Da: Mattino della domenica, 17.7.11 pag 12 (pagina Mattino in pdf)
Fra le strategie emergenti che servono da ostacolo o da annullamento alla relazione genitore/figli troviamo sovente l'uso strumentale del sistema socio-giuridico. E’ in atto un moltiplicarsi di accuse infondate, di presunte violenze, di immaginari maltrattamenti ed abusi di vario genere. Attenzione, non stiamo con tutto ciò negando che ve ne siano di reali. Il genitore incolpato strumentalmente, svalutato nella forma e nei contenuti del proprio ruolo, annullato, delegittimato e, come accade sempre più spesso, trascinato in tribunale a difendersi da false accuse, può oltrepassare il proprio limite di sopportazione: allora cede e rinuncia a percorrere una strada tutta in salita, o si rassegna a rimanere confinato fuori dalla vita dei figli, o cade in depressione, si avvilisce, va in analisi, fatica a recuperare un certo equilibrio psico-fisico; qualche volta, malauguratamente, perde completamente la ragione e sconfina nel gesto folle.
Il segnale di allarme, lanciato anni addietro da associazioni di genitori, viene oggi rilanciato ed amplificato da numerose associazioni di padri, in tutto il mondo. Alcune citazioni dei professionisti coinvolti: “Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento”; “Onestà intellettuale vuole che (...) si parli anche dei casi di “false” violenze o meglio di “false” denunce di violenza subìta”;“... sembra incredibile che si possa accusare qualcuno che si sa innocente di un delitto turpe quale quello di violenza sessuale, eppure succede e neanche troppo raramente..”; “Inutile dire che per l’esperienza fatta le false denunce provengono quasi nella totalità da donne, spesso madri che in tal modo tentano di allontanare gli ex mariti dai figli...”; “L’accusa di violenza sessuale è il modo più facile per estromettere il padre dalla vita dei figli. La donna non solo si libera del partner come coniuge ma anche come padre, facendolo uscire definitivamente dalla sua vita....”; “La legge attuale non garantisce né il padre, né il minore...”; “… le false accuse di maltrattamenti, percosse, abusi sessuali e violenze di vario genere su donne adulte e figli minori - le querele costruite al solo scopo di eliminare l’ex marito dalla vita dei figli - oscillano nelle Procure da un minimo del 70 ad un massimo del 95%...”.
Nella maggioranza dei casi il ricorso alla denuncia, spesso accompagnato alla fuga in un Centro per madri/figli, viene fatto per scopi diversi da quelli dichiarati. Lo scopo dichiarato sarebbe, in teoria, quello di proteggersi dal soggetto abusante, mentre in pratica gli obiettivi reali ma reconditi, risultano alla fine essere: 1) utilizzare il procedimento penale per influire sui provvedimenti da prendere in sede civile; 2) delegittimare l’altro genitore, coprirlo di accuse infamanti ed estrometterlo dalla vita dei figli; 3) soddisfare il proprio desiderio di possesso esclusivo della prole; 4) soddisfare il proprio desiderio di vendetta e di annientamento dell'altro; 5) utilizzare la minaccia di denuncia per ottenere vantaggi economici. In ogni caso, chi mette in atto le strategie calunniose ai danni dell'ex coniuge o ex compagno, ha la garanzia di poter ottenere come minimo un risultato importante: l'interruzione immediata dei rapporti fra i figli ed il genitore accusato di violenze. L'interruzione immediata - sulla base di sole “sensazioni” e prima ancora dell'emissione di qualsiasi condanna a carico del presunto colpevole - può avvenire attraverso l’arresto del padre, il suo allontanamento dal domicilio della coppia o l’accoglienza delle presunte vittime in un apposito Centro per madri/figli. L'accoglienza del binomio madre/figli in una casa protetta, l'indirizzo della quale viene tenuto nascosto anche ai legali di controparte, comporta l'irreperibilità dei figli. I bambini vengono tenuti nascosti in ogni caso: sia che la falsa denuncia riguardi presunti abusi, maltrattamenti o violenze sui bambini stessi, sia che riguardi presunte violenze subìte dal genitore denunciante.
La magistratura deve prendere immediatamente provvedimenti ai danni del soggetto presunto abusante e, in attesa che l'iter giudiziario accerti la fondatezza o meno delle accuse, trascorrono mediamente due o tre anni prima di arrivare a sentenza! Si tratta di un modalità operativa inevitabile: infatti, ipotizzando che al termine dell’iter giudiziario le accuse si dimostrassero fondate, sarebbe dannoso, in attesa di accertamenti, lasciare i bambini nella disponibilità di chi ne abusa. Quando poi il Procuratore accerta che il presunto abusante non è abusante, i rapporti con i figli sono ormai compromessi. Per quanto riguarda gli appositi Centri d’accoglienza per madri/figli, sono stati e rimangono una conquista di civiltà, un punto di riferimento della lotta alla violenza sulle donne (ahinoi, vorremmo invece finalmente poter affermare contro la violenza sulle persone, a prescindere dal loro sesso!). Il loro impiego strumentale e quindi disonesto, come testimoniato da autorevoli fonti giuridiche ed accademiche, costituisce una pericolosa tendenza emergente che svalorizza il Centro stesso riducendolo ad un mero strumento per ottenere benefici di carattere patrimoniale e/o relazionale.
Esaminiamo la tempistica delle denunce rilevando in quale misura compromettano il legame genitoriale anche in caso di accertata infondatezza delle accuse. Dalla data della denuncia trascorrono mediamente alcuni anni prima che le relazioni genitoriali possano ritrovare una qualche autenticità e spontaneità, specialmente prima di poter sanare l’emarginazione sociale che simili gravi capi d’imputazione inevitabilmente producono.
Abbastanza regolarmente, i soggetti accusati, prima di essere riconosciuti innocenti, devono scontare periodi di detenzione, in penitenziario o agli arresti domiciliari. Conseguenze per chi costruisce false accuse? Sanzioni che risultano irrisorie o perfino tragicomiche! Trattandosi di tattiche pianificate, nessun denunciante in grado di dichiarare d’aver personalmente assistito ad atti di violenza sessuale sui figli è reperibile. Altrimenti, in caso di infondatezza delle accuse, scatterebbe la querela per calunnia. Le affermazioni efficaci più usate recitano affermazioni del tipo: “Mi pare di aver capito che sia un bambino abusato. Al ritorno dagli incontri col padre infatti è strano, fa disegni ambigui, è chiuso in se stesso, inappetente, erotizzato verso se stesso e verso gli altri... ”. E' la certezza di impunità che alimenta l'uso strumentale della falsa denuncia.
Se venissero applicate sanzioni commisurate alla gravità del reato, è lecito ipotizzare che il fenomeno non aumenterebbe esponenzialmente come invece fa. Un tale utilizzo strumentale dovrebbe essere adeguatamente sanzionato, ma pressoché nessun magistrato adotta provvedimenti adeguati contro il genitore che dichiara il falso pur di penalizzare ed escludere l'altro genitore dalla vita dei figli. Quindi, la strumentalizzazione del sistema socio-giuridico indisturbata ... tranquillamente continua!
ROBERTO FLAMMINII,Educatore SUPSI, ospite della Rubrica Papageno.
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