Da: CdT, 22.2.11 pag 37
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Non è la prima volta che leggiamo il parere dell'esperto, medico
psichiatra nel caso di Matthias Schepp e la scomparsa delle due figlie
gemelle, che spiega le ragioni di una tragedia.
Su «La Regione
Ticino» di sabato 12 febbraio troviamo uno spazio importante dedicato a
tale analisi. L'esperto formula una diagnosi psichiatrica di malattia
bipolare, decreta che il suicidio è una delle manifestazioni più
drammatiche della patologia, che l'uomo ha vissuto in modo traumatico
la separazione dalla moglie, che questo ha fatto tornare a galla le
situazioni irrisolte del suo passato, che il suo è un atto di vendetta
nei confronti della compagna, che avrebbe ucciso le figlie per
proteggerle dalla perdita della figura paterna, eccetera.
Tralasciando le considerazioni sul coraggio che ci vuole per formulare
un'analisi così particolareggiata su una persona mai incontrata, con una
sua storia sconosciuta (perché l'unico detentore di questa storia è
lui stesso e non ce la può più raccontare) mi chiedo sempre più
sconcertata: qual è il senso di queste informazioni?
Pregiudizi che da decenni ogni operatore della salute mentale, degno di questo nome, combatte con convinzione. Pregiudizi che la scienza medica, l'esperienza quotidiana come le statistiche negano con evidenza. Pregiudizi che generano divisione sociale, deresponsabilizzano le persone, negano la sofferenza e la possibilità di condividerla e capirla, muovono paure infondate, fomentano sentimenti di insicurezza, segregano i malati ai margini della società, misconoscono il loro diritto alla dignità e alla piena cittadinanza, come la possibilità di un futuro migliore (e poi ci chiediamo perché ci si toglie la vita).
Intanto non è neppure sicuro che l'uomo fosse malato. Certo è, in compenso, l'effetto devastante di tali pseudo-approfondimenti. Chiedere un po' più di etica a chi, ergendosi esperto e/o pubblicando considerazioni che più che informare disinformano, nutrendo paure che piano piano stanno disgregando la società, vi sembra troppo? A me sembra un preciso dovere.
Pálma Pestoni, Monte Carasso membro della Società svizzera di psichiatria sociale (SSPS-SI)
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