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La famiglia è ancora “la colonna vertebrale”della società?

Da: Mattino della domenica, 4.3.12 pag 28, rubrica "Papageno: in nome dei padri"

Una lista di moventi per i quali i nostri politici, dinanzi all’attuale diritto della separazione e del divorzio, dovrebbero finire di indugiare per intervenire in­vece correttivamente. Se non lo fa­ranno prontamente, potrebbero doverne rispondere e trovarsi in grave difficoltà.

1.
Separazione e divorzio, in quanto fe­nomeno esteso per la società, costitui­scono un fatto sociale che non può più essere sottovalutato. Infatti, interes­sano un numero sempre più ingente di persone, adulti e minorenni. Almeno la metà delle coppie si separa dopo qual­che anno e buona parte di esse hanno figli minori.

2. Diritto della separazione, del divor­zio e giurisprudenza, stanno sistemati­camente generando un rilevante dramma sociale dal momento che a una delle parti (nella quasi totalità dei casi il padre) sono strappati i figli ed il patrimonio immiserito, creando in tal maniera nuovi poveri ed emarginati.


3.
Diritto della separazione e del divor­zio, mettono in risalto un retroterra cul­turale angosciante e colmo di ingiustizie (giuridiche e politiche) che inamovibili dominano la giurispru­denza, l’atteggiamento di giudici e pre­tori, assai negativamente condizionano la tanto consolidata quanto nefasta at­tività degli avvocati.

4.
Diritto della separazione e del divor­zio, condizionano il rapporto tra uomo e donna in maniera che dovrebbe spro­nare ad un intervento correttivo e pre­ventivo, ma che inspiegabilmente pare non destare invece alcuna preoccupa­zione.

Rapporto uomo-donna insoste­nibile e “schizofrenico” nel rivendi­care, formalmente la parità di trattamento, ma di fatto opportunista nell’avidità con cui impone la disparità di trattamento dopo una separazione ad unilaterale danno del padre.

5.
Diritto della separazione, del divor­zio e giurisprudenza mediante i quali si legittima ciò che non è né legittimo né equo, vale a dire il diritto della donna di separarsi anche senza motivo, di essere “risarcita” dal proprio ex compagno e padre dei figli, per aver fatto da madre, come se le dovesse spettare una liquidazione, una retribu­zione da cessazione del rapporto di la­voro da parte del datore alla quale un tempo il lavoratore dipendente aveva diritto.

6.
Mentre si porta avanti tutto questo, si pretende di legittimare, con il “risar­cimento” a danno del padre, le ingiu­stizie che la società arrecherebbe alle donne in generale (politica sociale e fa­miliare insufficiente, 50% in alcuni ap­petibili settori del mercato del lavoro, sessismo, etc.).

7.
Affiora e ha modo d’attecchire il senso di irresponsabilità ed onnipo­tenza nel voler strumentalizzare i figli per interessi personali, specialmente in quel genitore che riceve l’affido esclu­sivo, nella stragrande maggioranza dei casi la madre. Della violenza femmi­nile, fisica e psicologica, entro e fuori le mura di casa, nessuno osa parlare, forse così sperando che, conservan­done il tabù, la violenza possa e debba con ciò rimanere solamente maschile.

8. Cresce quella che potremmo chia­mare una degenerazione della mater­nità, con sempre più donne poco o per nulla materne, poco attente alla cre­scita equilibrata del figlio, accecate dall’egoismo e dall’opportunismo of­fertole dalla giurisprudenza, dal diritto, dall’attuale crisi di valori.

9. Si magnifica come fosse grande conquista d’umanità e di civiltà, come costituisse un qualche progresso, la
fine del matrimonio e della famiglia “per sempre”, in favore della “famiglia a termine”, della famiglia a contratto precario, sempre reversibile e, quando a volersi separare ed a divorziare è la madre, non solo senza “penale”, ma anzi con vantaggi e diritti garantiti. I figli tendono per natura alla propria au­torealizzazione ed a questa i genitori dovrebbero contribuire attraverso l’educazione sia in costanza di unione che di separazione. Non si tratta tanto di stabilire direttive dopo la separa­zione, quanto di adottare modelli di re­sponsabilità condivisa che rappresentino lo stile della coppia ge­nitoriale “per sempre”. Di questo hanno davvero bisogno i figli e non di quello che vien loro invece propinato, vale a dire l’affido esclusivo alla madre e la privazione del padre.

10. Le pesanti conseguenze che tutto ciò avrà sulla società che ci attende, quando cioè decine di migliaia di “mi­nori” di genitori separati saranno di­ventati adulti, da politici e mass media appaiono minimizzate quando non ignorate o messe a tacere. Una “bomba ad orologeria” delle cui conseguenze chi dovrebbe occuparsene per mandato o dovere istituzionale, si guarda bene dal parlarne e dal tentarne un rapido ed efficace disinnesco.

11. Un sistema socio-giuridico per niente cosciente del proprio operato, per nulla autocritico e lungimirante (affidamento esclusivo ad un genitore e sistematica creazione di famiglie co­siddette “mono-parentali”, dell’aliena­zione parentale - PAS, di conflitti di lealtà, della “sindrome della madre malevola”, del bullismo giovanile, della crescente violenza giovanile per­fino
avulsa da un qualunque movente apparente, etc.) che produce ed ali­menta di fatto le scelleratezze e gli egoismi radicali di chi viola sistema­ticamente gli accordi sui figli minori, contando sull’impunità (perché i ri­medi previsti dall’art. 292 CPS, quali l’ammonimento ed una ridicola multa pecuniaria, sono del tutto insufficienti, e non ridanno di certo il padre ai mi­nori che se lo sono visti portar via pro­prio dal cosiddetto “diritto”).

12.
Osservando, da una parte le stati­stiche nazionali attinenti alla popola­zione femminile affetta da alcolismo, tossicodipendenza, depressione grave, psicosi e schizofrenia (almeno il 10%, di cui 5% grave), dall’altra l’operato di giudici e pretori che nella quasi to­talità dei casi assegnano i figli alle madri in “affido esclusivo”, una do­manda preoccupante dovrebbe sor­gere: ma i figli di queste donne, dove sono finiti? Per il tanto recitato “bene del minore”, i bambini non dovreb­bero venir assegnati al genitore più idoneo?

13.
L’insostenibile impunità degli “at­tori” coinvolti quali i giudici, pretori, avvocati, i consulenti del tribunale quali assistenti sociali, psichiatri e psi­cologi “convenzionati”, che, pur com­piendo errori vergognosi e gravissimi ai danni dei minori e dei loro padri, non sono pressoché mai chiamati a ri­sponderne o, quando chiamati a farlo, raramente di fatto ne rispondono.

Se è vero, come è vero, che la famiglia è la “colonna vertebrale” della società, politici, giudici e pretori, dinanzi al di­ritto della separazione e del divorzio, devono quanto prima cessare di soste­nere una politica familiare devastante, ritardare un cambiamento evidente­mente inevitabile e assolutamente ne­cessario. Politici, giudici e pretori, lo dovete a noi padri, lo dovete ai nostri
ed ai vostri figli!

ROBERTO FLAMMINII, Educatore SUPSI, ospite della Rubrica Papageno


Contatti: Tel 079 – 240 40 51 & 376 83 39




Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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