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Ingannò ma senza astuzia, prosciolto dalla truffa

Da: La regione 20.6.09 pag 22

Ingannò ma senza astuzia, prosciolto dalla truffa

Usò una carta di credito rubata. Il giudice:le commesse dovevano verificare

G.G.

L'inganno c'è stato, ma non s'è rivelato astuto. Per questo, venendo meno una delle basilari peculiarità giuridiche della truffa, l'imputato è stato prosciolto da questo reato. Ieri un cittadino algerino di 37 anni senza fissa dimora - che da undici anni vive di espedienti (perlopiù illegalità patrimoniali) e da clandestino - s'è visto prosciogliere dal giudice delle Assise correzionali di Lugano Marco Villa dalla principale imputazione che l'ha portato per l'ennesima volta in tribunale. L'uomo lo scorso 19 dicembre - periodo frenetico per la corsa ai regali di Natale - ha utilizzato una carta di credito rubata per alcuni acquisti di articoli ‘lussuosi' - profumi di marca e vestiti per diverse centinaia di franchi - apponendo poi alla cassa la firma contraffatta del titolare sullo scontrino. Per il giudice la truffa però non s'è realizzata perché - ha spiegato al momento della lettura della sentenza - le commesse del negozio avrebbero dovuto verificare l'autenticità della firma cosicché l'inganno avrebbe potuto essere smascherato, ciò che invece non è avvenuto. L'imputato è così stato riconosciuto colpevole ‘unicamente' di appropriazione indebita. Di avviso contrario, invece, la procuratrice pubblica Clarissa Torricelli, che durante la requisitoria aveva chiesto la conferma del reato di truffa: il 37enne vestiva bene, in modo distinto e ha saputo muoversi con agio nella calca natalizia, riuscendo insomma a fare in modo che le commesse non procedessero a controlli approfonditi al momento dell'utilizzo della carta di credito. La difesa, rappresentata dall'avvocatessa Yara Brusa, aveva dal canto suo richiesto il proscioglimento dal reato di truffa, ritenendo appunto che non c'è stato inganno astuto. Il 37enne è comunque stato riconosciuto colpevole di ricettazione di un'altra carta di credito, di entrata e soggiorno illegale in Svizzera e di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti per aver fatto uso di cocaina. L'imputato, in detenzione preventiva dallo scorso gennaio, è stato condannato a sette mesi di carcere da espiare, che vanno ad aggiungersi ad ulteriori sette mesi inflittigli da altri tribunali svizzeri. Ieri l'uomo ha così collezionato la sua settima condanna, sempre per reati contro il patrimonio, una sua ‘specialità'. Furti - come ha sottolineato la pubblica accusa - compiuti a soli fini voluttuosi, per il puro piacere di soddisfare desideri non certo basilari, come quello di viaggiare in treno rigorosamente in prima classe.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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