Da: CdT 8.3.13 pag 51
L'OPINIONE ■ ROBERTO FLAMMINII*
Femminismo ed uguaglianza sessuale
■ Da più di mezzo secolo il femminismo e la sua inarrestabile marcia per la parità e l'uguaglianza, si impone alle nostre coscienze. In nome di una giusta lotta per l'emancipazione femminile, si è però finanche giunti a negare le differenze di genere ed a considerare il ruolo paterno come ingombrante o del tutto inutile. Nessuno, credo, mette in dubbio gli aspetti positivi e le importanti conquiste di tale movimento in ambito politico e sociale, tuttavia dovremmo anche chiederci quali sono stati finora, in generale, i suoi effetti sulla vita sociale e specialmente sull'educazione. Il femminismo ha certamente costituito, ed ancora lo potrà fare in futuro, un importante fattore politico-sociale promotore di mutamenti positivi e costruttivi, ciò nondimeno in certe sue rivendicazioni, diventato ideologia dominante condivisa sia da donne che da uomini, sta pure portando a perdite fondamentali. Uguaglianza sociale si è confusa con uguaglianza sessuale, lotta per l'abbattimento delle discriminazioni, con uguaglianza fra i sessi. L'uguaglianza dinanzi alla legge, l'abolizione delle ingiuste discriminazioni tra uomo e donna, dovrebbe unicamente avere a che fare con la giustizia e la democrazia e non invece con il femminismo o peggio con la guerra fra i sessi. Il fatto che non esista fra uomo e donna «parità di gravidanza», con tutto ciò che alla gravidanza segue e consegue, può seriamente essere considerata un'ingiustizia sociale o una discriminazione da abbattere? Possiamo per questo rivendicare parità ed uguaglianza? Nel cosiddetto mondo occidentale dalla fine degli anni '60 un'ideologia radicalmente opposta al patriarcato si è imposta e con generale consenso. Ma che cosa in sostanza è cambiato dall'epoca del patriarcato ad oggi? Dai valori detti maschili della forza, del rigore, del distacco e della fermezza, si è passati all'opposto, vale a dire ai valori femminili della sensibilità, della prossimità, dell'empatia e della spontaneità. Si è passati da un inflessibile autoritarismo un tempo d'origine divina, non di rado dispotico, alla mancanza tout court di autorità. Non è certo un passaggio negativo di per sé, ma non si può certo restare costantemente nell'esercizio di valori femminili: c'è un tempo per la sensibilità e la spontaneità ed un tempo per il distacco e la fermezza; c'è un tempo per la prossimità e l'empatia ed un tempo dove è necessario conservare la distanza o riguadagnare il distacco. Abbiamo assistito ad una radicale sterzata che ci ha portato dall'autoritarismo dei padri all'assenza del padre e dell'autorità tanto in società, quanto in famiglia e nella scuola. Non pare un poco a tutti oggi di vivere in una società nella quale regna l'anomia ed ove l'autorità s'è fatta viepiù anodina? Oggigiorno il numero delle madri che da sole, o pressoché da sole, accudiscono ed educano i figli è grande e non smette numericamente di crescere. Quando non lo vogliono o non lo possono direttamente, hanno sempre la possibilità di delegare accudimento ed educazione a professionisti in genere remunerati o sussidiati dallo Stato. Quello della «esternalizzazione» sempre più precoce dei compiti educativi ed accuditivi nella famiglia e della creazione di nuove famiglie «monoparentali», è un fenomeno emergente che, data l'attuale politica familiare e l'attuale diritto che regola separazioni e divorzi, verosimilmente crescerà molto. Fra la progressiva «evaporazione del padre» (Lacan), la scomparsa della funzione paterna, non v'è forse un nesso con il declino dell'autorità tout court? Le statistiche evidenziano l'esistenza di una relazione in questo senso. Verrebbe allora da chiedersi, le madri non possiedono oggi più sufficiente autorità sui figli? Non è tanto questione di capacità d'autorità delle madri quanto piuttosto di posizione e ruoli dinanzi ai figli nella famiglia. Ruoli e posizione dei genitori nella famiglia che rispondono, specialmente nei primi anni di vita del bambino, a profondi bisogni psicologici ed affettivi che non mutano, né con il repentino variare delle mode, né con le ideologie in voga. Negli ultimi decenni, l'immagine del padre si è molto degradata, il suo prestigio agli occhi della madre e dei figli, ne è uscito fortemente declassato. Uomini e donne, padri e madri, dal punto di vista del bambino (e non dell'adulto), secondo le sue esigenze d'educazione e d'accudimento, non sono da ritenersi uguali: questa è una questione d'importanza capitale! Nell'educazione dei figli, le funzioni simboliche del padre e della madre, non possono essere né identiche né interscambiabili. Non significa affatto che una sia da considerarsi superiore all'altra, ma che sono e devono restare complementari e dunque coesistere differenti l'una al fianco dell'altra. Il bambino, specialmente quando è piccolo, non vede il suo papà e la sua mamma nella stessa maniera e da ciascuno dei due genitori s'attende qualcosa di sostanzialmente diverso. Dunque i genitori, prendendo atto delle esigenze del bambino, non possiedono la medesima funzione. Oggigiorno tuttavia, la funzione del padre non è data che dalla madre (riti e miti non lo celebrano più!), è la madre che dà e riconosce la funzione al padre, valorizzandolo e dicendogli di dire la legge, porre norme e limiti e di farli rispettare. Le funzioni simboliche del padre e della madre sono scomparse in nome dell'uguaglianza. Dal momento che si è preso a credere o proclamare che il padre e la madre possano e debbano fare le stesse cose, cioè giocare la medesima funzione genitoriale, non esistono più, né la funzione di padre, né quella di madre. Dobbiamo accettare la diversità e la complementarità delle funzioni e dei ruoli genitoriali, e quindi che al padre ed alla madre spetta di giocare due ruoli e due funzioni differenti affinché il bambino possa essere educato, integrando limiti, regole e norme, e possa strutturarsi e diventare un adulto responsabile. Il maschile ed il femminile sono complementari, allora cosa dire di questo «pendolarismo» che dall'imposizione di valori detti maschili ci porta all'imposizione di valori detti femminili? Senza complementarietà, senza incontro ed integrazione fra maschile e femminile, senza «pro-creazione», senza riconoscimento e rispetto reciproco «delle» e «tra» le funzioni simboliche di padre e di madre, quale futuro e quale educazione saranno ancora possibili?
* educatore SUPSI

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