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I tassi d’interesse del piccolo credito

Da: Il caffé della domenica, 16.12.2007

L'analisi: sui tassi d’interesse si rifletta

di Amalia Mirante, economista


Diremo subito che il ‘piccolo credito’ non fa parte delle abitudini delle famiglie svizzere, grandi risparmiatrici per tradizione.
L’analisi e la quantificazione del fenomeno del piccolo credito (credito al consumo e contratti di leasing) sono possibili attraverso lo studio dei dati forniti dalla Centrale svizzera di Informazione sul credito (Zek) e dalla Banca Nazionale poiché non si dispone tuttora di statistiche da parte dell’Ufficio Federale.
Il consumo privato, stimato nel 2006 in 289 miliardi, è la componente principale, nonché la più stabile, del ‘Prodotto interno lordo’ (il suo contributo è circa del 60%). Ma in che misura vi contribuisce la domanda esercitata attraverso il credito al consumo? È necessario, per il buon andamento della nostra economia, incentivare questa forma di spesa che inverte la sequenza risparmio-consumo in consumo oggi-risparmio domani?
In base ai dati disponibili emerge che l’importo relativo ai nuovi contratti di credito erogati nel 2006 è di 8.45 miliardi, cifra che rappresenta ‘solo’ il 2.9% della spesa di consumo privato totale; nel medesimo anno il 16% delle quasi 3 milioni di richieste di apertura di nuovi contratti è stato respinto per ragioni di non solvibilità dei richiedenti. Se a tutto ciò si aggiunge il dato preoccupante dell’aumento del numero di fallimenti dei privati, emerge un quadro che suggerisce l’esistenza di un gioco che non è più a somma zero, in quanto gli svantaggi quali il rischio di cadere nella spirale dell’indebitamento, l’incapacità di avere progettualità, i costi ‘nascosti’ e gli alti interessi, non sono ricompensati dai vantaggi.
A differenza di altri Paesi in cui questa forma di consumo è sovente incoraggiata, nella nostra economia, per tradizione risparmiatrice come quella italiana e giapponese, essa non gioca ancora un ruolo fondamentale e di conseguenza non sembrano esistere ragioni economiche per il suo incentivo.
Senza voler fare del moralismo, è possibile sostenere che l’obbligo di verificare la solvibilità del cliente pone un limite all’indebitamento; tuttavia questo non può essere giudicato una garanzia per la capacità di auto-gestione finanziaria del consumatore; nel caso peggiore le ripercussioni ricadranno sull’intera società.
Il credito al consumo dovrebbe essere utilizzato per consentire anche alle persone che non dispongono momentaneamente di un capitale sufficiente l’acquisto di un bene necessario, dilazionando la spesa nel tempo e quindi di possedere un bene che altrimenti avrebbero potuto acquistare magari nell’arco di due o tre anni; un consiglio spassionato è senz’altro quello di mai fare il passo più lungo della gamba e mai esporsi al rischio di non essere in grado di far fronte ai propri debiti (a cui si aggiungono gli interesse composti).
Piuttosto che giudicare l’opportunità di consumare più di quanto è possibile, qualche volta, bisognerebbe riflettere sulla giustizia di alcuni tassi di interesse.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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