Il ministro replica ai ‘pesanti attacchi’ di Bignasca: basta col fango
« Penso che il Ticino abbia una magistratura di valore. Ci sono dei problemi, che nessuno ha mai negato, ma non li si risolve infangando la magistratura o singoli magistrati ». Parole del capo del Dipartimento istituzioni Luigi Pedrazzini raggiunto ieri da TeleTicino dopo le dure esternazioni di Giuliano Bignasca sull’ultimo numero del Mattino.
Il settimanale della Lega ha preso di mira in particolare i procuratori pubblici Arturo Garzoni, ‘reo’, secondo il Nano, di protagonismo per aver avviato in Ticino, con rogatoria in Italia, un procedimento per riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta su Vallettopoli, e Antonio Perugini, per le resistenze di quest’ultimo all’unificazione logistica (a Lugano) del Ministero pubblico. Ma il leader leghista non ha risparmiato dure critiche neppure al Ppd, partito che la scorsa settimana aveva preso posizione sull’istanza di ricusa presentata da Bignasca nei confronti del giudice della Pretura penale Damiano Stefani che una settimana fa avrebbe dovuto processare il Nano per la taglia sui radar fissi. Un’istanza motivata da Bignasca sul ‘Mattino’ del 23 settembre anche con i presunti ritardi di inchieste che coinvolgono persone vicine al Ppd.
Metà dei procuratori pubblici a casa, ha scritto domenica il presidente della Lega in vista del rinnovo delle cariche in magistratura, cosa che avverrà l’anno prossimo.
« Esprimo anzitutto la mia solidarietà ai magistrati raggiunti da questi attacchi pesanti », ha detto ieri Pedrazzini intervistato dall’emittente di Melide. « L’unica autorità cui riconosco autorevolezza di giudizio in materia è il Consiglio della magistratura », ha continuato il ministro appellandosi all’opinione pubblica « affinché non si faccia trarre in inganno da questi attacchi strumentali ». Nel 2008 come detto il parlamento procederà al rinnovo delle cariche in magistratura. Ecco allora puntuali le critiche sui presunti ritardi della giustizia ticinese. Ritardi dovuti tuttavia anche a una procedura garantista che dà alla difesa un ampio margine di manovra (questione ricorsi ma non solo). Giusto o sbagliato, così è. Oltretutto parliamo di un codice di procedura penale voluto lo scorso decennio dal Gran Consiglio, anche da quei penalisti che ne facevano parte in veste di deputati.
[LA REGIONE - 02.10.2007]
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