hanno nemmeno ringraziati. Manuela, la figlia dei Bianchi, piange per la mancanza di Tamara.

- Venerdì 12 gennaio 1996. Cristina Rossi porta Tamara dal pediatra per un'affezione gastro-intestinale. Due mesi dopo il medico confermerà «le buone condizioni generali della bambina» e «in particolare, l'assenza di segni di violenza fisica». Lo stesso mese l'assistente sociale che segue Tamara la incontra; più tardi testimonierà sotto giuramento: «La trovai bene. Era molto orgogliosa della sua camera di A».

- Venerdì 16 febbraio 1996. Tamara partecipa alla sfilata di carnevale. La maestra d'asilo la sveste e la veste per metterle e toglierle il costume e non nota nulla di strano. Poi la bambina (che ora ha 4 anni) parte con i Bianchi per le vacanze di carnevale. Manuela si sentiva sola, e i Rossi hanno accettato.

- Sabato 17 febbraio 1996. Nel loro luogo di villeggiatura abituale, i Bianchi portano Tamara da un medico il quale constata lividi «la cui origine non può essere determinata» sulla spalla, il braccio e il gomito destro. Mentre una botta sul sedere è «senza dubbio causata dalla mano destra di un adulto».

- Lunedì 19 febbraio 1996. Il medico telefona alla psicologa del servizio medico psicologico e annuncia un rapporto scritto.

- Martedì 20 febbraio 1996. La psicologa comunica alla delegazione tutoria di A che Tamara appare sofferente, depressa, regredita globalmente, che un medico l'ha visitata riscontrando ecchimosi sulla spalla, il braccio e il gomito destro e che - interrogata - la bambina ha indicato il padre come autore dei maltrattamenti.

- Mercoledì 21 febbraio 1996. Il medico redige il rapporto (in tedesco) e lo invia al servizio medico psicologico. Descrive i sintomi e precisa: «i signori Bianchi mi hanno riferito che Tamara ha spiegato loro di essere stata picchiata dal padre».

- Intanto la signora Bianchi telefona regolarmente ai Rossi dalle vacanze. Assicura che Tamara è contenta e sta bene. Cristina e Andrea non sospettano di nulla.

- Giovedì 22 febbraio 1996. La delegazione tutoria di A convoca i Rossi e comunica loro che in base agli articoli 307 e 310 del codice civile sono privati della custodia parentale. Tamara è collocata dai Bianchi. Nessuno verifica la causa dei lividi. E nessuno verifica se i Bianchi hanno detto la verità.

(continua sul prossimo numero)

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

Commenti

Newspaper

Movimento Papageno esamina l’impatto giuridico e sociale della separazione e del divorzio, con particolare attenzione al benessere dei minori e alla responsabilità genitoriale condivisa.

Forniamo documentazione e analisi per sostenere decisioni informate e un dibattito pubblico equilibrato in Ticino e in Svizzera.

Iscriviti per ricevere aggiornamenti.

Maschi avvisati mezzi sal­vati

Bene dei minori

Male dei minori

Ultimi articoli