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La sottocommissione lavoro ha dato luce verde alla legge
d’applicazione per i lavoratori distaccati e a quella contro
l’economia sommersa – L’organismo chiede anche che si vigili con
particolare attenzione nell’albergheria
Per arginare l’insidioso fenomeno del lavoro nero – interno, o di
importazione – il Ticino è sul binario giusto. È quanto emerge dal
rapporto del socialista Werner
Carobbio
firmato ieri dall’unanimità dei commissari della sottocommissione
lavoro della Legislativa. L’organismo, in generale, riconosce
«l’importanza di norme cantonali adeguate per controllare le condizioni
dei lavoratori distaccati e per lottare contro il lavoro nero». La
materia, come noto, è di competenza federale, maspettaai
Cantoniemanare opportune strategie organizzative per i servizi di
controllo e di intervento preventivo o di repressione del fenomeno.
Rafforzare gli strumenti
La
sottocommissione condivide l’obiettivo della proposta del Governo di
rafforzare ulteriormente gli strumenti di intervento e le modalità di
sorveglianza del mercato del lavoro per evitare fenomeni di dumping
salariale e di precariato sociale. In tal senso, si legge nel rapporto
di Werner Carobbio, è condivisa la richiesta di aumento di tre
ispettori in più. Anche dal profilo procedurale c’è condivisione
«nell’integrare i disposti di due leggi federali diverse ma al tempo
stesso complementari e nell’evitare dispersioni
di risorse contro il lavoro nero». L’obiettivo di agire in modo più
incisivo contro gli abusi che gravano sul fisco e sulle assicurazioni
sociali di base, non è soltanto abbozzato. Nella nuova normativa che
sarà sottoposta all’esame del Gran Consiglio nel prossimo mese di
marzo, il Governo – infatti – al capitolo delle sanzioni, introduce un
paragrafo (articolo 8 cpv 2bis)che prevede che quelle cresciute in
giudicato saranno rese pubbliche:«La pubblicazione sul Foglio ufficiale
delle ditte sanzionate con l’esclusione dagli appalti pubblici e
dagli aiuti statali – si legge – costituisce un importante deterrente
contro la pratica del lavoro nero».
Repressione
Ma
c’è dell’altro. La sottocommissione propone anche una modifica della
terminologia, ovvero di sostituire il termine «lottare» con «reprimere»
il lavoro nero. È un distinguo importante e che la dice lunga sulla
determinazione delle istituzioni. Altre proposte specifiche riguardano
l’invito al Consiglio di Stato di verificare periodicamente almeno una
volta all’anno l’opportunità di aumentare il personale preposto ai
controlli (ispettori del lavoro)e di impegnare lo stesso Governo a
riferire nell’ambito dei rendiconti per
i consuntivi sui risultati dell’attività di controllo delle condizioni
dei lavoratori distaccati e delle misure di lotta al lavoro nero.
Insomma, di tutto di più. Mantenere la guardia alzata è d’obbligo,
rimarca nel suo rapporto Carobbio. In particolare, vista l’importanza
della lotta contro il dumping salariale e il precariato sociale la
sottocommissione ribadisce di ritenere che «occorrerà valutare con
regolarità annuale se il numero degli ispettori del lavoro sono
sufficienti per un efficace controllo del mercato del lavoro
».Traisettoriespostiarischi, oggi, c’è anche quello dell’albergheria,
nel cui ambito si auspica che gli organi cantonali previsti dalla nuova
legge seguano da vicino la situazione.
Il lavoro nero, appare chiaro a tutti, è un fenomeno complesso, che
per lo Stato si traduce in un danno finanziario enorme, peraltro
difficilmente quantificabile. La sottocommissione lavoro della
Legislativa, in sintonia con le indicazioni scaturite dalle diverse
audizioni con gli organismi di controllo (le commissioni paritetiche,
l’ AIC e la Commissione tripartita) rimarca che la prevenzione deve
restare lo strumento prioritario di ogni azione d’intervento. Laddove
necessario, tuttavia, anche grazie a un migliore coordinamento di
tutte le forze in causa, si rende necessario «reprimere il lavoro
nero e gli abusi in ambito salariale e sociale». Il rischio, come
detto, è la pressione al ribasso sui salari. Un mercato selvaggio,
infatti, rappresenta una minaccia per l’economia stessa del Ticino e
della Svizzera.
Andrea Colandrea
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