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"Sono un papà ridotto sul lastrico"

Da: Il Caffé della domenica, 21.01.2007

Francesco / "Sono un papà ridotto sul lastrico"

di Libero D'Agostino

MENDRISIO - Separazioni conflittuali, procedure di divorzio che durano anni, famiglie che si sfasciano, figli spesso usati contro l’uno o l’altro dei genitori, e assegni alimentari che lasciano tanti padri in mutande. La storia di Francesco, nome di fantasia, trentenne impiegato di Mendrisio, due figli, 9 e 5 anni, è solo una delle tante tormentate storie di un cantone dove ormai un matrimonio su due finisce con un divorzio che, oltre agli affetti, disastra anche il bilancio familiare. Quello di Francesco è finito dopo sei anni di un’unione che sino allora era sembrata felice. “Mi sono sentito un fallito - racconta -. Sono andato in depressione e ho perso venti chili. L’unico legame che restava con la mia famiglia era l’assegno per i figli. Guadagno 4’600 franchi lordi al mese e 1’800 li verso a mia moglie. Mi ero ridotto ad un barbone. Ho pensato che non valeva più la pena di lavorare, che era meglio andare in disoccupazione. E mi ero anche licenziato”.
È la scelta fatta da tanti altri padri divorziati che non hanno retto con quel poco che restava del loro stipendio e hanno mollato tutto, scivolando dalla disoccupazione all’assistenza, con i precetti esecutivi e le fatture arretrate che si accumulano. “Ne conosco a decine di padri finiti così - dice Francesco -, perché pensano che non vale più la pena lavorare per poi ritrovarsi in tasca alla fine del mese con meno di 2’000 franchi, senza nemmeno poter vedere i figli ogni giorno. Sono in tanti a pensare che arrivati a questo punto é meglio farsi mantenere dallo Stato”.
Lui, invece, ha reagito. È riuscito a tirarsi su.
“Avevo una grande rabbia dentro - continua - e mi ero licenziato dalla ditta dove ero responsabile di reparto. Sono stato senza lavoro per due settimane, ma per fortuna ho subito capito che non era la strada giusta. Che avrei solo privato i miei di figli di un sostegno e che alla fine mi sarei auto distrutto”. Francesco, perciò, si fa riassumere dalla sua vecchia ditta, e la sera va a fare il cameriere in un ristorante, perché i soldi non bastano. Via i 1’800 franchi per gli alimenti, i 900 dell’ affitto, i 300 per la cassa malati, i 500 per mangiare, i 200-300 franchi per l’auto e il telefono, della sua busta paga non resta niente, solo gli spiccioli per le sigarette. “Il mio padrone di casa, per fortuna, è tanto generoso da pagarmi anche le spese per il riscaldamento. Ma dura è stata soprattutto quando mia figlia è venuta a casa da me e ha visto solo una cassapanca, un divano e un sacco a pelo. E la televisione dov’è? Mi ha chiesto. Non sapevo che dirle. Mi vergognavo a confessarle che non avevo soldi per comprare una Tv”.
Francesco oggi fa parte dell’Agna, l’associazione Genitori non affidatari che si batte per il riconoscimento dei diritti di paternità. Perchè, sostiene, in questa legge sul divorzio c’è qualcosa che non va: “I padri sono messi ai margini, tenuti in considerazione solo per l’aspetto economico. L’affettività, il rapporto coi figli, il loro bisogno di avere entrambi i genitori passa in secondo piano. Come assai spesso anche quello dei nonni paterni di vedere i nipotini. Ci viene attribuito un diritto “di visita”, come quello riconosciuto ai carcerati. Conosco padri che non vedono i figli da anni”.
Oggi, i suoi bambini Francesco ha il diritto di vederli due giorni alla settimana, e qualche week-end: “Mi reputo fortunato rispetto ad altri” dice. Ma nelle procedure tra separazione e divorzio ne ha passate di cotte e di crude: “Mi sono pure dovuto sottoporre a delle sedute con lo psicologo. Non che ne avessi bisogno, ma solo per dimostrare che ero a posto con la testa e che potevo vedere i miei bambini senza creare problemi”.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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