Da: Il Mattino della domenica, 1.9.13 pag 26, papageno: in nome dei figli e dei futuri padri
Cronaca nera: il Diritto sulla separazione è corresponsabile?
I fatti di cronaca nera riconducibili al Diritto che regola separazioni e divorzi, non finiscono di stupire ed al contempo di venir sottovalutati. La chiave di lettura infatti rimane spesso quella del “gesto folle”, dell’atto insulso senza movente ed inspiegabile. Di alcuni giorni fa un nuovo dramma prodottosi nel Canton San Gallo. Coinvolte due bambine, rispettivamente di 2 e 5 anni, trovate morte in un'automobile che ha preso fuoco. Il padre 44 enne, che i vicini di casa e gli amici hanno descritto come un uomo normale e amichevole, è deceduto poche ore dopo all'ospedale per le gravi ustioni. La madre delle bambine, dopo aver allertato la polizia, ha raccontato che il suo ex compagno dal quale viveva separata da circa due mesi, era andato a prendere senza autorizzazione le due figlie a casa di un parente. Un ennesimo fatto di cronaca nera va ad unirsi alla già lunga scia di sangue lasciata da padri e da figli colpiti dalla separazione. L'inibizione del ruolo e della funzione genitoriale paterna, legalizzata e sistematicamente imposta dall’attuale Diritto che regola le separazioni (sempre più numerose), risulta capace d’innescare una spirale di dolore e disperazione della quale il fatto di cronaca nera è sì l'aspetto più tragico ed evidente, ma non certo l’unico. La separazione costituisce infatti un rilevante fattore di rischio che spinge quasi esclusivamente i padri al suicidio e, alle volte, perfino all’omicidio di figli ed “ex” partner. Nonostante le separazioni in teoria dovrebbero colpire e similmente l'identico numero, sia di madri, sia di padri, per ragioni che non si desiderano seriamente analizzare, le separazioni spingono pressoché esclusivamente i padri ad azioni criminali. Come mai? L'esclusione dalla vita dei figli procura contraccolpi tremendi sulla sfera relazionale ed emotiva del genitore escluso e questi, nel 95% dei casi, è il padre. Una nuova tipologia di “soggetto debole” è creata ed incrementata da una prassi giuridica consolidata fondata sulla logica del contenzioso e del conflitto. Prassi giuridica incapace di separare ruoli coniugali da ruoli genitoriali, che imperterrita ostinatamente impone ai figli un genitore affidatario unico, la madre, ed allontana l’altro, il padre. Si può certo smettere di essere marito o partner sentimentale, ma non di essere genitore, non di essere padre! Perché allora intestardirsi nel mantener uniti ruolo coniugale e ruolo genitoriale per cui se l’uomo deve smettere di fare il marito pure deve smettere di far da padre ai propri figli? In modo come minimo bizzarro, il bisogno di accudimento della prole da parte dei padri è stato radicalmente ridotto al solo sostentamento economico: forse equiparando l'assegno mensile al 'cibo' che l'animale deve garantire ai propri cuccioli? Il basilare bisogno di proteggere e vigilare sulla propria prole, di garantirne la sopravvivenza, scatena da sempre aggressività contro chiunque anche solo tenti di opporvisi. L’espropriazione legalizzata della prole da parte di giudici, servizi sociali o di chicchessia, il divieto di occuparsi dei propri figli in modo naturale, regolare e spontaneo, collide potentemente contro le più elementari e primordiali pulsioni biologiche! Questo chiarisce, o dovrebbe chiarire, per quale motivo la violenza si scatena quando si spezza, o si inibisce legalmente, la continuità del ruolo e della funzione genitoriale paterna: la volontà di far da padre ai propri figli è decisamente più forte di qualsivoglia invenzione socio-culturale qual’é il Diritto sulla separazione.
Contro l’annientamento d’uno dei più forti impulsi naturali, quello cioè di proteggere e vigilare sulla propria prole (per garantire la continuità propria e della specie), le disposizioni del Diritto hanno potere inadeguato o del tutto nullo! L’esclusione forzata d’un genitore dalla vita dei figli, l’allontanamento d’un padre legalmente organizzata ed imposta dal diritto che regola separazioni e divorzi, oltreché rabbia, potrà anche nel futuro originare morte, violenza istintiva e pertanto irrazionale ed incontrollata! L'interruzione giuridica del progetto e delle relazioni genitoriali è vissuta in prevalenza dai padri: per questa ragione sono i padri e non le madri a figurare in cima all'elenco degli autori di suicidi ed omicidi legati alla separazione dai figli. Noi non diciamo una parola in difesa dei padri che uccidono e si uccidono, certo non li approviamo quando compiono simili azioni. Noi riteniamo che la chiave di lettura di questi omicidi e suicidi alla quale i media ci hanno oramai abituati, è superficiale e fuorviante. Privare con la separazione il padre della paternità, tentare di inibire il forte impulso biologico e naturale con la legge, con la prassi consolidata che dà tutto alle madri e tutto toglie ai padri, può, e qualche volta ahinoi lo fa, spingere i padri più fragili al suicidio e all’omicidio. La legge, i pretori, i Giudici delle istanze superiori, le autorità di protezione, i divorzisti, i politici, i servizi sociali e tutti gli altri operatori coinvolti, non dovrebbero sentirsene estranei ma quantomeno corresponsabili. Del resto, le autorità coinvolte nelle separazioni dovrebbero pur accertarsi della possibile fragilità del padre separato! Invece che stilare ingannevoli perizie psichiatriche volte a fornire un alibi a giudici e pretori, per approvare la prassi dell’affido esclusivo alle madri, dovrebbero stilare perizie per accertare la possibilità del padre di sopportare maltrattamenti, umiliazioni, impoverimento economico e ricatti morali, che non di rado si protraggono per anni, perfino decenni! Urge un profondo ripensamento del Diritto sulla separazione e sul divorzio. Abbiamo necessità ed urgenza d’un Diritto che tenga finalmente conto delle realtà familiari attuali e soprattutto delle ricerche scientifiche accumulate a sostegno d’un affido il più possibile paritetico e condiviso fra padre e madre, per il bene dei figli. L’affido il più possibile paritetico e condiviso fra padre e madre significherebbe il voler finalmente garantire la protezione del più debole, vale a dire il minore, voler assicurare il rispetto dei diritti del bambino ad avere e conservare due genitori anche dopo la separazione dei suoi genitori, voler affermare la fondamentalità in famiglia ed in società della funzione e dei compiti della madre tanto quanto del padre. Le sempre più numerose situazioni criminogene connesse alle separazioni, le morti violente riconducibili a separazioni e divorzi, non dovrebbero costringerci a ripensare, globalmente e con urgenza, il Diritto di famiglia e la relativa giurisprudenza? È mai possibile che la folta schiera di politici, Giudici ed autorità coinvolte non sentano per nulla il sangue innocente scorrere lungo le proprie mani?
R. FLAMMINII, EDUCATORE SUPSI E IL COMITATO DEL MOVIMENTO PAPAGENO

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