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L'ex direttore di BancaStato a Locarno
Bruno Bianconi
è stato riconosciuto colpevole di falsità in documenti per non aver
dichiarato alla Delegazione tutoria di Gordola, in qualità di tutore
finanziario del giovane multimilionario
Hansruedi Tobler,
che
questi deteneva fondi neri. Il fatto fu taciuto malgrado Bianconi
sapesse che la verità era un'altra. La sentenza di colpevolezza emessa
ieri sera dal giudice
Damiano Stefani
della Pretura penale di Bellinzona conferma il decreto d'accusa della procuratrice
Monica Galliker.
A Bianconi è stata così inflitta una pena (sospesa per due anni) di 90
aliquote giornaliere da 480 franchi . Il processo era stato
caratterizzato da momenti che hanno spostato
il baricentro della questione ben oltre il suo aspetto prettamente
giuridico e penale, andando a lambire quello personale. Secondo
Bianconi - e il suo avvocato difensore
Vittorio Mariotti
- ciò che ha portato l'ex direttore di BancaStato in un'aula penale per rispondere di falsità in documenti è stato un «
tiro al bersaglio, un accanimento giudiziario che negli ultimi 10
anni ha provocato un danno devastante e irreversibile non solo a
Bianconi, ma anche ai suoi congiunti e ai nipoti, ormai additati come i
discendenti di colui che ha fatto sparire da BancaStato milioni e
milioni di franchi
». E ancora, sempre secondo Mariotti: «
Bianconi è considerato come una pedina delle malversazioni commesse in BancaStato,
ed è stato al centro di un tiro incrociato perché BancaStato ha
cercato di dimostrare che i responsabili di quanto accaduto a Tobler
non erano gli uomini della banca, ma altri
».
Sempre in tema di sbandate dall'ambito istituzionale a quello personale, ha colpito la riflessione con cui
Brenno Canevascini,
avvocato di parte civile (ovverosia di Tobler), ha concluso la sua requisitoria. «
In questi ultimi mesi dalla cerchia familiare di Bianconi ne ho
sentite di tutti i colori: sarei io alla base delle recriminazioni
del giovane Tobler e sarei io ad accanirmi contro Bianconi. Bruno
- ha detto Canevascini passando al "tu" -
ti prego di chiarire le idee a te stesso e ai tuoi familiari. Io non ho mai voluto accanirmi
contro nessuno. Ho solo svolto il mio ruolo, con rispetto per te e per la tua famiglia
». Considerazioni significative di quanto questa brutta storia di
soldi sia penetrata nei rapporti interpersonali, e di quanto
pesantemente sia riuscita a comprometterli. Per il resto, il dato
saliente emerso dal processo è stato il reiterato tentativo di
Bianconi di rispedire al mittente le accuse che sono al centro del
decreto d'accusa con la proposta di condanna; ovverosia, appunto, di
aver saputo perfettamente che Hansruedi Tobler deteneva cospicui fondi
in nero (non solo in BancaStato, ma lì per circa 10 milioni) e
ciononostante di non averlo segnalato alla Delegazione tutoria; per
proteggere il capitale del ragazzo dai
tentacoli del Fisco, e la banca dai guai conseguenti (Mariotti, in
arringa, con una discettazione tecnica ha anche tentato di
dimostrare la non validità giuridica del rendiconto finale consegnato
dal suo cliente alla Delegazione tutoria). L'imputato e il suo legale
hanno ripetutamente affermato che Bianconi non aveva accesso ai conti
del giovane multimilionario, né da tutore, né in precedenza da
direttore della banca. E che lo stesso Bianconi non aveva motivo di
credere che in BancaStato non gli dicessero tutto quello che c'era da
sapere sul patrimonio del facoltoso cliente, esistenza di fondi neri
compresa. Una versione, questa, comunque smentita praticamente da tutti
gli uomini di BancaStato (
Urs
Betschart
ed
Emilio Pedrotta
in
particolare) sentiti prima e in occasione del processo di giugno alle
Criminali di Locarno. Versioni concordi nel dire che il direttore di
BancaStato era sicuramente al corrente dell'esistenza dei fondi neri.
Ed è anche sulla credibilità e sull'unilateralità delle versioni
discordanti da quella di Bianconi che la procuratrice pubblica Monica
Galliker ha costruito la base della sentenza di colpevolezza poi
emessa da Stefani.
D.MAR.
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