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Genitori separati parimenti genitori

Da: CdT del 11.05.2013 pag 32

L'OPINIONE ROBERTO FLAMMINII*
Genitori separati parimenti genitori

Una cultura fat­ta essenzialmente di nichilismo, rela­tivismo ed oppor­tunismo, di bersa­gliamento mediati­co quotidiano, ci sta da tempo tra­sformando in spet­tatori sempre più passivi, in testimo­ni fiacchi e svogliati, non di rado indif­ferenti e perfino rassegnati, con qualche sussulto quando la cosa tocca proprio a noi. Di alcuni mesi fa, la sentenza d'un giudice romando che aveva imposto ad una madre del Canton Vaud di restare in prossimità del padre per il bene dei figli: è stata annullata da un giudice ti­cinese (!) e la madre ha potuto trasferir­si da noi coi figli. A quanto pare nessun giudice può imporre una simile limita­zione alla libertà della madre, nemme­no quando questa comporta un consi­derevole allontanamento dei figli dal padre, lo sradicamento dal parentado paterno e dalla terra natia, da amici e conoscenti. La madre rimane libera di fare la madre dove, come e con chi più le piace, i figli ed il padre loro si devono adattare. Rispetto alla madre, al padre capita ben altro.

A lui viene invece im­posto un preciso e determinato modo di fare, diciamo così, «il padre»: versare alimenti formalmente destinati ai figli (ma in mano alla madre), esercitare due «diritti di visita» al mese (4 giorni in tutto), e perché separato, diventare di fatto un padre carente, un genitore as­sente e pertanto trascurante. Vi sono padri che assumono di buon grado que­ste imposizioni, altri che stanchi si «ras­segnano» dopo infruttuosi anni di scon­tri contro la «barriera» sorda e miope della legge. Ma ve ne sono altri, e sono sempre più, che ne soffrono e anche se la lotta è impari, combattono e non molla­no.

In aumento anche il numero di pa­dri che, impossibilitati a vivere il pro­prio ruolo educativo e genitoriale, per la distanza geografica e/o la personale, situazione di ristrettezze e privazioni, volendo fare il padre con dignità, si ve­dono costretti a porre al giudice, ai ser­vizi sociali ed alla madre un aut-aut: «O mi date modo di fare il padre con dignità, oppure non accetterò più que­sto caricaturale ruolo che mi imponete d'assumere dinanzi ai figli!». È davvero così difficile poterli comprendere? Sono da condannare, o vanno obbligati a ri­nunciare a questo proposito? Chiedono di poter essere altro che «padre assente», «padre bancomat», «padre ad ore»: chiedono di poter essere trattati e consi­derati quali genitori non meno impor­tanti delle madri. È così insensata e sconveniente questa richiesta?

Malgra­do ricerche scientifiche inoppugnabili che evidenziano la fondamentalità e i vantaggi di una concreta bigenitoriali­tà, d'un affido paritario, in Svizzera il tempo che - annualmente - il genitore «non affidatario» trascorre con i propri figli, non supera la media del 20% !

I risultati di numerose ricerche scientifi­che, svolte in quattro continenti su un campione di circa 300.000 minori, sono stati presentati per la prima volta nel corso del congresso « Affrontare la crisi della famiglia nel nome dei figli», da parte del medico pediatra, autore del libro «Nel nome dei Figli», Vittorio Vez­zetti. «Ogni anno 25.000 minori perdo­no il rapporto con uno dei genitori - ha spiegato Vezzetti - mentre solo l'1% vie­ne affidato agli ex coniugi con obbligo di tempo paritario. Eppure l'affido alter­nato dovrebbe essere la prima opzione da considerare, alla luce delle evidenze scientifiche». La Svezia è la nazione eu­ropea con la maggiore percentuale di affidi paritari (il 30%, contro il 16,9% della Francia e l'1% dell'Italia) e il risul­tato sulla conflittualità genitoriale in fase di divorzio è di riuscire a ridurla notevolmente.

Di regola, le nazioni che hanno un alto livello di affido paritario, palesano una maggiore riduzione dei divorzi. In Australia, con l'introduzione della legge sulla genitorialità condivisa nel 2006, in un biennio i ricorsi alla Family Court si sono ridotti da 27.313 a 18.633.

Nello studio presentato dal dr. Vezzetti, si afferma che l'affido parita­rio, la bigenitorialità, oggi, non è più solamente un concetto giuridico, socio­logico, antropologico, ma anche e so­prattutto scientifico. Nella letteratura medico-biologica internazionale, esisto­no studi che dimostrano (talora persino con l'ausilio della microscopia elettroni­ca) il danno persino organico (!) da de­privazione genitoriale, e il beneficio de­rivante ai figli dalle cure parentali unite di madre e padre anche dopo la rottura della coppia genitoriale.

La grande ri­cerca internazionale ci dice con valida­zione statistica, che questi figli avranno tra l'altro: un miglior sviluppo cogniti­vo, una maggior autostima, un minor rischio di devianze, un miglior compor­tamento scolastico, ecc.

Come mai allo­ra, quando una coppia si separa, i figli vengono affidati a uno solo dei genitori, quasi sempre la madre, con conseguente esclusione dell'altro, il padre? Per supe­rare questa consuetudine e salvaguar­dare il diritto dei bambini a conservare due genitori anche dopo la separazione, perché non consentire ai figli di avere un padre presente ed effettivamente coinvolto nella loro educazione, una doppia casa, un doppio domicilio? Per­ché non gli si vuol riconoscere il diritto a due «genitori parimenti genitori» e due «case parimenti casa»? Ed ancora, perché non introdurre il mantenimento diretto dei figli (non più denari versati direttamente al ex-partner gestiti senza controlli e strumenti di intervento in caso di mal utilizzo, ma il pagamento diretto delle spese dei figli), la mediazio­ne familiare obbligatoria e la legittima­zione attiva dei nonni (così come pure auspicato dall'esperta avv. Anne Reiser nell'importantissima opera critica e propositiva «Au nom de l'enfant», édi­tions Favre)?

 
* educatore SUPSI




Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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