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Padre-figlio: cosa dice la scienza

Da: CdT, 7.6.14 pag 33

Padre-figlio: cosa dice la scienza

 

Michael Yogman della Harvard Medical School e dell’ospedale pediatrico di Boston, i cui studi hanno fornito valide informazioni sul rapporto padre-neonato, assicura che il ruolo paterno ha minori limitazioni biologiche di quanto si pensasse. I suoi studi dimostrano che i “nuovi padri” sono sensibili quanto le madri alle richieste emotive dei neonati e altrettanto abili a rispondervi adeguatamente. Studi sullo sviluppo dell’attaccamento in bambini da 6 ai 24 mesi forniscono prove decisive che i neonati sono attaccati ai padri tanto quanto alle madri. I padri risultano maggiormente rivolti alla fisicità e sono più stimolanti. Le madri appaiono invece più rivolte all’aspetto verbale e in maggior misura tranquillizzanti. I padri dedicano ai compiti di accudimento relativamente poco, mentre riservano la maggior parte del loro tempo coi bambini alle attività di gioco e del corpo. I padri tendono a fornire più novità, più divertimento, principalmente attività che sono al di fuori della routine quotidiana e, a loro volta, i bambini rispondono agli stimoli paterni con maggiore eccitazione. E sebbene, sia il padre, sia la madre, si impegnano parecchio nel loro rapporto col bambino, la biologia ha la forza di costruire un livello di intimità madre-figlio che il padre solo con il tempo può ugualmente sviluppare. Tempo che dovrebbe per questo fatto essergli concesso e riservato. M. Yogman conclude che padri e madri forniscono esperienze qualitativamente diverse nell’infanzia e che i ruoli genitoriali non sono, né intercambiabili, né identici, ma reciproci, da integrare l’uno accanto all’altro. I padri, afferma la ricercatrice psicoanalitica Judith Viorst, sono innegabilmente molto importanti: Come costruttivi distruttori dell’unità madre-figlio; come incoraggiatori dell’autonomia e dell’individuazione; come modello di mascolinità per i propri figli maschi; come conferma della femminilità delle proprie figlie e come figura diversa dalla madre, che rappresenta una seconda fonte d’amore costante; come qualcuno cui rivolgersi quando dobbiamo resistere al richiamo a re-immergerci in nostra madre, e quando abbiamo bisogno di piangere quel paradiso perduto. Ricerche psico-cliniche hanno evidenziato gli effetti traumatici provocati dall'assenza del padre (vedi M.Porot). L’assenza del padre lascia traccia nei processi d’identificazione-separazione del fanciullo; determina reazioni aggressive e depressive, stati di ansia, di insicurezza, sentimenti di inferiorità che conducono in molti casi alla creazione mitica di un padre immaginario o sprona la madre ad assumere atteggiamenti iperprotettivi o propri del ruolo paterno. Il padre non può nascondersi, esonerarsi dai propri compiti genitoriali. In questo deve essere sostenuto ed incoraggiato. La presenza significativa della figura paterna pare incida anche sul grado di autostima e sul rendimento scolastico dei figli. Un padre che occupa un adeguato e significativo ruolo nel processo di crescita dei figli riesce a confortarli e sostenerli nelle difficoltà con coinvolgimento e disciplina, e condividere con loro esperienze ed attività. Le modalità relazionali fra padre e figlio sono generalmente diverse rispetto a quelle tra madre e figlio, fra loro ben si integrano a favore dello sviluppo più completo del bambino: molti studi sottolineano che le interazioni tra padre e figlio si basano primariamente su giochi più strutturati, pratici e di progettazione, mentre le madri protendono a strutturare i giochi e le interazioni intorno ad idee o situazioni immaginarie. I padri privilegiano l'azione e la concentrazione sul compito, le madri le componenti verbali dell'interazione. Il coinvolgimento del padre nell'accudimento e nell’educazione del figlio permette che, oltre alle capacità cognitive, si accrescano nei figli le capacità di empatia ed autocontrollo, come pure l’autostima. Un bambino i cui genitori sono ambedue presenti e che offrono differenti stimoli ed opportunità, apprenderà meglio ad interagire con persone che hanno stili comportamentali differenti e discordi. La presenza ed il coinvolgimento paterno nella crescita consentono al figlio di vedere i propri genitori congiunti in momenti di supporto e cooperazione, ma anche di conflitto o divergenza di idee, parecchio utili al bambino per lo sviluppo delle sue capacità relazionali. Nonostante l'importanza della figura paterna nella vita dei figli sia ormai universalmente riconosciuta, ancora oggi nel voler realizzare un rapporto tra padre e figlio pienamente coinvolgente ed affettivamente importante, i padri incontrano impedimenti: in modo evidente nelle aule di tribunale, poi nel mercato del lavoro che lascia ai padri scarse possibilità di impiego a tempo ridotto e nei casi di separazione e divorzio, dove la parità di trattamento fra padre e madre appare ancora un lontano miraggio. Nei casi di separazione, di fatto la relazione padre-figlio subisce una radicale e spesso definitiva rottura, modificazioni sia nelle modalità che nei contenuti simbolici ed affettivi. Quando la famiglia si separa si ripropongono, da parte del contesto sociale, culturale, giuridico, modelli anacronistici per i quali alla donna tocca la cura degli affetti, all'uomo il sostentamento economico ed ai minori perdere un genitore! Sistematicamente, si verifica uno squilibrio evidente a favore dell'affidamento monogenitoriale alla madre che, tranne che per rari casi, comporta una radicale esclusione dei padri dalla vita dei figli e dei figli dalla vita dei padri. In netto contrasto con i risultati delle sempre più numerose ed autorevoli ricerche scientifiche che dimostrano come sia fondamentale, per i figli di genitori separati, il mantenimento della "Bigenitorialità" e della continuità affettiva con entrambi i genitori (vedi Rapporto B. Raschetti, vedi Pediatria Preventiva & Sociale no.3-2012 di V.Vezzetti), per la nostra società e per il nostro sistema socio-giuridico, inspiegabilmente i figli pare debbano continuare ad essere affidati ad un unico genitore, quasi sempre la madre, seguita dall’esclusione del genitore “non-affidatrio”, nella stragrande maggioranza delle sentenze, il padre.

Roberto Flamminii, educatore SUPSI.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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