Da: Mattino della Domenica, 24.06.2012, pag 17, Rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"

Da anni mi trovo ad offrire gratuitamente ascolto e consulenza a genitori separati o in fase di separazione. In gran parte si tratta di padri messi in difficoltà dal diritto sulla separazione e sul divorzio.
Il ruolo di padre ha a che fare con il profondo senso di responsabilità verso i figli e non invece con bisogni e necessità personali. Se il senso di responsabilità genitoriale non può essere vissuto spontaneamente e dignitosamente, per esempio perché lo si vuol limitare con costrizioni ed obblighi determinati dal diritto sulla separazione, costrizioni ed obblighi che di fatto imprigionano il ruolo genitoriale a sue innaturali e disfunzionali caricature, allora significa che s’è creato una pratica paradossale, incoerente, perversa: una macchina infernale.
Viceversa, i bambini hanno bisogno ed hanno diritto a due genitori, sempre, sia quando i genitori sono uniti, che quando sono separati. I figli hanno necessità di poter conservare una relazione vera, autentica, spontanea, libera, in entrambi i casi. Sia in costanza di unione, che di separazione, i genitori devono poter ripartirsi diritti e doveri in maniera equa e funzionale al tanto declamato, e forse abusato, “bene dei minori”. Anche su questo fronte, per volere ed imposizione del diritto, ci sta paradosso e perversione: quel che è dichiarato non corrisponde affatto a quel che è prodotto.
Formalmente, nelle dichiarazioni di intenti, diritto e giurisprudenza affermano di voler cercare e realizzare il “bene dei minori”. Nella realtà dei fatti invece prodotti, si generano, e sistematicamente, rabbia e sofferenza, frustrazione e senso di impotenza, povertà relazionale ed affettiva, depressione abbandonica nei minori con conseguente profondo loro senso di insicurezza. Situazioni esistenziali centrate sul timore di essere abbandonati da coloro cui più si è legati.
Per riprendere l’affermazione d’apertura, quella cioè che il ruolo di padre ha a che fare con il profondo senso di responsabilità verso i figli, il loro bene, i loro bisogni, e non invece con suoi bisogni e necessità personali, constato che l’attuale diritto sta disimparando al padre separato, e per altre vie anche alle madri, il proprio ruolo di genitore. Il padre che desidera fare il padre per il “bene dei minori”, desidera poterlo fare ma non a tutti i costi, accettando cioè imposizioni che lo umiliano e sminuiscono dinanzi ai figli e dunque a loro primo e maggior danno. Imposizioni alle quali potrebbe sì sottomettersi, ma non certamente per il bene dei figli. Potrebbe anche accettarle, ma per soddisfare piuttosto un proprio bisogno egoistico, narcisistico, non per certo per il bene dei figli.
L’attuale giurisprudenza sulla separazione e divorzio, statistiche alla mano, 95 volte su 100, inventandosi il genitore “non affidatario”, sancendo l’esclusione del padre dalle normali, naturali e spontanee relazioni coi figli, imponendogli un ruolo genitoriale umiliante e svilente, niente affatto in sintonia con i fondamentali bisogni educativi e d’accudimento dei figli, definisce dunque “bene dei minori” una pratica che, in realtà, rappresenta proprio il suo opposto, vale a dire il “male dei minori”. Per il “genitore non affidatario”, per stare con i propri figli, sono previsti 4 giorni al mese ed alcune settimane l’anno durante le vacanze scolastiche, assolutamente un’inezia che non può soddisfare i fondamentali bisogni di accudimento e di relazione psico-affettiva di cui il figlio ha bisogno per una sana ed equilibrata crescita psico-fisica. La prassi del “diritto di visita”, per il bene dei nostri figli, deve al più presto scomparire per lasciare il posto all’affido paritetico condiviso (bi genitorialità), pratica da anni già adottata con successo in Francia, Belgio e Svezia. A quando una “correttiva” modifica della giurisprudenza?
R. FLAMMINII
Educatore SUPSI, ospite della Rubrica “Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri”
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