Svizzera Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seleziona la tua lingua

Papageno: in nome dei padri. A Falò (RSI): abusi socio-giudiziari sui minori.

Da: Mattino della domenica, rubrica "Papageno: in nome dei padri", 24.4.11 pag 13 (pagina Mattino in pdf)

Spettabile Redazione,

facciamo riferimento alla vostra trasmissione di Falò del 09.10.2008 “Ti affido mio figlio”.

Spesso i bambini ticinesi e quelli domiciliati nel nostro Cantone sono "sottratti" alle loro famiglie biologiche dai servizi sociali senza giustificati motivi, con l'avallo delle autorità tutorie di prima (Commissioni Tutorie Regionali) e seconda istanza (Autorità di Vigilanza sulle Tutele, capoufficio avv Paglia Alessia, Bellinzona). 

Questi bambini vengono rinchiusi in istituti e affidati a famiglie affidatarie allorquando le famiglie biologiche sono ancora idonee, nonostante difficoltà o lievi carenze, ad occuparsi convenientemente dei propri figli. Può darsi che esse necessitino di un sostegno o un accompagnamento in alcuni periodi della loro vita ma non certo di vedersi disgregata l'intera famiglia dall'agire senza buon senso né proporzionalità da parte degli operatori statali. Precisiamo di passaggio che le famiglie affidatarie ricevono ben 1'800 frs mensili a figlio a loro affidato, fatto significativo visto che sovente ci sono famiglie affidatarie con più di un bimbo in affido; questi soldi sono poi richiesti ai genitori biologici a cui sono stati “sottratti legalmente” i figli: oltre il danno, la beffa!

Dai casi analizzati notiamo come alcuni assistenti sociali prediligano l'immediato collocamento in istituti o in famiglie affidatarie anziché offrire il giusto sostegno alle famiglie "presunte" disastrate o in gravissime difficoltà. Spesso inchieste a seguito di denunce per sospetti abusi (psicologici, sessuali, fisici, ecc.) finiscono in nulla e vengono archiviate, ma dopo mesi e anche anni (con lo Stato che deve poi pagare lauti risarcimenti alle parti denunciate a torto), dopo che oramai i figli sono stati ingiustamente collocati per anni in istituti o in famiglie affidatarie. Ma non vogliamo colpevolizzare queste famiglie che, fiduciose nell'azione dello stato nei confronti delle famiglie biologiche coinvolte, si mettono a disposizione per aiutare quelli che credono in buona fede bambini in difficoltà: tuttavia taluni genitori affidatari si affezionano morbosamente ai figli altrui al punto da ostacolarne il ricongiungimento con la famiglia naturale. Le nostre accuse, critiche e contestazioni sono indirizzate agli operatori statali che danno inizio a queste “carneficine di minori”, alla “distruzione legalizzata delle famiglie” che vivono in Ticino, e alle autorità che li sostengono giuridicamente con sentenze basate su valutazioni e perizie non allestite "con scienza e coscienza". 

Spesso l'ingerenza inopportuna, dannosa, sproporzionata e ingiustificata nelle famiglie "presunte con difficoltà" o "disastrate" da parte dei servizi sociali e delle autorità tutorie e pretorili ticinesi, provoca danni ai minori di gran lunga superiori ai "presunti" danni dovuti alle "presunte" mancanze educative o comportamentali dei genitori. A volte misure simili si impongono, ma spesso non è il caso: basterebbe un'azione di sostegno in loco. Ad esempio, in un recente passato gli anziani che con l'avanzare dell'età non riuscivano più ad essere completamente autosufficienti nella loro vita quotidiana, venivano internati in ospizi, nei quali peggioravano rapidamente a livello psico-fisico, morendo prima del tempo; oggi invece si prediligono le cure e l'accompagnamento al loro domicilio (aiuto domiciliare), affinché questi anziani possano, il più a lungo possibile, restare nel loro ambiente sociale naturale: nella loro casa, con le loro mogli o mariti, coi loro parenti e nipoti. Alla stessa stregua, pure le famiglie che, per vari motivi (non pregiudicanti l’incolumità e lo sviluppo dei loro membri - art. 11 Cost Fed), possono avere bisogno di un sostegno temporaneo, debbono essere sostenute potendo rimanere nel nucleo familiare: l'allontanamento dei loro figli per la loro presunta "tutela" va applicato solo come ultima ratio, in casi veramente gravi.

Purtroppo, oggi in Ticino, i servizi sociali e l'autorità tutoria, ci vanno con la mano pesante, prendendo delle misure spropositate, contrarie alle Convenzioni internazionali (in particolare alla Convenzione dei diritti dei fanciulli di New York, a quella sui diritti umani CEDU e all'art. 5 del Protocollo 7 della CEDU - RS 0.101.07) e ai diritti fondamentali enunciati nella Costituzione federale svizzera (art.1-36), non applicando la legge in vigore, utilizzando arbitrariamente il potere della loro posizione nell'organizzazione dello Stato, in barba all'art. 5 della Cost fed che recita: "Il diritto è fondamento e limite dell'attività dello Stato".

La procedura ricorsuale, poi, è un sistema legale che permette alle autorità di agire "a loro discrezione": difatti, l'autorità di prime cure può togliere l'effetto sospensivo in caso di ricorso all'istanza superiore e i tempi delle decisioni sui ricorsi sono emanate spesso dopo anni. È dunque pacifico che la procedura ricorsuale, invece di tutelare i cittadini e i minori che finiscono sotto la mannaia degli operatori dello Stato, limita la loro possibilità di difesa. Di fatto il sistema socio-giudiziario in Ticino è il primo sistema abusante dei minori. Purtroppo, al momento nessuno riesce a tutelare i figli dall'azione dello Stato che li opprime per mano degli operatori dei vari settori coinvolti (assistenti sociali, curatori, Commissioni tutorie, autorità di vigilanza sulle tutele, preture, periti psicologi e psichiatri, procura e magistratura dei minorenni, ecc.). Numerosi, e comprovati da prove oggettive, sono i casi raccolti dal nostro movimento in cui i minori vengono abusati dalle autorità che dovrebbero invece proteggerli. Ritenendo un tema da proporre e trattare quello dell'abuso dello Stato sui minori, i numerosi membri coinvolti sono ben disposti a portare la loro testimonianza diretta, supportata da prove concrete e oggettive. Ribadiamo che tutto quanto qui asserito è suffragato da esempi concreti provati e documentati.

GIANFRANCO SCARDAMAGLIA, coordinatore Movimento Papageno 

www.miopapageno.ch

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

Commenti

Newspaper

Movimento Papageno esamina l’impatto giuridico e sociale della separazione e del divorzio, con particolare attenzione al benessere dei minori e alla responsabilità genitoriale condivisa.

Forniamo documentazione e analisi per sostenere decisioni informate e un dibattito pubblico equilibrato in Ticino e in Svizzera.

Iscriviti per ricevere aggiornamenti.

Maschi avvisati mezzi sal­vati

Bene dei minori

Male dei minori

Ultimi articoli