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Sono 476 gli interventi effettuati dalla polizia ticinese nei primi
dieci mesi dell'anno per casi di violenza domestica. Da inizio gennaio
a fine ottobre gli episodi avvenuti all'interno delle mura di casa
hanno portato a 72 allontanamenti dal domicilio - hanno coinvolto 66
uomini e 6 donne - e all'apertura d'ufficio di 253 procedimenti. «
Si tratta sicuramente di numeri importanti
- ci dice il primo sergente
Gian Mario Cocchi
della Polizia cantonale -
ma per ora, per renderci conto se ci sono dei cambiamenti in
atto e poterli misurare, ci mancano le pietre di paragone. Dando uno
sguardo ai dati non ufficiali però, con due mesi di anticipo sulla
fine dell'anno, siamo già ai livelli di fine 2007
».
Dati ufficiosi, dicevamo, perché in Ticino il progetto riguardante la
violenza casalinga è ancora giovane. Esistono infatti alcuni dati
riferiti al 2007, ma restano ufficiosi, poiché nel nostro cantone una
statistica
precisa di questo genere di casi la si tiene soltanto da quest'anno.
Dal 1° gennaio 2008 gli agenti di polizia hanno inoltre la possibilità
di ordinare
l'immediato allontanamento dalla propria abitazione di chi ha alzato le
mani su di un familiare e, eventualmente, di vietargli pure il
ritorno a casa.
In Svizzera
Oltralpe, dove i dati vengono raccolti già da qualche anno, si è evidenziato un notevole incremento
della violenza domestica esercitata da donne. Tra il 2002 e il 2007,
infatti, le donne oggetto di un procedimento per aver usato la forza
contro i propri familiari sono aumentate di oltre il 120 percento,
attestandosi lo scorso anno a 1'308 casi.
Anche il rapporto tra queste e la controparte maschile è cambiato. Come riportato dalla
Neue Zürcher Zeitung
di domenica, quasi il 20% dei casi di lesioni avvenuti nell'ambito
delle liti in famiglia sarebbero ora da imputare al gentil sesso.
Statistiche e numeri sono sì indicativi di un fenomeno in crescita, ma
lasciano comunque spazio a dubbi e interpretazioni.
È infatti imprecisabile quanto può influire sulle denunce l'apertura
d'ufficio dei procedimenti oppure il coraggio di chi ha subìto
violenza, oppure ancora le possibili ritorsioni degli accusati. Questo
in tutti i casi di violenza all'interno di
un nucleo familiare. Quando però la vittima è un uomo, in linea di
conto entra prepotentemente una sorta di orgoglio che impedirebbe alla
vittima di denunciare moglie o compagna.
In casi come questo la donna violenta agisce molto spesso per rivalsa, dopo torti o angherie subìte per lungo tempo.
Molti casi restano dunque ancora sommersi dalla paura o da una sorta di
orgoglio maschile, una parte sempre più ampia delle vittime riesce
però infine a parlarne e a cercare giustizia, anche grazie alle
iniziative di sensibilizzazione intraprese in tutta la Svizzera.
Resta la questione femminile. Aumentano le donne che picchiano o usano
violenza sul partner.
Esponenti del sesso finora considerato debole, che forse così debole non è più.
Sembrano davvero trascorsi i tempi dei cavalieri e del sesso gentile.
BO.P.
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