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Traduzione fatale

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Così le scarse conoscenze del tedesco di alcuni funzionari ticinesi e le verifiche insufficienti dei tribunali hanno lacerato la famiglia di "Tamara Rossi"

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha dato torto ai genitori di Tamara Rossi. E ha ripetuto lo stesso errore delle autorità ticinesi, travisando un certificato medico.

Per anni e anni "Cristina e Andrea Rossi" (nome fittizio) hanno sperato che la Corte europea dei diritti dell'uomo facesse giustizia. Invano. Lo scorso marzo i giudici hanno ripetuto l'errore di interpretazione di un certificato medico in tedesco che nel 1996 aveva spinto le autorità ticinesi a togliere ai coniugi Rossi la figlia "Tamara" affidandola alla famiglia "Bianchi".

I documenti che pubblica L'Inchiesta mostrano la differenza tra il certificato medico (in tedesco) e la sua interpretazione da parte delle autorità. Un errore fatale di traduzione su cui si è basata la decisione di portare via Tamara ai genitori. Ora quella decisione sbagliata del 1996 è definitiva.

Matteo Cheda (L'inchiesta 2005; www.consumatori.ch)

- 20 febbraio 1996. Gianna Scacchi del Servizio medico psicologico di Lugano scrive alla delegazione tutoria del comune di "Tamara Rossi" (4 anni). La psicologa non visita la bimba (in vacanza a oltre 200 chilometri di distanza) ma riferisce quanto le dice al telefono la signora "Bianchi": Tamara «appare molto sofferente, depressa, regredita globalmente nel suo funzionamento». E «la bambina ha detto che il padre l'ha picchiata».

- 21 febbraio 1996. Il medico Hans-Peter Eggenberger di Wildhaus (SG) scrive a Gianna Scacchi riferendo della visita effettuata sulla bambina quattro giorni prima. Tamara non è affatto «molto sofferente, depressa, regredita globalmente nel suo funzionamento», ma ha il raffreddore, è in uno «stato generale leggermente ridotto» ed è «un po' pallida».

- Il medico accerta lividi sul braccio «la cui origine non può essere determinata» (e che quindi potrebbero anche provenire da una caduta). Un segno sul sedere ("lumbosakral") è invece dovuto al colpo della mano destra di un adulto (forte sculacciata).

- Il medico riporta la dichiarazione dei coniugi Bianchi, secondo cui Tamara avrebbe detto loro di essere stata picchiata dal padre. Ovviamente il medico non sa se i Bianchi gli stanno dicendo la verità o se sono stati loro stessi a picchiare la bambina.

- 22 febbraio 1996. Sulla base dei rapporti della psicologa e del medico, la delegazione tutoria priva i genitori della custodia e affida Tamara a pagamento ai Bianchi, cioè alle stesse persone che (senza prove) accusano i Rossi. La decisione non spiega che l'unica testimonianza a carico dei Rossi («la bambina dice che il padre l'ha picchiata») viene dai Bianchi e non dal medico o dalla psicologa. Neppure spiega che i sintomi descritti dalla signora Bianchi («molto sofferente, depressa, regredita globalmente nel suo funzionamento» sono ben diversi da quelli accertati dal medico (raffreddore). Nessuno sporge querela penale contro ignoti. Nessuno verifica l'origine dei lividi. Eppure i primi indagati dovrebbero essere proprio i Bianchi, visto che Tamara si trovava con loro quando il medico ha visto i lividi.

- 14 marzo 1997. L'autorità di vigilanza sulle tutele respinge il ricorso dei Rossi, li condanna a pagare fr. 3'600.- (spese di perizia e tasse) e conferma la privazione della custodia. La decisione è firmata dal capo ufficio Mario Branda (oggi procuratore pubblico) e dal suo superiore Mauro De Lorenzi (capo sezione enti locali). Invece di descrivere i sintomi accertati dal medico (raffreddore) e riportati nel certificato in tedesco, i due funzionari trascrivono i sintomi (totalmente diversi) descritti dalla signora Bianchi e riportati nel rapporto della psicologa Scacchi (in italiano). Branda e De Lorenzi però, omettono di citare la fonte dell'informazione (signora Bianchi). I due usano il condizionale quando parlano dei maltrattamenti («interrogata, la bambina avrebbe detto che il padre l'aveva picchiata»). Non dicono però che sono stati i Bianchi a interrogare Tamara, e non il medico.

- 20 maggio 1997. Il Tribunale d'appello conferma che un trasferimento repentino di Tamara dai Bianchi ai Rossi comporterebbe rischi per la sua salute psico-affettiva. L'avvicinamento dovrà essere graduale, aumentando progressivamente le visite (al lato pratico però questa direttiva non sarà applicata dai funzionari del dipartimento sanità e socialità, vedi L'Inchiesta gennaio 2005). Il tribunale d'appello respinge il ricorso dei Rossi (presentato dall'avvocato Edy Grignola), li condanna a pagare fr. 350.- di tasse e spese e a versare fr. 500.- ai Bianchi patrocinati dall'avvocato Andrea Pozzi.

Leggendo la sentenza di Emanuela Epiney Colombo, Giorgio A. Bernasconi e Enrico Giani, sembra che Tamara sia stata interrogata dal medico o dalla psicologa, ovvero da una persona "neutrale". In realtà è proprio una delle parti in causa (la signora Bianchi) che afferma di aver interrogato Tamara a proposito dei lividi. Ma questo non emerge dal testo.

Leggendo la sentenza sembra che, secondo Tamara, i lividi sul braccio siano opera del padre. In realtà l'origine dei segni sul braccio non è mai stata chiarita. La frase «mio padre mi ha picchiato» che Tamara avrebbe eventualmente detto alla signora Bianchi poteva anche riferirsi solo a una sculacciata.

- 25 agosto1997. Il Tribunale federale respinge il ricorso dei Rossi e accolla loro fr. 1'500.- di tassa di giustizia. Per la descrizione dei fatti i giudici si basano sulla sentenza cantonale.

- 4 marzo 2005. Nel febbraio 1998 l'avvocato Edy Grignola (per conto dei genitori) aveva ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Secondo il patrocinatore dei Rossi, l'ingerenza delle autorità svizzere nella loro vita famigliare è stata eccessiva. La sentenza è arrivata dopo sette anni (nel marzo 2005). Otto mesi prima (nel luglio 2004), L'Inchiesta aveva scoperto la traduzione sbagliata del certificato medico e i Rossi avevano avvertito la Corte europea. I giudici però non hanno nemmeno citato tale scritto nella loro recente sentenza, probabilmente perché inoltrato troppo tardi. Nella Corte europea i famigliari di Tamara avevano riposto tutte le loro speranze di veder finalmente trionfare la giustizia. Si erano sbagliati.

La vacanza di Tamara - 6

Durante una vacanza con l'ex famiglia affidataria (i "Bianchi", nome fittizio), nel febbraio 1996 "Tamara Rossi" (4 anni) è visitata da un medico che accerta dei lividi sul suo corpo. Senza verificare chi ha picchiato la bambina, le autorità ticinesi la tolgono ai Rossi e la affidano a pagamento ai Bianchi. La decisione è confermata dalle istanze successive, compresa la Corte europea dei diritti dell'uomo, nel marzo 2005.

Quando nell'agosto 2004 i Bianchi lasciano il Ticino, Tamara, ormai adolescente, è collocata in un foyer e viene riavvicinata gradualmente ai genitori tramite un aumento progressivo delle visite. L'Inchiesta ha indagato sugli errori commessi dalle autorità e pubblica il caso a puntate.

Copyright © L'Inchiesta, 3/2005, maggio - pagina 16

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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