Da: Il Caffé della domenica, 29.04.2007.
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“0ra dovete ridarmi
i miei bambini!”
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Balerna - Marco ha 10 anni e Luca 8, e da sei vivono separati e con la possibilità di vedere la mamma solo due ore ogni 15 giorni. I nomi dei bimbi sono di fantasia, mentre è vero il dramma della 32enne Guya Lovesi, di Balerna, che lancia un appello: “Non cerco soldi nè lavoro, posso fare la mamma e sono in grado di mantenere i miei figli, però per favore ridatemeli!”. Dal 2001, infatti, i due bimbi sono stati affidati dal servizio sociale a due famiglie ticinesi distanti tra loro, e da allora non si sono mai abbracciati, nè hanno potuto vedere insieme la mamma. “Se la commissione tutoria ha adottato queste misure, non è contro la madre ma a protezione e tutela dei piccoli – assicura Stefano Del Bo, segretario della commissione di Chiasso -. Il caso, cimunque, è costantemente seguito dagli operatori”. È la stessa mamma, del resto, a raccontare gli eventi che l’hanno travolta, da quel 1999 quando, “sposata da tre anni e con due bambini, il mio ex marito si è rilevato un poco di buono - racconta al Caffè -. Arrestato ed espulso dalla Svizzera, è in carcere in Italia. Mi sono ritrovata sola e con una mare di debiti”. Guya giura che nemmeno conosceva le ditte che riempiono di fatture inevase la sua bucalettere. Non riece nemmeno a capacitarsi di come l’ex marito abbia potuto farle intestare a lei, fatto sta che si ritrova con un “buco” che supera i centomila franchi. Guya, a quel punto, si trasferisce a casa della madre, che già ospita una zia in carrozzella e un cane che sporca ovunque. “Sapevo che era un errore, che l’ambiente non era adatto ad ospitare i due piccoli, ma non potevo fare altro - si giustifica, ammettendo che igienicamente la situazione era invivibile, al punto che l’assistente sociale destina i bambini a luogo e nuclei famigliari più consono alle loro esigenze -. Ma mi avevano detto che era una sistemazione temporanea, per permettermi di riconquistare una ‘normalità’. Invece sono passati sei anni e non è cambiato nulla”. Guya, grazie all’aiuto del comune di Balerna, trova infatti un lavoro al 60% in una casa anziani e anche un appartamento, piccolo ma decoroso. “Sono stata debole, ingenua, senza grinta, troppo fiduciosa... Debole, e una mamma non deve essere debole - riconosce Guya -. Ma come posso ora dimostrare che so essere una mamma se non mi ridanno i figli?” |
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edizione 29.04.2007 |
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