Da: Mattino della domenica, 20.2.11 pag 32 "Spazio aperto"
BRUNO CALORE
Tutto è iniziato circa 10 anni fa. Da impiegato con stipendio fisso decoroso passai a responsabile di una rete di vendita con evidenti benefici salariali.
Da lì la decisione, ritirare il 2° pilastro e utilizzare quei soldi per l’acquisto di una modesta casa. Le trattative furono velocissime grazie agli ottimi rapporti tra il venditore/costruttore e Banca Stato.
Nel 2007, dopo 12 anni al servizio dell’azienda, persi il lavoro, all’età di 49 anni, e con esso persi ovviamente anche la mia unica fonte di entrate.
Il funzionario dell’ufficio disoccupazione dopo aver esaminato i miei certificati professionali e di studio ed il mio Curriculum Vitae mi disse chiaramente che per me in Ticino di lavoro non ce ne sarebbe stato, mi disse molto esplicitamente che ero troppo qualificato (frase utilizzata con molta disinvoltura anche da molti datori di lavoro per respingere una candidatura con eleganza) e che se avevo qualche “santo in paradiso” era il momento di chiedere la “grazia”.
Io di santi in paradiso non ne ho mai avuti e tutto quello che ho avuto nella vita me lo sono guadagnato giorno per giorno con il mio lavoro e con la mia voglia di fare. Dopo altre vicissitudini pertanto mi vidi costretto a far di nuovo capo alla disoccupazione. Alla fine del termine quadro, dopo centinaia di domande d’impiego regolarmente respinte o rimaste senza risposta, mi venne proposta una possibilità d’impiego da parte dell’URC presso un’azienda di intermediazioni assicurative. Ovviamente accettai, non c’erano alternative. La base di stipendio fisso durò circa 6 mesi (di cui 3 come guadagno intermedio) dopodiché lo stipendio si basava unicamente sulle provvigioni. Nel frattempo i debiti si accumulavano e si tramutavano regolarmente in precetti esecutivi, inclusi gli impegni verso la banca per l’ipoteca. I soldi che entravano dal lavoro erano pochi e non bastavano praticamente nemmeno a coprire il minimo esistenziale per una famiglia di 4 persone.
Nell’arco di 6 mesi l’azienda revocò il contratto iniziale defalcando di fatto, come detto sopra, lo stipendio minimo di base (CHF 3'000.-- lordi). A metà Ottobre 2010 decisi di lasciare quell’azienda dopo mesi di tribolazioni finanziarie e sopravvivenza legata ad acconti di modesti importi (ma questa era ed è una loro strategia aziendale ben precisa per tenere legati a loro i consulenti che producano affari).
Da inizio Novembre 2010 lavoro pertanto su mandato per una importante azienda e sempre comunque su base provvisionale (nessuna azienda vuole assumere una persona di oltre 50 anni a causa dei costi degli oneri sociali in primis, qui lo Stato è davvero latitante nelle misure di sostegno, non ci sono solo i giovani da supportare). Pian piano le cose stanno evolvendo al meglio e il lavoro inizia a dare i suoi risultati. Nel frattempo però Banca Stato ha deciso di non voler più aspettare e quindi ha richiesto di mettere in vendita all’asta pubblica la mia abitazione. Ovviamente, attenendosi strettamente al diritto, può farlo senza problemi.
La mia casa è legata ad un’ipoteca di circa CHF 480'000.-- e l’importo scoperto tra interessi ed ammortamenti dovuto a Banca Stato è di circa CHF 33'000.-- . Senza ombra di dubbio nell’arco di 12 mesi questa situazione si sarebbe risolta. Banca Stato però ha bisogno di quei CHF 33'000.-- altrimenti ci sarà qualche suo manager che a fine anno non potrà farsi la piscina nuova, cambiare automobile alla moglie o regalare il Rolex ai figli.
Banca Stato rischia il fallimento senza poter incamerare subito quei CHF 33'000.-- e guai al pensiero di non seguire il protocollo. In fondo per loro si tratta unicamente di un’operazione finanziaria di routine, nessun coinvolgimento personale. Il 2 Febbraio 2011 la casa andrà all’asta ed io e la mia famiglia dovremo uscirne. Il dopo a Banca Stato non interessa. Per loro è di vitale importanza vendere la casa ad un importo che copra il residuo d’ipoteca; non hanno il minimo interesse al fatto che comunque questo non basterà a tacitare gli altri creditori (lo Stato, la Confederazione e la cassa malati in prevalenza) che hanno tradotto in precetto gli importi a loro ancora dovuti. Alla richiesta di un appartamento in affitto la prima cosa che mi viene richiesta è un estratto dell’ufficio esecuzioni e fallimenti; la risposta poi la lascio immaginare al lettore.
Pertanto non ci sarà da meravigliarsi se dopo l’ennesima performance di applicazione delle norme da parte di Banca Stato (quella che fa gli spot televisivi dove si autoproclama “la Banca vicina alle famiglie”) sarò costretto a vivere in macchina e chiedere l’elemosina dell’ospitalità per i miei figli e la loro madre.
La dignità poi mi è stata tolta perché in un’epoca dove si fa un gran parlare di protezione dei dati e della “privacy” il mio nome e cognome, quelli di mia moglie e tutta la vicenda debitoria legata alla casa e quindi a Banca Stato è in bella mostra in internet e affissa all’albo comunale, con tanto di cifre e restrizioni del diritto di vendita.
So perfettamente di essere dalla parte del torto e non intendo accampare giustificazioni di sorta in questa vicenda. Mi chiedo però perché lo Stato continui a chiedere al cittadino di accogliere e supportare individui che passano il loro tempo ciondolando da un bar all’altro, che ricevono dallo Stato sotto forme diverse sostegni economici e sociali, che vengono protetti nella loro sfera privata e privilegiati in ogni sorta di aiuto. Queste persone, lo dico perché ho avuto modo ed occasione di constatarlo di persona entrando in casa loro, hanno appartamenti sovvenzionati dagli aiuti dello Stato, mobili e televisori da dirigenti aziendali, automobili e telefonini dell’ultima generazione nella maggior parte dei casi.
Buon per loro, certo, ma perché allora nei confronti di chi ha vissuto e pagato tutto regolarmente per una vita qui, che ha svolto il suo dovere verso la Patria, che ha sempre rispettato le regole e che ora si trova in serie difficoltà lo Stato in prima persona non fa nulla? Lo Stato del Canton Ticino è il primo garante di Banca Stato e queste due entità sono quindi strettamente legate fra loro. Devo pertanto dedurne che ciò che Banca Stato fa sia approvato anche dallo Stato e pertanto, nel caso specifico, lo Stato del Canton Ticino approvi il fatto che Banca Stato realizzi la vendita di una modesta casa per un importo di CHF 480'000.- circa senza tenere conto delle conseguenze che questo comporterà? Oppure molto più semplicemente e realisticamente la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra?
A conti fatti un altro istituto bancario mi ha informato che con un impegno finanziario di poco oltre CHF 1'000.-- al mese questa ipoteca era sostenibile (con Banca Stato, per inciso, l’importo mensile era ben più elevato e di molto). Con l’azione forzata di Banca Stato si andrà a creare solo una nuova situazione di famiglia bisognosa che costerà ben più di CHF 1'000.-- al mese allo Stato stesso. E’ questa la politica finanziaria più adeguata e corretta? E’ questa la politica sociale più indicata?
Io a causa delle vicissitudini occorse ho perso un lavoro che mi permetteva di provvedere al mantenimento dei miei impegni finanziari. A causa di Banca Stato ho perso la mia casa, per cui ho lavorato una vita, ho perso la mia famiglia, il rispetto e la stima dei miei figli, la dignità come persona.
Grazie Banca Stato, o meglio, grazie ai tuoi funzionari, per essermi stata così tanto vicina!!
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