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Berlino - La Danimarca, la Svezia e la Nuova Zelanda rimangono i paesi meno colpiti dal fenomeno della corruzione.
La Svizzera sale di due posizioni e si piazza al quinto posto. Lo
indica l'associazione non governativa Transparency International (Ti)
che proprio ieri ha pubblicato l'Indice di percezione della corruzione
(Ipc). Danimarca (9,3), Svezia (9,3) e Nuova Zelanda (9,3) hanno
ottenuto lo stesso punteggio. Al quarto rango segue Singapore (9,2).
Quindi, a parimerito, ecco la Finlandia (9,0), che ha perso una
posizione, e la Svizzera (9,0, come nel 2007). In seguito figurano
l'Islanda (8,9), l'Olanda (8,9), l'Australia (8,7) e il Canada (8,7).
Tra i paesi europei, l'Italia (4,8; 55esimo rango) è in penultima
posizione nella lotta alle... mazzette, davanti alla Grecia. Fra i
paesi con l'Ipc più basso - ossia il grado di corruzione che secondo i
cittadini regna nell'amministrazione pubblica e nella vita politica
nazionale, misurato secondo appositi
sondaggi - si trovano Haiti, Iraq, Birmania e Somalia. Assieme
all'Afghanistan formano il fanalino di coda della classifica. La
situazione si è deteriorata a livello di punteggio in modo
significativo per la Bulgaria, la Gran Bretagna, la Norvegia, il
Burundi e le Maldive. La corruzione è aumentata anche in Albania, la
Georgia, il Qatar, le Isole Maurizie, la Nigeria, l'Oman, la Corea del
Sud, l'arcipelago di Tonga, la Turchia e Cipro.
In una nota diramata sempre ieri, la sezione svizzera di Transparency
International rileva che la situazione nel nostro paese non è
migliorata e con questo la notevole distanza con i paesi più virtuosi.
Per cambiare - avvisa la sezione svizzera di Ti - occorrono misure.
Bisogna vietare i regali a funzionari federali e il finanziamento dei
partiti e delle campagne in vista di votazioni devono essere resi
trasparenti. L'organizzazione auspica anche la creazione di un centro
di competenza per la lotta alla corruzione.
ATS
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