Da: CdT 15.7.2013 pag 24
L'OPINIONE
■ ROBERTO FLAMMINII* A quale padre stiamo dando un futuro?
■ Il padre biologico è il genitore che ha avuto nulla più che un rapporto fecondo, e dato che il rapporto sessuale non è più strettamente necessario, il padre biologico lo possiamo ridurre ulteriormente al donatore di liquido seminale. Il padre biologico ridotto a mero donatore di seme lo possiamo considerare «padre»? È sufficiente il fatto che abbia contribuito con una metà della dotazione cromosomica del bambino? Che cosa rappresenta il legame cromosomico se non è accompagnato da accudimento, affettiva relazione umana, educazione? Questo padre ridotto a padre biologico donatore di seme, è non a caso chiamato in America, nel comune discorso politico-mediatico «padre disposable» e padre «provider» («usa e getta», come le siringhe ed erogatore di denari, di alimenti). Il padre cosi ridotto e considerato, è in aumento! Il padre legale era quello che ci trasmetteva il nome di famiglia, il cognome. In una società nella quale solo il diritto sancisce la paternità, un significato fondamentale lo assumeva il cognome, conferma della filiazione che dava un significato concreto all'asserzione per cui i bambini non nascono dai corpi ma dal matrimonio di un uomo con una donna. Il cognome del padre era ricerca e garanzia dell'ordine sociale e basilare tutela per il bambino: oggi, è sempre meno scontato che sia così! Nella nostra società, nella nostra cultura e secondo la corrente legislazione, il padre vede difesi i propri diritti di padre unicamente all'interno del matrimonio e fintantoché la madre dei suoi figli rimane al suo fianco, altrimenti la sua genitorialità è drasticamente ridotta a responsabilità economica e nulla più. Il legame affettivo-relazionale con i figli è, dalla separazione via, regolamentato, disciplinato, perfino impedito. La genitorialità del padre è ridotta a legame di sangue, a legame biologico: è imposta dalla legge la rinuncia ad assumersi la responsabilità di una vita che ha contribuito a generare, è imposta l'irresponsabilità procreativa propria dei maschi dell'età della pietra! Questo con la legge sulla separazione e sul divorzio, e con la legge sull'aborto? Lo status giuridico di padre è diventato quello d'un donatore di seme del cui sviluppo la donna farà poi quello che vuole: interrompe la gravidanza, oppure la porta a termine, tiene la prole, oppure la dà in affidamento. Il padre psicologico, è il padre che ha amato ed accudito il figlio, lo ha allevato, lo ha protetto e nutrito, lo ha istruito ed educato, che gli ha trasmesso l'eredità dei padri, che non si è limitato a fargli da padre biologico e da padre legale. Il padre che si è occupato di suo figlio volontariamente e con piacere. La funzione paterna, ha affermato René Diatkine, non si può pensare senza pensare la funzione materna e senza fare riferimento ai basilari legami privilegiati del padre e della madre: il bambino ha bisogno di un padre e di una madre e di pensare che i suoi genitori si amano e che lui è il frutto di questo amore. La loro unione e la loro complementarità rimangono un bisogno del bambino. Oggigiorno tuttavia, la funzione del padre non è data che dalla madre (riti e miti non lo celebrano più, anzi!), è la madre che dà (o non dà) e riconosce (o non riconosce) la funzione al padre, valorizzandolo e dicendogli di dire la legge, porre norme e limiti e di farli rispettare. Le funzioni simboliche del padre e della madre sono scomparse in nome di un'uguaglianza a 360 gradi, anche in opposizione alla «natura», ai profondi bisogni psicologici ed affettivi dei fanciulli, in nome di un'irrealistica uguaglianza (certamente da costruire e da cercare ma in altri ambiti, in quello dei diritti e dei doveri d'una società che si vuole civile e democratica). Dal momento che si è preso a credere che il padre e la madre possano e debbano fare le stesse cose, non esistono più, né la funzione di padre, né quella di madre. Dobbiamo accettare la diversità e la complementarità delle funzioni e dei ruoli genitoriali, e quindi che al padre ed alla madre spetta di giocare ruoli e funzioni differenti affinché il bambino possa essere educato integrando limiti, regole e norme, e possa strutturarsi e diventare un adulto responsabile. Sebbene Sigmund Freud abbia creduto che il Super-io della donna fosse più debole di quello dell'uomo, che la donna non liquidasse mai il proprio complesso edipico mentre l'uomo lo farebbe, che le sue capacità di sublimazione fossero inferiori a quelle dell'uomo, l'uomo e la donna, il padre e la madre, nelle proprie specificità, restano complementari, parimenti fondamentali, dotati di caratteristiche psicologiche, ruolo genitoriale e funzione simbolica, da integrare e conservare tali le une al fianco delle altre. Il riconoscimento, la protezione e la valorizzazione dell'alterità, della non uguaglianza, nei processi di sviluppo e crescita del bambino, sono e restano basilari. Trovo vergognoso che genitori, giudici, pretori, avvocati, periti di tribunale e quant'altri siano disposti a barattare intenzionalmente i bisogni e il benessere dei bambini con i desideri di quelli che, non di rado, solo la convenienza ci fa considerare adulti! La teoria dell'uguaglianza di genere, è una pericolosa e sibillina negazione della realtà della differenza sessuale e dei basilari bisogni psicologici del bambino. Coloro che adottano questa teoria si alienano dalle loro stesse nature, ma piuttosto che riconoscerlo, preferiscono gettarsi contro coloro che difendono la realtà giudicandoli come «omofobi», «reazionari», «bigotti».
Accusano coloro che difendono il matrimonio, la famiglia, la maternità, la paternità e i bisogni dei bambini, d'ostilità e chiedono sanzioni legali contro chi a loro non dà ragione e approvazione. Le «perversioni», piuttosto che prendersene cura o tenerle per sé solamente, vorrebbero fossero considerate motivo di vanto per farsene una gloria, come fossero conquiste personali da imporre poi quale progresso sociale e di civiltà a tutti! Questo ci stanno propinando! Le differenze tra uomo e donna, padre e madre, sono confermate da millenaria esperienza, dalle tradizioni, dalla scienza e dalle religioni. Non possiamo rinunciare a queste verità! Il celebre romanziere Honoré de Balzac in «Papà Goriot» (BUR, Milano 1997, p.319) chiude il proprio racconto con una terribile profezia: il protagonista, dal letto di morte esclama «la patria perirà se i padri sono calpestati. […] La società, il mondo si reggono sulla paternità, tutto crolla se i figli non amano i padri».
* educatore SUPSI
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