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Logopedia: denuncia penale

 Da: La regione, 5.3.08, pag 5

 

Logopedia, il caso si trasforma in denuncia penale
Funzionario del Decs querelato per falsa testimonianza, falsità in atti e abuso di autorità


La logopedista di Gravesano da anni impegnata in un braccio di ferro col Dipartimento dell’e­ducazione, della cultura e dello sport, ha denunciato al Ministe­ro pubblico il capo dell’Ufficio dell’educazione speciale. La vi­cenda, ricordiamo, è stata sin qui oggetto, sul piano politico, di sei atti parlamentari e ha interessa­to, sul piano amministrativo, an­che il Tribunale federale delle as­sicurazioni (Tfa) di Lucerna.
I reati da lei ipotizzati riguar­dano tre articoli del Codice pena­le svizzero: la falsa testimonian­za, falsa perizia, falsa traduzione o interpretazione; la falsità in atti formati da pubblici ufficiali o funzionari; l’abuso di autorità. Si tratta di reati commessi intenzio­nalmente, specifica la donna ri­volgendosi alla Procura. La qua­le si sta interessando al caso, pro­va ne è «
che ci ha chiesto della do­cumentazione,
da noi subito mes­sa a disposizione
», ci spiega il capo della Divisione scuola al Decs, Diego Erba, senza tuttavia esprimersi sulle accuse mosse al suo collaboratore.
Il tutto ha origine dalla decisio­ne cantonale (Ufficio scuole co­munali) di riconoscere alla logo­pedista privata luganese, impe­gnata a seguire un bambino, due lezioni settimanali di 45 minuti l’una, mentre la professionista ne chiedeva 50. Chiamato in cau­sa da un ricorso, l’Ufficio dell’as­sicurazione invalidità (Uai) ave­va addirittura ridotto i minuti a 30. In quell’occasione il funziona­rio infine denunciato, che presie­de fra l’altro la Commissione cantonale della logopedia, era stato interpellato dall’Uai per di­rimere la vertenza.
Di fronte a quel drastico taglio la donna si era sentita vittima di
una disparità di trattamento, non da ultimo perché i servizi cantonali attivi nel medesimo settore operano con minutaggi più importanti. E così si era ap­pellata al Tribunale cantonale delle assicurazioni. Che però, sulla base di un parere commis­sionato allo stesso capo dell’Uffi­cio dell’educazione speciale, ave­va confermato la mezz’ora di te­rapia.
Da qui il ricorso al Tfa di Lu­cerna davanti al quale la logope­dista ha ottenuto parzialmente ragione l’estate scorsa. Il Tfa ha evidenziato che gli accertamenti dei fatti eseguiti dalle istanze cantonali sono incompleti e con­traddittori. Ritenendo «
scarne e vacillanti » le indicazioni che sta­vano alla base delle decisioni cantonali, il Tfa aveva affermato di non capire come si potesse giu­stificare la riduzione a 30 minuti. Da qui l’invito al Cantone a com­pletare le verifiche e a ordinare una perizia specialistica. « Nel frattempo abbiamo nominato due periti che operano fuori Ticino », rileva Erba: « Sono una pedagogi­sta di Poschiavo e uno psicologo di Ginevra. Hanno svolto verifiche e audizioni; nelle prossime settima­ne ci consegneranno il loro rap­porto ». Il documento dovrebbe indicare quale sia il minutaggio adeguato per il bambino in que­stione.
Quanto all’aspetto penale, la presunta falsità si riferisce al pa­rere presentato al Tribunale can­tonale delle assicurazioni dal capo dell’Ufficio dell’educazione speciale. Quelle annotazioni, se­condo la denunciante, sono da ri­tenere un documento d’impor­tanza giuridica (la Procura in­tende vederci chiaro, su questo aspetto) dal momento che il Tca
stesso – rileva la donna – l’ha uti­lizzato quale unica motivazione per respingere il ricorso. Le fal­sità, a suo avviso, si riferiscono per esempio al paragone dei red­diti fra pedagogiste pubbliche e private: secondo il funzionario sono da considerare identici; non per la denunciante, che par­la di introiti nettamente inferiori nel privato.
Altro punto: il Servizio ortope­dagogico itinerante cantonale, subordinato all’Ufficio dell’edu­cazione speciale, imposta terapie che durano solitamente 60 minu­ti. Il funzionario denunciato, in un documento parlerebbe di trat­tamenti che vanno da mezz’ora all’ora e mezza. E non quindi di 30 o 45 minuti al massimo.
Quanto all’abuso di autorità, la pedagogista sostiene che nel caso di un secondo bambino il capo dell’Ufficio dell’educazione
speciale si sarebbe impegnato at­tivamente per impedirle di pro­seguire l’intervento. E ciò, ha ri­ferito la donna alla Procura, pri­vando i genitori del rimborso spese per i viaggi nel caso in cui non avessero acconsentito al cambio di terapista da privato a pubblico. I genitori non hanno accettato e la vertenza è ancora aperta. MA.MO.




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Da: Il Mattino della domenica, 17.02.2008

 

Scritto da MDD   
domenica 17 febbraio 2008
Prosegue la battaglia tra una logopedista privata, Alexandra Tizzano, e il DECS. Prosegue e sfocia in denuncia penale da parte di Tizzano nei confronti del capo dell’Ufficio dell’Educazione speciale del DECS e presidente della Commissione della Logopedia Giorgio Merzaghi.
Le accuse sono quelle di falsa testimonianza, falsità in atti pubblici e abuso d’autorità. “Non avrei mai voluto giungere a questo – commenta Tizzano – ma non ho avuto altra scelta”.
La denuncia è stata presentata il 25 gennaio. “Da allora – precisa la logopedista – non ho avuto notizie de parte della Magistratura”.
Vedremo come andrà a finire…

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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