Da: www.cdt.ch, 6.7.10 pag 15
LETTERE AL
CORRIERE
Una giustizia deludente
Il 17.enne kosovaro autore del
brutale pestaggio di Capodanno nella centralissima via Motta a Lugano è
stato condannato a 360 giorni sospesi condizionalmente. Sospesi
condizionalmente vuol dire niente prigione (se non quella eventualmente
scontata in fase istruttoria).
Questo malgrado il giovane, come
noto, sia recidivo.
Qualcosa in questa sentenza stona.
Il
crimine di cui il 17enne è stato riconosciuto colpevole è quello di
tentato omicidio intenzionale, a cui si aggiungono altri reati minori.
La sentenza della Magistratura dei minorenni è dunque in linea con la
giurisprudenza recente del Tribunale federale, la quale stabilisce che
un aggressore che colpisce con calci alla testa una persona già a terra e
non più in grado di difendersi, ha la volontà di uccidere, almeno
sottoforma di dolo eventuale. Se la vittima muore si tratta dunque di
omicidio intenzionale. Se - come nel caso dell'aggressione di Via Motta -
le cose vanno, per fortuna, o piuttosto per miracolo, diversamente, si
tratta per logica conseguenza di tentato omicidio intenzionale.
Il
pesantissimo reato di cui l'aggressore è stato riconosciuto colpevole fa
però a pugni (tanto per restare in tema) con la mitezza della condanna.
Che non può di certo ritenersi dissuasiva. Rischia anzi di ottenere
l'effetto contrario.
Ovvero quello di far passare il messaggio,
deleterio, che «si può fare quello che si vuole, tanto succede poco o
nulla». Ricordo al proposito un caso di cui venni a conoscenza qualche
tempo fa. Una madre aveva denunciato il figlio minorenne per averle
sottratto, a varie riprese, 30mila franchi. Si può immaginare quanto,
per un genitore, possa essere difficile e sofferta una scelta di questo
tipo. Ma la donna l'aveva fatta, nella speranza che una sentenza
esemplare potesse finalmente far mettere la testa a posto al figlio.
Risultato: la sentenza è stata una multa di poche centinaia di franchi, e
in più sospesa condizionalmente. Una non condanna, quindi. Anzi, una
presa in giro, che, invece di migliorare la situazione, l'ha fatta
precipitare definitivamente. Oltre ad amareggiare e a deludere oltre
ogni dire la sfortunata madre, che ancora confidava nella giustizia.
La sentenza per il pestaggio di Capodanno fornisce una ulteriore,
ancora più vistosa dimostrazione che il diritto penale minorile allo
stato attuale non è per nulla deterrente. Un giovane, peraltro quasi
maggiorenne e già noto alla giustizia per aggressione, commette un
tentato omicidio - che non è proprio come
rubare le ciliegie al mercato o truccare lo scooter - e non viene
nemmeno condannato ad una pena detentiva da espiare. Anzi: chi commette
un reato-bagattella (ad esempio lo scooter truccato di cui sopra) in
proporzione viene punito con maggior durezza. La gravità del reato non
va di pari passo con l'incisività della sanzione. Che segnali si danno,
in questo modo, ai giovani - e a tutta la società?
Lorenzo Quadri,
Municipale
di Lugano, Deputato GC
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