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I DIVORZI E IL DIRITTO ALLA BIGENITORIALITÀ

Da: CdT, 17.9.12 pag 32

L'OPINIONE ROBERTO FLAMMINII*

roberto flamminii

Che ne è dei figli quando l'amore fra i genitori non c'è più? Dai dati pub­blicati già 15 anni fa nel «Le madri che non sbagliano mai» (Feltrinelli), da l'ap­pena scomparso psi­chiatra e medico italiano Bollea Gio­vanni, padre della moderna neuropsi­chiatria infantile, un dato allarmante emergeva: il 65% dei minori visitati in un servizio di psicopatologia infantile proveniva da famiglie separate o divor­ziate. Un'inchiesta eseguita più recente­mente sul territorio francese, documen­tata da Livi Bacci M. e intitolata «Di­vorzi, perché bisogna tutelare i figli», evi­denziava che «Il successo scolastico è si­gnificativamente più basso tra i figli di genitori separati, il conseguimento del «Bac» (licenza liceale) meno frequente, la durata complessiva degli studi più corta. Questo avviene sia nei ceti profes­sionali più istruiti e più qualificati, sia in quelli operai a istruzione più bassa. E poiché all'esito scolastico è legato il successo economico e professionale, lo svantaggio rischia di diventare perma­nente».

Non dobbiamo mai dimentica­re che, malgrado i costumi, le mode, eco­nomie e politiche, mutino coi tempi e anche rapidamente, i bisogni psico-af­fettivi dei bambini, profondi, non mu­tano invece altrettanto rapidamente o facilmente. A dispetto di numerose pro­ve scientifiche che attestano la fonda­mentalità e i vantaggi di una concreta bigenitorialità, di un affido paritetico post-separazione, in Svizzera il tempo che - annualmente - il genitore «non af­fidatario» trascorre con la prole non su­pera la media del 20%, con valori medi assai inferiori per i bambini sotto i 12 anni, fino a casi limite sotto l'1%. Par­rebbe dunque lecito domandarsi: chi, fra i numerosi professionisti coinvolti, ha letto queste ricerche scientifiche (Grad­ner, G.Gullotta, I.Buzzi, A.Sarkadi, R.Kri­stiansson, F.Oberklaid, Solint, J.Rembard, W.Fabricius, J. Hall) e ne ha tratto le ne­cessarie conclusioni? Pochi, possiamo senza fallo affermare, dato che l'impo­stazione prevalente è ancora oggi quel­la dell'affido esclusivo ad un genitore (la madre) accompagnata dalla esclusione «standard» dell'altro (il padre). Al di là di frasi fatte e luoghi comuni del tipo «è bello avere due genitori» oppure «i pic­coli nomadi», esiste un'evidenza scienti­fica dei benefici apportati ai figli dalla bigenitorialità ed è dimostrato il danno della monogenitorialità, la nocività del­la prassi «standard» del tempo di coa­bitazione con un genitore escluso. Ci ven­gono in aiuto molteplici studi al riguar­do, in special modo un articolo basila­re pubblicato su una delle riviste pedia­triche mondiali più importanti: Acta pe­diatrica 2008; 97 (2): 153-8. In questo articolo, pediatri ed epidemiologi, han­no verificato l'importanza del coinvol­gimento paterno, concettualizzato come tempo di coabitazione, impegno e re­sponsabilità, evidenziando le moltepli­ci positive influenze sullo sviluppo del­la prole del coinvolgimento di ambedue i genitori. Infatti, pare che il danno del­la monogenitorialità colpisca in analo­ga maniera la prole privata della ma­dre. La conclusione di questi ed altri stu­diosi è stato un appello alle autorità competenti affinché amplino i diritti di visita del genitore escluso, quello cosid­detto «non affidatario». Studiosi france­si, hanno potuto dimostrare i benefici della bigenitorialità: l'esperienza seco­lare della Francia, non lascia dubbi, l'af­fido paritetico è assolutamente positivo, consente di eliminare i contenziosi di mantenimento, diritti di visita, aliena­zione genitoriale, coinvolgendo ambe­due i genitori equamente (Solint, Jacuin, Fabre). Lo stesso hanno potuto verifica­re studi svolti successivamente nei pae­si anglosassoni (M.K.Pruett, R.Ebling, G.M.Insabella): la stabilità degli affetti e dei sentimenti è più importante della stabilità del domicilio, in modo partico­lare in situazioni a rischio. Presso l'Uni­versità dell'Arizona, il prof. W.Fabricius, a 800 studenti figli di separati, ha sotto­posto un questionario: scopo quello di appurare a posteriori quale fosse ritenu­to dovessero essere i tempi di coabitazio­ne presso i genitori. Come risposta di gran lunga prevalente, risultò «Tempi paritetici» (Family and Conciliation Courts Review 2000, 38(4), 446-61). Per Vittorio Vezzetti, pediatra lombardo di fama internazionale e presidente dell'as­sociazione «In Nome dei Figli», autore di un coinvolgente romanzo dal titolo «Nel nome dei figli» (BookSprint), chi non vuole abbandonare l'attuale prassi giudiziaria è disposto ad «ammettere co­me si fa da decenni che la perdita di con­tatti con un genitore sia un accettabile dazio che il minore deve pagare alla se­parazione dei genitori». La correttezza e l'utilità dell'affidamento condiviso con tempi e responsabilità il più possibile paritetici (bigenitorialità), avverabile se infine si impedisse ai genitori di stabi­lirsi a centinaia di chilometri l'uno dal­l'altro (come da anni avviene in Fran­cia dove il raggio entro il quale i geni­tori separati devono rimanere è quello medio dei comuni francesi di 20 km), si è visto che riduce i problemi psicologici nelle giovani donne, migliora lo svilup­po cognitivo dei minori coinvolti, dimi­nuisce lo svantaggio economico e la de­linquenza giovanile. L'enigmatico disin­teresse della politica che permette il nau­fragio della famiglia nelle paludi dei tri­bunali e della giurisprudenza, ha por­tato alla nascita di numerose associa­zioni di padri, ma pure di madri sepa­rate, decise ad attaccare e scalfire l'at­tuale sistema socio-giuridico. Fra gli obiettivi essenziali hanno: il risarcimen­to del danno esistenziale causato a ge­nitori e figli da estenuanti ed onerose battaglie giudiziarie; la denuncia del basso, per non dire inesistente, livello di cultura giuridica sulla bigenitorialità; la battaglia per far comprendere ed accet­tare il concetto che i figli non possono perdere in una separazione uno dei due genitori, dato che la bigenitorialità è un loro sacrosanto ed irrinunciabile dirit­to. In una società civile, verrebbe da chie­dersi, strappare ad un figlio uno o am­bedue i genitori perché prassi nelle se­parazioni, non dovrebbe essere «reato»?

educatore SUPSI

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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