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"Ecco come campiamo...3200 franchi al mese"

Da: Il Caffé della domenica, 20.04.08

Mentre i sindacati chiedono un minimo salariale, la gente...

"Ecco come campiamo
...32oo franchi al mese"


Patrizia Guenzi

"Con 3mila e 200 franchi al mese dobbiamo vivere in tre: io, mia moglie e un bimbo di 9 anni. Non posso permettermi né una pizza, né un cinema, né qualsiasi svago. Nemmeno comprare le scarpe a mio figlio. Sono costretto a dirgli sempre no e per un genitore è molto doloroso. Comperiamo solo prodotti in offerta. Vestiti raramente. Mia moglie ed io, avendo la stessa taglia, ci scambiamo jeans e felpe". La testimonianza è di Aldo Meli, 45 anni, di Gordola. Ex magazziniere in un supermercato, disoccupato da cinque anni, percepisce 2500 franchi dall'assistenza e 700 franchi di assegni integrativi per il figlio. Da due mesi ha un lavoro occupazionale, alla Caritas di Giubiasco. Svuota i cassonetti degli abiti usati. "Guadagna" 200 franchi al mese. Soldi che che, forse, potrebbero pure venirgli detratti dall'importo degli assegni integrativi. "Vorrebbe dire lavorare 8 ore al giorno gratis", commenta amaro Aldo, davanti ad una montagna di lettere inviate per cercare lavoro. La maggior parte, rimaste senza risposta. E aggiunge laconico: "E pensare che la nuova campagna dell'Unione sindacale svizzera partita gli scorsi giorni dice che nessuno dovrebbe guadagnare meno di 3'500 franchi". 
Eppure, sino a cinque anni fa, lo stipendio di Aldo era di poco più basso di questa cifra. "3'300 per l'esattezza - dice -. La vita era anche meno cara, è vero. Era comunque dura, ma tutto sommato ce la facevamo. Ricordo con rimpianto quei ‘bei' tempi. Non potevo fare chissà che... ma per lo meno riuscivo a pagare le fatture e mi restavano pure i soldi per pagare ogni tanto una pizza alla mia famiglia". Oggi, con 3mila franchi al mese, invece, arrivare a fine mese è un percorso ad ostacoli che ha amaramente segnato il viso. Ma vediamo il bilancio di casa Meli, raccontato dallo stesso Aldo. 1'300 franchi se ne vanno per l'affitto, 285 per la cassa malati di tutta la famiglia, 200 franchi per la cassa pensione di Aldo e della moglie. L'auto è una vecchia utilitaria, ma assicurazione e benzina tocca pagarle. E così la polizza per la responsabilità civile. E poi le solite bollette: telefono, elettricità, conguaglio per il riscaldamento ("non meno di 500 franchi all'anno che per fortuna mi permettono di pagare a rate"), abbonamento internet ("60 franchi al mese, ma mi serve per spedire in continuazione domande d'impiego") e qualche imprevisto. Niente vizi né debiti in corso per fortuna. "Beh, cento franchi con mio fratello che ogni tanto mi presta qualche soldo", precisa Aldo. Un'altra voce molto importante nel budget di casa Meli è il vitto: 700 franchi al mese ("con un figlio non puoi permetterti di risparmiare sul cibo"). La spesa, una volta la settimana con la moglie, zigzagando tra gli scaffali dei grandi magazzini alla ricerca dei prodotti più convenienti. A volte è sua madre che gli "riempie il frigo" quando va in Italia a fare compere. Infatti, fortunatamente Aldo può contare sull'aiuto dei suoi genitori, anche se piccolo ("sono pensionati"). "L'anno scorso sono riuscito a far vedere il mare a mio figlio grazie a loro che mi hanno pagato cinque giorni di vacanza. E, quando occorre e quando anche loro hanno la possibilità, mi aiutano magari a comperare un paio di scarpe per mio figlio".
Insomma, una vita ridotta all'osso. Sul filo del rasoio, che fa a pezzi l'amor proprio. "Ogni volta che chiedo a qualcuno se per caso ha un lavoro mi sembra di chiedere la carità. Mi vergogno. Un uomo non dovrebbe mai ridursi così...". Intanto, sul tavolo di cucina le fatture s'impilano. Una preoccupa molto Aldo. È il dentista di suo figlio, 400 franchi. "Ogni sera, quando torno a casa, vorrei tanto poter dire a mia moglie e a mio figlio che ho trovato lavoro, che d'ora in avanti la nostra vita sarà meno dura. E, perché no, vederli sorridere... Invece è solo un sogno. E il giorno dopo torno a svuotare i cassonetti della Caritas".
Eppure Aldo ha voglia di lavorare. Nel tempo libero si dedica al volontariato: si occupa di persone handicappate ed è monitore sportivo di basket in un gruppo di ragazzini. "Sono sano, in forma, non vedo il motivo per cui nessuno voglia assumermi e darmi uno stipendio che mi permetta di mantenere la mia famiglia. Non chiedo molto: 3'500 franchi mi basterebbero. Tanto per vivere dignitosamente...".

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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