Da: La regione 12.12.08 pag 4 (
per leggere la perizia clicca QUI
)
Speciale Tutele e curatele
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di Paolo Bobbià e Andrea Manna
(foto Ti-Press)
A sette anni dall'entrata in vigore della legge ticinese su
organizzazione e procedura nel settore tutele e curatele si sono fatti
passi avanti. Ci vogliono però più professionalità e meno commissioni
per prepararsi al nuovo diritto federale. Lo dice il rapporto
commissionato dal Consiglio di Stato
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Meno Tutorie, più professionalità
Le
conclusioni dell'audit Affolter sulla vigente organizzazione ticinese
in materia di tutele e curatele Le proposte: quattro commissioni al
posto delle attuali diciotto e potenziamento dell'Ufficio del tutore
ufficiale
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Meno commissioni tutorie regionali (Ctr) per aumentare ulteriormente
professionalità ed efficienza. E potenziamento dell'ufficio del tutore
ufficiale in seno al Dipartimento sanità e socialità. Queste in sintesi
le conclusioni cui sono pervenuti
Kurt Affolter
e
Urs Vogel,
i due specialisti svizzero tedeschi autori dell'audit
sull'organizzazione ticinese nel settore tutele e curatele: rapporto e
relative proposte sono stati illustrati ieri ai media a Bellinzona
dallo stesso Affolter, presenti il capo del Dipartimento delle
istituzioni
Luigi Pedrazzini
e la responsabile
dell'Ufficio di vigilanza sulle tutele
Alessia Paglia.
La verifica era stata chiesta dal governo per fare il punto della situazione a sette anni dall'entrata
in vigore della
Legge sull'organizzazione e la procedura
in materia di tutele e curatele
e per rispondere a critiche e questioni sollevate da più parti. Tra
quelle maggiormente diffuse: le decisioni prese dalle Ctr, le risorse
a loro disposizione, il loro funzionamento. Ma l'audit Affolter
intendeva pure verificare lo stato dell'organizzazione in previsione
dell'entrata in vigore, il 1° gennaio 2012, del nuovo diritto
federale di protezione, il quale contempla, è stato ricordato ieri,
una diversa suddivisione dei compiti in materia di tutele e curatele.
L'esito della perizia è stato relativamente positivo, tuttavia il
contesto legislativo e sociale in cui le Ctr si trovano a operare è
in una fase di mutamento: da una parte aumentano le richieste e la
difficoltà dei casi specifici, dall'altro, come detto, ci si deve
preparare all'entrata in vigore del nuovo diritto tutorio. Tra gli
aspetti positivi sortiti dalla verifica si nota la maggior
professionalizzazione dei membri delle Ctr ticinesi - anche se
l'impiego non supera il 40, 50 per cento - e i buoni risultati
scaturiti dalla composizione a tre delle commissioni. Un plauso è
andato poi all'organizzazione del segretariato e al suo
funzionamento. «
Il segretariato
- ha sottolineato Affolter -
è l'unica
struttura attiva al 100 per cento,
questo permette una maggior
professionalità. Così facendo però le segretarie ne sanno spesso
di più delle stesse commissioni
».
Nella colonna dei ‘malus' figurano invece il basso grado di
occupazione dei membri delle Ctr, il manco di tutori qualificati o
addirittura professionisti, la disparità riscontrata negli standard di
lavoro delle diverse commissioni regionali e di conseguenza la
differenza a livello decisionale. Parte dei nei sarebbe imputabile,
stando ad Affolter, alle scarse dimensioni dei comprensori serviti. Lo
studio torna infatti spesso a occuparsi della massa critica di casi,
necessaria al funzionamento continuo e
alla professionalizzazione del sistema. Secondo i periti, il Ticino
dovrebbe contare su quattro commissioni (oggi le Ctr sono diciotto):
due nel Sopra e due nel Sottoceneri, per poter garantire a ognuna un
bacino di utenza sufficientemente ampio da consentire un maggior grado
di occupazione dei commissari. La cifra indicata si situa tra i 70 e
gli 80mila abitanti, questo per avere inoltre un numero di casi per
ambito tematico abbastanza folto da giustificare e permettere una
miglior specializzazione. «
Si tratta di pensare a una sorta
di economia di scala delle autorità
tutorie
- ha commentato Luigi Pedrazzini -
anche alla
luce dei bisogni oggettivamente emergenti nella nostra società
». Uno dei nodi da sciogliere, qualora si puntasse sulla soluzione
proposta da Affolter e Vogel, sarebbe la definizione del baricentro
della conduzione tra Cantone e Comuni. Non esiste una somma cantonale
dei costi diretti o innescati dalle Ctr, ma come indicazione le spese
per il personale si aggirano intorno ai 2,5 milioni di franchi annui. «
Dovremo sederci tutti attorno a un tavolo
- ha detto il ministro -
per valutare le proposte e i finanziamenti. Nonostante i costi
siano oggettivamente rilevanti, sono convinto che una buona gestione
delle commissioni tutorie possa giovare anche economicamente ad altri
settori dello Stato, come una buona prevenzione
».
Altro capitolo: la messa in vi-
gore del nuovo diritto tutorio federale. Una revisione, il cui iter è
terminato proprio ieri mattina in Consiglio nazionale, che mira a
favorire "sia l'autodeterminazione sia la solidarietà familiare",
come riferisce un dispaccio dell'Agenzia telegrafica svizzera.
L'organizzazione ticinese attuale dovrà quindi in ogni caso essere
adattata alle nuove competenze assegnate da Berna alle Ctr e
all'Ufficio di vigilanza. Quest'ultimo passerà i compiti esecutivi
alle commissioni, mentre quelli in materia di ricorso saranno di
competenza del Tribunale d'appello al quale potrebbe essere associata
la stessa autorità di vigilanza. Autorità che manterrà il controllo
sull'applicazione uniforme del nuovo diritto sul piano cantonale.
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Aumentano le curatele volontarie per problemi economici
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Luigi Pedrazzini
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Le obiezioni delle Ctr
Prima
di essere presentata alla stampa, la perizia stilata da Affolter e
Vogel è stata sottoposta mercoledì ai membri delle 18 commissioni
tutorie regionali nonché alle associazioni dei comuni Acuti ( comuni
urbani) e Coreti (comuni e regioni di montagna).
L'analisi degli
esperti, ha detto ieri il direttore del Dipartimento delle istituzioni
Luigi Pedrazzini riferendo dell'incontro, è stata a grandi linee
condivisa. Così non è stato però per le conclusioni, o meglio, per le
proposte di correzione del sistema. Il mormorio nella sala del Gran
Consiglio, dove mercoledì si è tenuta la riunione, si è fatto
decisamente sentire sulla riduzione del numero di commissioni presenti
sul territorio: dalle attuali diciotto alle quattro suggerite
dall'audit. Secondo i commissari verrebbe a mancare la prossimità con
i cittadini, quindi la conoscenza più vicina delle storie personali. «
È chiaramente
uno degli argomenti sulla bilancia
- ha osservato Pedrazzini -
ma sull'altro piatto abbiamo la specializzazione dei commissari e
la loro professionalizzazione, un atout decisamente importante visti i
cambiamenti della società e la difficoltà crescente di alcune
situazioni. Una prassi solida e funzionale si può ottenere soltanto -
ha aggiunto il ministro
- grazie al raggiungimento
di una massa critica di casi
». Di qui la diminuzione del numero delle Ctr.
‘Serviranno più giudici e personale di supporto'
Ricorsi, parla la presidente del Tribunale d'appello: ‘Circa 140 nuovi incarti all'anno'
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Più o meno 140. Sono i nuovi incartamenti che approderebbero ogni anno
al Tribunale d'appello (TdA) quale unica istanza di ricorso contro le
decisioni delle commissioni tutorie regionali. A fornire il dato è la
presidente dello stesso tribunale
Emanuela
Epiney- Colombo.
«
Centoquaranta
- spiega, da noi interpellato, il giudice -
sono in media i ricorsi di cui annualmente si occupa l'Ufficio di
vigilanza sulle tutele in base alle attuali norme federali. Col nuovo
diritto tutorio, che dovrebbe entrare in vigore nel 2012, la prima e
unica autorità cantonale davanti alla quale sarà possibile impugnare
le decisioni prese dalle commissioni regionali sarà il Tribunale
d'appello
». Il quale oggi, attraverso la sua prima Camera civile, si pronuncia
sui ricorsi contro le ‘risoluzioni' dell'Ufficio di vigilanza. Una
sorta di filtro, quest'ultimo, che tra qualche anno verrà soppresso.
Per cui tutte le contestazioni finiranno sotto la lente dei magistrati
del TdA.
Il futuro diritto tutorio inciderà sul numero dei ricorsi?
«
Le nuove disposizioni federali introdurranno
delle novità anche importanti
come il testamento biologico o il mandato terapeutico con la
possibilità per l'autorità tutoria di intervenire. Secondo me i ricorsi
non diminuiranno: non è pertanto da escludere un loro
aumento
».
Restiamo allora ai previsti nuovi 140 incartamenti.
«
In materia di tutele i casi sono in genere
complessi e delicati
- sottolinea
Epiney-Colombo, che ha fra l'altro curato la guida "Il cittadino e
l'autorità tutoria", pubblicato nella primavera di quest'anno dal
Dipartimento delle istituzioni -.
Parliamo infatti di bambini contesi tra genitori, di diritti di
visita contestati, di persone che non vogliono essere messe sotto
tutela e via dicendo. Tutti casi che richiedono anche delle udienze:
prima di decidere su un ricorso, le persone coinvolte vanno ascoltate
attentamente. Così come è messo ora il Tribunale d'appello non è certo
attrezzato per far fronte a quest'ulteriore carico di lavoro
rappresentato dai circa 140 nuovi incarti annui. Oltretutto
prossimamente entrerà in vigore la normativa federale di attuazione
della Convenzione dell'Aja sulla protezione dei minori e degli adulti e
sul rapimento internazionale dei minori: in base ad essa il tribunale
dovrà tra l'altro pianificare il rimpatrio del bambino qualora decida
in tal senso
».
All'interno del TdA sarà la prima Camera civile a trattare i
ricorsi contro le decisioni delle commissioni tutorie regionali?
«
È un aspetto che Consiglio di Stato e parlamento dovranno valutare rivedendo
l'organizzazione giudiziaria ticinese alla luce del nuovo diritto
federale. In altri cantoni è stata istituita una camera speciale sulle
tutele o meglio, richiamando il nuovo diritto, sulla protezione del
maggiorenne e del minorenne. Nella nostra prima Camera civile lavorano
oggi tre giudici i quali ogni anno si occupano di almeno 170 nuovi
incarti concernenti sostanzialmente il diritto di famiglia, i diritti
reali e le successioni. E già oggi ci sono ritardi. È pertanto
impensabile attribuire nuove competenze al Tribunale
d'appello senza dargli i mezzi
».
Non si può quindi prescindere da un potenziamento del TdA...
«
Credo proprio di no. Secondo me serviranno più giudici e più
personale di supporto, ovvero giuristi e amministrativi. Per contenere
il numero dei ricorsi in questo specifico ambito sarà importante che
anche le commissioni tutorie regionali possano disporre dei mezzi
necessari per lavorare al meglio. Se le parti verranno attentamente
ascoltate, se le misure di protezione saranno concordate con le
persone interessate affinché le decisioni siano condivise, le
contestazioni diminuiranno
».
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Emanuela
Epiney-Colombo |
Tutele e curatele in Ticino dal 1999 al 2007 (dati del Dipartimento delle istituzioni)
Minorenni
1999 2001 2003 2005 2007
ordini a genitori 272 412 648 733 917
curatele educative 284 357 593 569 603
Maggiorenni
1999 2001 2003 2005 2007
malattie mentali 272 37 441 530 618
tutele volontarie 419 446 472 528 553
curatele volontarie 446 535 698 843 1053
I casi sottoposti alle Ctr sono in deciso aumento.
Dopo il 2001, con l'introduzione della nuova organizzazione
cantonale, si è avuto un primo incremento,
dovuto a un maggior controllo su numero
ed entità dei casi, fino ad allora gestiti in maniera
a volte ‘amicale' dai 245 sindaci incaricati. La progressione
seguente è invece da ascrivere in gran
parte ai cambiamenti della società: aumento della
povertà, della solitudine, diminuzione dell'importanza
della famiglia. Si spiegano così i consistenti
incrementi di tutele e curatele volontarie, ossia le
richieste inoltrate dagli stessi interessati. Anche
sui minorenni si riflette la situazione socioeconomica,
ma contano pure disagi e problemi con i genitori.
Se le curatele educative dipendono dalla
mancanza di una figura adatta nel nucleo familiare,
gli ordini ai genitori sono invece legati a singole mancanze.
Dalle cure mediche alla frequenza
del doposcuola, all'uso di vestiti adeguati, ad
esempio in caso di freddo e maltempo. Come ha
sottolineato Affolter, non esistono ricerche puntuali
sul tema, nemmeno a livello svizzero: queste
considerazioni derivano dalla pratica.
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