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CF Maurer: stampa svizzera “servile, incapace di informare, discutere, controllare"

Da: www.caffe.ch, domenica 20 settembre 2009

Le reazioni dei media agli attacchi di Maurer alla stampa svizzera

“Macchè servili, siamo professionali”

Corrado Galimberti

Parole pesanti come macigni. Dette da un ministro. Contro la stampa. Che è stata definita, senza giri di parole, “servile”, “non in grado di svolgere il proprio lavoro”, “incapace di informare, discutere, controllare”. C’è poco da interpretare. È andato giù pesante Ueli Maurer quando, qualche giorno fa, a Interlaken, in occasione dell’assemblea annuale degli editori rossocrociati, ha sparato ad alzo zero contro i mass media svizzeri. Scandalizzati Andreas Strehle, caporedattore del Tages Anzeiger e Chantal Taux, vicedirettrice dell’Hebdo.  Ma non Matteo Caratti, direttore della Regione. 

Mentre Maurer veniva  applaudito non da un pubblico qualsiasi, ma dagli editori, alcuni giornalisti rimanevano basiti.

“Sono parole prive di senso - dichiara senza mezzi termini Strehle -. In primo luogo perché, forse, il signor Maurer dimentica l’ampio spettro del panorama mediatico svizzero. Insomma, ci sono testate e testate, e le accuse rivolte a tutta la stampa nel suo complesso vanno respinte”.

“Non sono affatto d’accordo con quanto ha detto Maurer - dice Taux -. In Svizzera la stampa fa il suo dovere. Certo, ci sono molte differenze tra come vengono trattati alcuni temi in Svizzera tedesca e in quella romanda. Basti pensare al caso Blocher. Ma da qui a fare di tutta l’erba un fascio, ce ne corre”. 

Matteo Caratti, invece, sembra chiamarsi fuori dai giudizi tanto duri dei colleghi, e preferisce sottolineare i diversi aspetti dei problemi toccati da Maurer. “Ha messo il dito nella piaga dei rapporti tra potere e mass media - dichiara il direttore de la Regione -, spronandoli a essere il cane da guardia del sistema. Non posso che essere positivamente stupito da una presa di posizione come questa. Se pensiamo all’Italia, dove chi critica il potere viene denunciato…”.

E di altri Paesi parla anche il caporedattore del Tages Anzeiger. “Le parole del ministro della Difesa sul servilismo dei giornalisti nei confronti del potere potrebbero essere indirizzate eventualmente  alla stampa di altre nazioni, dove la situazione politica è differente. Ma non a quella svizzera”. “Maurer - continua Strehle - dimentica anche come è stato trattato il caso Schmid, ad esempio, o quello Roland Neff e tanti altri”. 

Chantal Taux avrebbe preferito che Maurer parlasse di come salvare la stampa, invece di lanciare bordate a destra e a manca. “Io avrei puntato il dito sulle condizioni quadro in cui si trovano ad operare i mass media - puntualizza la vicedirettrice dell’Hebdo-, ma non ne avrei certo messo in discussione la qualità”. “Forse ha detto quel che ha detto per ragioni politiche, di equilibri interni - affonda Strehle -. Insomma, per riscuotere consenso dai militanti dell’Udc”. 

Maurer, però, ha pure esortato agli editori a non sottovalutare l’importanza della formazione dei giornalisti. “Perché nel giornalismo - puntualizza Caratti - è la qualità che paga. E per avere qualità, la formazione è indispensabile”. Per non parlare del rigore, invocato dal ministro per i giornali che si definiscono indipendenti. “A me sembra importante aver insistito sull’importanza di separare i fatti dalle opinioni, anche da un punto di vista grafico. C’è chi non lo fa”.


Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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