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Il modo in cui finisce la famiglia (11 incredibili incoerenze)

Da: CdT, 13.06.2013

L'OPINIONE

ROBERTO FLAMMINII* Il modo in cui finisce la famiglia

 

1. A New York il 20.11.1989 la Svizzera ha sottoscritto la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo, riconoscendo così pure quanto segue: Art.18:"Gli Stati si impegnano a garantire il principio secondo il quale entrambi i genitori hanno comuni responsabilità per quanto riguarda l'educazione del fanciullo e il provvedere al suo sviluppo; Art.11:“Gli stati membri si impegnano a non separare i figli dai genitori contro la loro volontà”. Cosa fa la giurisprudenza svizzera nei casi di separazione e divorzio per tener fede a questi trattati internazionali? Niente! Semplicemente li ignora ed imperterrita prosegue sulla via dell’affido esclusivo ad un genitore che elegge, ed è una pura invenzione, a “genitore affidatario”, mentre l’altro lo relega al ruolo di “non affidatario”.

2. Alla coppia in procinto di sposarsi vien letto l’articolo 159 del Codice civile svizzero. È detto loro che con il matrimonio si promettono “fedeltà ed assistenza” ben sapendo però che, in caso di adulterio, l’autorità non interverrà affatto a protezione dell’unione coniugale e che l’assistenza la dovrà unilateralmente l’uomo alla donna.

3. Secondo l’art.175 CCS, un coniuge è autorizzato a sospendere la comunione domestica “sintanto che la convivenza pone in grave pericolo la sua personalità, la sua sicurezza economica o il bene della famiglia”. Sulla carta non esiste dunque alcun diritto incondizionato alla separazione. Nella pratica avviene però che quando uno dei coniugi chiede la separazione lo può fare senza che vi sia alcun “grave pericolo” e perfino senza alcuna motivazione.

4. L’art. 274 del CCS dice: “Padre e madre devono astenersi da tutto ciò che alteri i rapporti del figlio con l’altro genitore o intralci il compito dell’educatore”. Il nuovo diritto del divorzio prevede quindi che i genitori debbano evitare tutto ciò che pregiudica il rapporto dei figli con uno di loro o ciò che intralcia i compiti educativi di uno dei due. Esso prevede che i figli debbano essere ascoltati e i loro interessi tenuti in considerazione nel migliore possibile dei modi. Stando alle intenzioni, il benessere dei figli è la priorità su cui si basano tutte le decisioni. Le nostre preture considerano rilevante quale dei due genitori potrà offrire al figlio minorenne le condizioni più stabili e mostra maggior disponibilità nel facilitargli il contatto con l’altro genitore, tuttavia quando una madre (genitore affidatario per consolidata prassi) sposta il domicilio dei figli a centinaia di chilometri dal padre, le preture non intervengono affatto.

5. Gli articoli 331-334 del CCS fanno ancora riferimento ad un’irreale “autorità domestica” e ad un immaginario “capo famiglia” ben sapendo che l’autorità domestica non esiste più e che un “capo famiglia” prende ad esistere, paradossalmente, proprio con la rottura dell’unione e per quel genitore che riceve l’affidamento dei figli, 95 volte su 100 la madre.

6. Alimenti per un figlio al di sotto dei CHF 600.- mensili sono rari, la maggior parte situandosi fra i 600.- e i 2'100.- Quand’anche il figlio venisse affidato al padre, inspiegabilmente prenderebbe a non costare più nulla. È infatti molto raro trovare un solo giudice disposto a decretare che una madre debba versare al padre alimenti per i figli. Sbalorditivo? Eppure ..

7. Giudici, pretori, divorzisti, motivano l’affido esclusivo alla madre, d’ufficio ed a prescindere da una tempestiva valutazione, perché da ritenersi il genitore più implicato nell’accudimento dei figli. Cosi facendo attestano la fondamentalità della “stabilità” e della “continuità relazionale” con il genitore che, prima della separazione, s’occupava dei figli primariamente. Nel contempo questi stessi attori provano nei fatti che, qualora prima della separazione più che la madre fosse stato il padre ad occuparsene, questa stessa “stabilità” e “continuità relazionale”, inspiegabilmente, non conterebbe più nulla. A quanto pare, per costoro, la “continuità relazionale” risulta importante unicamente qualora confermi la pratica dell’affido esclusivo alla madre, se no è “irrilevante”.

8. Preture e servizi sociali, dinanzi ad un genitore “trascurante”, poco o per nulla presente nell’educazione dei figli, sono chiamati ad intervenire a tutela dei minori in modo da correggere, ripristinandolo, il rapporto di responsabilità che, tra genitore e figli, deve sussistere. Nei casi di separazione e divorzio, questi stessi attori, con radicale incoerenza, impongono al padre di diventare un genitore “trascurante” e “per il bene del minore”!

9. Sono nati ovunque uffici cantonali e federali per le “pari opportunità fra uomo e donna”, per le “vittime di violenza domestica”, Centri d’accoglienza per donne/madri vittime di violenza (ma non dovrebbero essere contro la violenza sulle persone a prescindere dal loro sesso?) e cosi via. Rappresentano certo un progresso, tuttavia la percezione più diffusa è quella che questi uffici, per lo più gestiti da donne (ma non dovrebbero rappresentare un esempio di parità fra i sessi?), s’attivino per tutelare unilateralmente i diritti della donna. Quando la vittima di violenza, fisica o psicologica, è l’uomo, o quando la parità donna-uomo è calpestata, per esempio in quei settori professionali occupati da un robusto numero di donne (vedi educazione, socialità, sanità, scuole d’infanzia, ecc.), tutte queste istanze tacciono. In tutti questi casi, che fine fanno reciprocità, coerenza e parità? Al fianco delle pretese “quote rosa” non dovrebbero prendere ad esistere delle “quote azzurre”? Come mai neanche uno le reclama?

10. L'interruzione delle relazioni genitoriali è vissuta in maggioranza dai padri. Per questa ragione i padri figurano largamente in testa all'elenco degli autori di suicidio/omicidio legati alla separazione dai figli. Una nuova tipologia di “soggetti deboli” è incrementata dall'attuale diritto e più ancora da una giurisprudenza che si fonda sulla prassi del “genitore affidatario”, sulla logica del contenzioso e sull’incapacità di separare ruoli coniugali da ruoli genitoriali. Perché non avviare un’attenta osservazione del fenomeno omicidi/suicidi legati alle separazioni? Non abbiamo avuto morti a sufficienza?

11. La quasi totalità delle cause di separazione finisce con un affido dei figli alla madre e con alimenti che il padre deve versare (anche col pignoramento del salario!). La nostra giurisprudenza, anziché fornire certezza di neutralità, dà “quasi certezze” di parzialità: infatti dice in anticipo ai padri di avere il 95% di possibilità di perdere una causa, con grossi contraccolpi psicologici ed economici, solo perché appartenenti al sesso maschile! La sentenza che un padre separato quasi sempre ottiene lo obbliga infatti a considerare “normale” ed “obbligatorio” quello che la psicologia definisce lesivo dei diritti del minore e della sua stabilità. Possibile non si trovi un solo politico che attacchi queste incredibili “incoerenze”?

*Educatore SUPSI.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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