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Padre: è oggi la tua festa?

Da: CdT 19.3.2014

L'OPINIONE

ROBERTO FLAMMINII* Padre: è oggi la tua festa?

Il padre che non può o non vuole difendere e proteggere la prole e la propria famiglia, ce lo ricorda molto bene lo scrittore, professore e psicologo analista Luigi Zoja, non si comporta da padre. I figli vogliono sentire il padre vicino nel bene e nell’amore, come pure nella forza e nell’esempio di colui che è energico e vincente in società, di fronte al mondo, che sa mostrarsi ed offrirsi quale protezione e sostegno rassicurante. Il padre è chiamato – o dovrebbe esserlo – ad assumersi la responsabilità della paternità, di altri esseri umani, volontariamente e non per istinto. Adolf Guggenbühl-Craig ne Il bene del male. Paradossi della psicologia ha detto che il padre si sta trasformando in un lusso. Le sue funzioni tradizionali sono esercitate sempre meno. I suoi compiti materiali si trasferiscono viepiù alle madri o a qualche istituzione. Ricordiamo che già nel primo secolo a.C., nell’antica Roma si era imposta una discendenza di tipo matrilineare che aveva portato ad una drastica diminuzione dei matrimoni e della natalità: quando all’invito alla paternità in casa, in famiglia ed in comunità, non corrisponde più un invito, valorizzandone il ruolo e la funzione, non solo festeggiandolo il 19 marzo, ma celebrandolo e rispettandolo tangibilmente tutto l’anno, in società e nei tribunali, ma l’esclusione e il non riconoscimento, allora l’uomo torna ad essere “centauro”, vale a dire un maschio pre-paterno. Johannes Cremerius ha detto che il padre scompare perché viene “maternizzato”. Nella nostra società, da decenni è in atto una sorta di invalidazione, di annientamento della figura paterna. Fin dagli anni ‘60, lo slogan “verso una società senza padri” era gridato ai quattro venti con il preciso obiettivo di trasmettere l’idea dell’inadeguatezza di un “Padre” che avesse le caratteristiche tradizionali dell’autorità, del comando, della superiorità e dell’onnipotenza. Ideologia anti-autoritaria, sorta di rivoluzione “freudiana”, uccisione simbolica del padre. Sovvertimento ideologico che riuscì nei propri intenti, le cui conseguenze viepiù negative, specialmente in ambito famigliare, stiamo subendo oramai da tempo. Non si può illustrare con sufficiente accuratezza il deterioramento che questo asserto ha prodotto, proprio perché, senza nessun sostegno scientifico e neppure razionale, ma totalmente ideologico, si è desiderato smantellare la famiglia, colpendo il padre dichiarandolo inutile ed ingombrante. Così facendo, non si è avversato soltanto l’autorità paterna, ma soprattutto l’importanza fondamentale che il ruolo possiede nel processo di identificazione e di sviluppo psico-affettivo dei figli, sia maschi che femmine. Le conseguenze sono talmente importanti che ad esse possiamo riferirci quando prendiamo atto dell’aumento dei disturbi di bambini e giovani che si divincolano nel nostro tempo tra bullismo, violenza, omosessualità, tossicodipendenza, alcoolismo, noia e radicale senso di vuoto. Lo ha affermato lo psicologo, professore, giornalista e scrittore Claudio Risé: 1.“In America oggi un matrimonio su due finisce con un divorzio e la previsione è che nel giro di quindici anni due su tre finiranno così, seguendo la progressione delle richieste di divorzio. Il 75% dei divorzi è chiesto dalle mogli, le quali si vedono affidare in oltre il 90% dei casi i figli e la casa. Questo padre, di cui viene chiesta l’espulsione, viene chiamato in America, nel comune discorso politico-mediatico “padre disposable” (disposable sono gli oggetti "usa e getta", come le siringhe)”. 2.“Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", è come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud nel 1905, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne impedisce lo sviluppo: il padre, appunto”. A parere oggi di molti, è stato un errore cercare di disorganizzare e sottostimare il ruolo della famiglia e, in special modo, quello paterno. Si tratta di un ruolo che deve tornare ad essere al più presto riconosciuto e sostenuto; è necessario ripristinare il concetto che fa della “coppia genitoriale” un fondamento non solo per una società più equilibrata, ma specialmente per permettere un adeguato sviluppo psico-affettivo dei figli, il nostro futuro. Vogliamo ricordare che, quasi fino ai giorni nostri, sono rimasti popoli più “primitivi” quelli che non tutelano la paternità. Ricerche eseguite negli Stati Uniti (p.es. Michael Yogman della Harvard Medical School e dell’ospedale pediatrico di Boston ha fornito valide informazioni sul rapporto padre-neonato assicurando che il ruolo paterno ha minori limitazioni biologiche di quanto si pensasse in passato) hanno evidenziato che lì dove il padre è posto nella condizione di potersi occupare del figlio, anche molto piccolo, è in grado di sostituire la madre completamente, mentre la sua assenza è correlata a dati statistici negativi impressionanti. Allo stato delle conoscenze scientifiche attuali, appare legittimo affermare che un padre sia in grado, non tanto di "surrogare" la madre, ma innanzitutto di stabilire con il figlio una relazione affettiva fondamentale e del tutto peculiare. Dal discorso che Barack Obama ha tenuto all’Apostolic Church of God di Chigago il 15.6.2008: “Conosciamo le statistiche: i bambini che crescono senza la figura del padre sono molto più facilmente soggetti a lasciare la scuola, a compiere crimini e a finire in prigione. Sono anche molto più facilmente vittime di disturbi comportamentali”(www.barackobama.com). Ricerche psico-cliniche (M.Porot, L’Enfant et les relations familiales) hanno evidenziato gli effetti traumatici provocati dall'assenza del padre. L’assenza del padre lascia tracce nei processi d’identificazione-separazione del fanciullo; determina reazioni aggressive e depressive, stati di ansia e di insicurezza, sentimenti di inferiorità che conducono in molti casi alla creazione mitica di un padre immaginario o sprona la madre ad assumere atteggiamenti iperprotettivi o propri del ruolo paterno. Il padre non può nascondersi, esonerarsi dai propri compiti genitoriali. In questo deve però essere sostenuto ed incoraggiato.
* educatore SUPSI

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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