1a.
Département fédéral de l'intérieur
Bureau fédéral de l'égalité entre femmes et hommes
Schwarztorstrasse 51, 3003 Berne
Tél. +41 31 322 68 52+41 31 322 68 52 Fax +41 31 322 92 81
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2a.
Dr. phil. Ursula Thomet
Responsable
Égalité dans la famille
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Gentile signore, Egregi signori,
vi scrivo per esporre brevemente un caso concreto.
Da quasi 2 anni la moglie, madre dei nostri 2 figli (oggi di 6 e 8 anni), vive a Zurigo.
I figli e la moglie hanno vissuto con me fino ad ottobre 2008, in
Ticino, dove i 2 figli sono nati e cresciuti, hanno frequentato l'asilo,
il più grande pure iniziato la scuola elementare.
Prima che la moglie partisse per la Svizzera tedesca, negli ultimi mesi,
mi occupavo dei figli e della casa, specialmente durante l'assenza per
lavoro della moglie.
Di punto in bianco, ad ottobre 2008, la moglie prende con sé i figli e
li porta a vivere dalla nonna (madre della moglie), a Dietikon, a 250 km
dal padre, da me.
Ho casualmente scoperto che la moglie, dal gennaio 2008, scambiava mail erotiche con un uomo della Svizzera tedesca, guarda caso di Zurigo.
Promette di tornare entro luglio 2009 in Ticino, con un documento scritto e con testimoni, ma poi non torna.
Chiede aiuto e sostegno al Sozialamt ed al Bezirksgericht di Zurigo, ottenendolo senza difficoltà.
Mi viene ingiunto ad aprile 2009 di versare 1'200.- di alimenti al mese e retroattivamente al 1 ottobre 2008.
Tutte le spese giudiziarie del Bezirksgericht di Zurigo vengono spedite a me, per circa 3'400.-.
Con la partenza della moglie, oltre ai figli, alla famiglia, ho pure perso il sussidio alla cassa malati 2009 e retroattivamente.
Oggi la cosiddetta moglie ha già preso un altro uomo in casa, lo ha imposto ai figli (che ne hanno subìto la presenza, subendo pure un colpo sul piano emotivo ed affettivo), uomo che ha già un figlio piccolo a carico, di cui non conosco praticamente niente, anche perché la moglie mi ha nascosto tutto.
Ora, gentili signore, egregi signori, mi permetto chiedervi:
1. In questa situazione concreta, reale, dove sono le pari opportunità fra uomo e donna? fra padre e madre?
2. Con quale diritto la madre può portare i figli lontano dal padre, con tutte le difficoltà, i pericoli, le spese di viaggio, che ne conseguono? (senza che nessuno dica niente, chieda giustificazione alcuna alla madre)
3. Che fine ha fatto il diritto primario dei figli di vivere in prossimità del padre, della terra natia, dei nonni paterni?
4. Perché l'affidamento viene automaticamente considerato da accordare alla madre, senza aver interpellato né figli, né padre?
5. Perché al marito spetta di pagare le spese volute e procurate dalla moglie quando di fatto la moglie, moglie non è più, da mesi, da anni?
6. Perché il diritto attuale la considera ancora moglie, le permette di non avere più alcun dovere, ma le lascia tutti i diritti di moglie e madre contro il comune buon senso?
7. Perché le pari opportunità sono così radicalmente pensate in favore della donna, spesso pure limitatamente alle condizioni sul posto di lavoro, alla cosiddetta opportunità di carriera professionale e politica, e non ampliate al diritto familiare, al diritto della separazione e del divorzio?
8. In che maniera i diritti dei figli, dell'uomo, i diritti umani internazionali (CEDU), sono rispettati in Svizzera?
9. Perché si lascia che i diritti della madre (non si parla pressoché mai dei suoi doveri) soverchino quello dei figli e del padre?
Queste solo alcune delle domande che attendono una risposta.
Sono educatore disoccupato, vivo nella precarietà a causa della suddetta situazione, pieno di debiti non cercati, non procurati, dovuti alla fiducia mal riposta in una donna, e al sistema politico-legale, garantista verso la donna, avaro e duro contro il padre. Esiste per me, a 46 anni, pure il concreto spauracchio della assistenza. Il fatto che sia educatore ed abbia competenze pedagogiche ed educative pari a quelle della moglie, della madre, a nessuno ha interessato.
Il fatto che, negli ultimi tempi mi sia occupato da vicino dei figli, che abbia fatto il casalingo, il mammo, a nessuno ha interessato.
La sofferenza dei figli, lontani dal padre, in teritorio d'altra cultura e lingua, con in casa un estraneo, a nessuno ha interessato.
Come fare a raddrizzare questa che risulta una evidente e maligna stortura politica, giuridica e sociale?
Perdonate e comprendete lo "sfogo", ma rimangono domande assai serie, importanti, vissute sulla pelle e nel cuore ( e come me, molti altri padri svizzeri e nel mondo sanno bene di che sofferenza si tratta, sentita come profondamente
ingiusta e scorretta).
Attendo con attenzione la vostra risposta, i vostri consigli, le vostre suggestioni in merito,
con i migliori saluti,
X.Y.
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Estratto dal sito dell'Ufficio per l'uguaglianza tra donna e uomo (link)
Le disposizioni in materia di affidamento sono uguali per uomini e donne?
In linea di principio si può affermare che il diritto del divorzio concretizza la parità formale tra donna e uomo. Secondo il legislatore l'elemento determinante per l'assegnazione dell'autorità parentale non è il sesso del genitore, ma il bene del bambino (art. 133 del Codice civile, CC). In pratica, tuttavia, in caso di divorzio i figli vengono di norma affidati alla madre, principalmente a causa della ripartizione tradizionale dei ruoli tra donna e uomo che ancora predomina.
Quando deve stabilire a chi affidare l'autorità parentale, il giudice decide sulla base di criteri oggettivi, tra cui si possono citare il rapporto personale tra genitori e figli, le capacità educative dei genitori, la loro capacità e disponibilità a tenere i figli sotto la propria custodia e a prendersene cura, il parere dei bambini e la stabilità del contesto (ad es. la scuola, le amicizie e la realtà cui i bambini sono abituati). Il bene dei figli è per legge uno degli interessi preponderanti (art. 133 cpv. 2 CC).
Per l'affidamento si tiene conto in particolare della ripartizione dei ruoli tra i coniugi durante il matrimonio. Se durante il matrimonio è stata la madre a dedicare più tempo ai figli, è molto probabile che continuerà a
farlo anche dopo il divorzio.
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