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I figli di primo e secondo letto non hanno gli stessi diritti per la Pretura di Mendrisio Sud

Il papà, divorziato e risposato, vive nel Mendrisiotto, con la nuova moglie e la piccola figlia; il figlio di primo letto, con la madre anch'essa risposata, vive invece nel Bellinzonese.

Il padre allora, alla luce di questa mancanza di relazioni col ragazzo e della nascita della seconda figlia, inoltra istanza alla Pretura di Mendrisio Sud per ridurre il contributo alimentare, allora ammontante a 1200.- frs mensili.

Risultato: il papà, dopo la sua istanza, è stato condannato dalla sentenza del Segretario Assessore a pagare di più, ossia 1'367.- frs al mese, per il figlio con cui però continua a non aver alcuna relazione.

Doveri sì, ma diritti nessuno!

Ricordiamo che come da recente sentenza (in particolare i punti da 60 a 69) della Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo (CEDU), ci si aspetta che il Giudice agisca fino a quando il risultato sia raggiunto (ossia che il figlio possa avere normali relazioni col padre biologico). Nella fattispecie l'autorità giudicante si è limitata a sentenziare unicamente in merito al lato economico.

Nel calcolo degli alimenti, il Segretario Assessore, ha calcolato secondo le tabelle di Zurigo il fabbisogno per il figlio di primo letto in 1'400.- frs mensili risp. 1'700 frs mensili dal 12 anno di età, invece per la figlia di secondo letto secondo il minimo vitale previsto dalla legge Esecuzione e fallimento, ossia in soli 250 frs al mese!

Questo padre si è visto in aggiunta accollare i costi legali di procedura (400.- frs), le ripetibili per l'avvocato della ex moglie (1'000.- frs), indicizzare il contributo alimentare (sebbene lui non avesse percepito alcun aumento per il carovita), oltre naturalmente dover pagare l'onorario del proprio avvocato.

Morale: egli deve pagare più di prima, senza comunque vedere il figlio.

Per quanto la sentenza del Giudice gli apparisse iniqua (in particolare per il differente e sproporzionato calcolo del fabbisogno per i suoi due figli che avrebbero dovuto - senza ombra di dubbio e con buon senso - essere trattati allo stesso modo tra di loro), ha dovuto rinunciare ad inoltrare ricorso in quanto privo dei necessari mezzi finanziari per pagarne i costi legali.

Di passata, informiamo i lettori che alcuni anni fa, poco dopo il divorzio, quando il padre disse alla madre che sarebbe andato col figlio alcuni giorni in vacanza in una località frequentata pure dalla madre col nuovo marito, quest'ultima gli chiese di dire alle persone che incontrava che lui era lo "zio" del ragazzo (Mobbing genitoriale sul figlio da parte della madre contro il padre??).

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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