Da: La regione, 3.4.10 pag 3
Per risanare il debito chiedono l’acconto
Associazione domanda 500 franchi di anticipo ai morosi nonostante il sussidio statale. La presidente: siamo in rosso
di Luca Berti Chiasso aveva promesso la sede. Colombo : ‘Prima si mettano in regola’Cinquecento franchi in anticipo con la promessa di risolvere una situazione di grave indebitamento. È quanto chiede l’Acif (l’Associazione contro l’indebitamento delle famiglie) attiva dal 2005 nel Mendrisiotto, il cui operato non è estraneo a critiche (vedi testimonianze sotto). Nulla di eccessivamente strano, se non fosse che il Cantone, tramite i fondi Lotteria intercantonale e Sport-toto, sovvenziona il sodalizio con 700 franchi per ogni nuovo caso aperto. Insomma, sembrerebbe che i soldi per aprire il caso ci siano. Dal canto suo l’Acif – da noi contattata – sostiene di essere in rosso e di fare tutto il possibile per venire incontro agli utenti che non possono pagare le loro prestazioni.
«C’è il Cantone che assolutamente non ci sostiene come avviene altrove in Svizzera», aveva dichiarato qualche tempo fa al Quotidiano la presidente dell’Acif Eliana Orelli, lamentando il mancato rinnovo del sussidio statale, fino ad un massimo di 42 mila franchi, elargito all’associazione nel 2008 e nel 2009 come prova. Anni che sono diventati tre, visto che negli scorsi giorni l’amministrazione cantonale ha approvato la richiesta di contributo, inoltrata in gennaio, anche per il 2010. Confermati i 700 franchi per nuovo caso fino a un massimo di 60 casi.
Un sussidio che dovrebbe per lo meno coprire le spese iniziali. Eppure ancora oggi l’Acif chiede ai propri utenti un anticipo spese di 500 franchi più 40 di tassa sociale... Come mai? «Siamo sotto zero – spiega a ‘laRegione’ la presidente Orelli –. Lo scorso anno solo quattro o cinque dei nuovi utenti hanno pagato. Siccome sapevamo che c’era l’entrata derivata dal fondo Swisslos non abbiamo insistito e così ci siamo ritrovati sotto. Da quest’anno siamo invece un po’ più fiscali. In ogni caso, se la persona non può pagare subito, inviamo ogni mese il conteggio ore». Dal gruzzolo depositato inizialmente dalla persona indebitata, spiega Orelli, si scalano le prestazioni dei collaboratori di Acif: quaranta franchi all’ora, di cui trenta (meno i contributi) versati direttamente al consulente (ve ne sono cinque attivi in Acif, fra cui la presidente) che si occupa del caso.
Si arriva così al capitolo fatture: nei conteggi inviati ad uno degli utenti leggiamo che per la redazione di lettere ai creditori (quattro o cinque righe) l’Acif contabilizza un’ora di lavoro. «Ciò non è per nulla esatto, c’è tutto il lavoro di ricerca, di riordino dell’incarto presentato dall’utente, di accertamento dei debiti e di analisi dell’estratto dell’Ufficio esecuzione e fallimenti, la stesura del budget di risanamento – osserva la presidente –. Ad esempio per i crediti l’Avs bisogna sapere quando è stato aperto il caso, se c’è stato un ricorso da parte dell’utente. Tutto ciò porta via giornate di lavoro e noi fatturiamo solo un’ora».
Debiti congelati
«Dal 2004 abbiamo risolto 115 casi – spiega ancora Eliana Orelli – Ciò significa che per loro la procedura è chiusa: sono arrivati da noi con l’estratto dell’ufficio esecuzione pieno di debiti e ora invece è bianco». Tra questi casi vengono contati però anche i fallimenti privati. Per queste persone – ammette la presidente dell’Acif – i debiti non sono annullati, ma semplicemente congelati: insomma l’estratto non sarebbe affatto bianco. Quante situazioni dunque sono state risanate e quante solo rimandate? «I fallimenti sono stati 37. Non si tratta di tregue passive, ma la base da cui ripartire» dice Orelli.
Già, ma per farlo ci risulta che chiedete un ulteriore acconto spese di 1’200 franchi. E questo nonostante gli incarti da presentare al Pretore siano pochi e l’utente possa benissimo sbrigarsela da solo. «Era solo un’opzione presa in considerazione nel 2007 e comprendeva anche l’accompagnamento in pretura – rileva la presidente –. Mai chiesti 1’200 franchi per il fallimento. Forse una volta sola e l’anticipo era fissato a mille franchi. Ma poi, visto che non ci sembrava giusto domandare così tanto, abbiamo subito sospeso la procedura. Da quest’anno domandiamo solo l’anticipo spese di 500 franchi e i 40 franchi orari». I casi, spiega ancora Orelli, «vengono poi comunque poi seguiti per sei mesi e oltre su richiesta». Ma anche così mille franchi non son troppi? «Pro- babilmente non ha idea di cosa significhi avere a che fare con uffici d’incasso. Comunque nei primi anni 22 casi sia di fallimento sia di concordato sono stati svolti gratuitamente». Nella sua intervista al Quotidiano Orelli aveva denunciato anche di promesse non mantenute da parte di alcune città. «Chiasso aveva promesso di darci una sede, ma per ora nulla», aveva spiegato Orelli, aggiungendo che attualmente gli incontri con i propri clienti avvengono in un bar del borgo. Una latitanza del municipio chiassese che ha del curioso, visto che proprio l’attuale sindaco Moreno Colombo aveva inoltrato nell’ottobre del 2007 – quando era ancora in Gran Consiglio – una mozione in cui chiedeva al governo di “avviare al più presto un rapporto di collaborazione/partenariato con l’Associazione (l’Acif, ndr.) già esistente sul territorio”. «Non l’hanno più richiesta in modo esplicito – afferma da noi contattato Colombo –. Eravamo d’accordo che, se fosse giunto il riconoscimento della loro attività da parte del Cantone, avremmo dato loro una sede. Per ora questo riconoscimento non c’è». Vi sarebbero poi problemi organizzativi da parte dell’associazione, che vede la presidente essere anche consulente e, in qualche modo, incaricata della direzione. «C’è stato un momento in cui ho consigliato loro di mettersi in regola, ad esempio convocando regolarmente le assemblee – spiega Colombo –. Da allora però non li ho più visti». Problemi di struttura sociale? Orelli smentisce: «Ogni mese facciamo riunioni di comitato, convochiamo regolarmente l’assemblea ordinaria annuale e secondo necessità anche assemblee straordinarie, la contabilità è aggiornata quotidianamente. Lo so che Chiasso ha sollevato questi problemi, ma si tratta di grattacapi risalenti al 2007». E la sede? «Ci serve, perché discutere di problemi sociali e di debiti in un bar non è simpatico». Poi aggiunge: «Sia- mo cinque persone che lavorano per l’associazione e ci vuole per forza un presidente e nessuno lo vuole fare. Ho chiesto più volte al Cantone e ai comuni se c’era qualcuno che potesse farsi avanti, ma nessuno si è annunciato. Il nostro legale mi ha garantito che non ci sono problemi nell’avere la doppia funzione».
I rimproveri che vi avanzano alcuni utenti (vedi anche qui sotto)? «Storie vecchie. Ultimamente non abbiamo più avuto persone che hanno abbandonato e molti dei nostri utenti sono soddisfatti – precisa ancora Orelli –. Io non prendo uno stipendio da luglio, a parte 150 franchi al mese per le spese vive, mentre da settembre altre due collaboratrici sono in arretrato».
Le testimonianze
Una ex utente di Acif: ‘Mi hanno fatto indebitare ulteriormente’
«Mi trovavo in gravi difficoltà economiche a causa di un investimento sbagliato. Così mi sono recata all’Ufficio esecuzioni di Lugano per valutare l’entità dei debiti che avevo. L’importo mi ha spaventato, tanto da farmi pensare a qualche gesto estremo. A quel punto mi è stato presentato un funzionario dello stesso ufficio, stretto parente della fondatrice di Acif, che mi ha indirizzato all’associazione». Era il 2007 quando Laura (nome fittizio) ha avuto il primo contatto con l’Associazione contro l’indebitamento delle famiglie. «Mi hanno dato appuntamento in un bar di Chiasso e mi hanno detto che, al massimo, mi avrebbero domandato qualche centinaio di franchi per le spese. In seguito mi hanno spiegato che c’era bisogno di un avvocato per andare dal Pretore, sospendere i debiti e permettere l’appuramento bonale. Appuramento per il quale era necessario disporre di almeno il 30% della massa debitoria. Per trovare questi soldi mi sono ulteriormente indebitata; a quel punto mi hanno fatto capire che era meglio fare autofallimento». Alla fine del 2007 Piero (il vero nome è noto alla redazione) si rivolge ad Acif. Anche lui paga i 500 franchi di acconto più la tassa societaria. «Poi, nonostante le mie insistenti richieste, non mi hanno più fatto sapere nulla. Fino a quando mi hanno inviato una lettera (datata novembre 2008, ndr.) in cui mi dicevano che non potevano più occuparsi del mio caso siccome non avrei collaborato a sufficienza. Allegavano una pretesa di 1’220 franchi di spese, che però mi hanno abbuonato». Pietro aggiunge: «In un anno sono riusciti a cancellare circa ottomila franchi. M’aspettavo di più».
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