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‘I ticinesi hanno optato per la qualità delle Tutorie’

Da: La regione, 4.3.13 pag 4

‘I ticinesi hanno optato per la qualità delle Tutorie’

Così Vanetti di Agna. Passa la professionalizzazione. Calastri: i presidenti molleranno

di Andrea Manna
Gongola Pietro Vanetti : « La maggioranza dei ticinesi ha dato più importanza agli aspetti qualitativi del lavoro delle Autorità regionali di protezione che a quelli economici e politici sollevati dai Comuni che hanno lanciato il referendum. Insomma i cittadini, e Agna, vogliono dalle Arp un servizio di qualità. Una qualità che prima di questa riforma e di questa votazione non convinceva ». Raggiunto dalla Regione, il presidente dell’Associazione dei genitori non affidatari (Agna) commenta così il risultato scaturito dalle urne in una domenica quasi primaverile. Il 56,8 per cento dei votanti ha detto sì agli adeguamenti normativi cantonali, varati lo scorso settembre dal Gran Consiglio, al riformato diritto tutorio federale. Soprattutto ha detto sì alla professionalizzazione delle Commissioni tutorie regionali, le Ctr, dal 1° gennaio Arp, Autorità regionali di protezione: concretamente, il grado di occupazione dei presidenti delle Ctr/Arp non potrà essere inferiore “all’80 per cento”. Professionalizzazione inserita dal parlamento nel pacchetto di disposizioni sulle tutele uscito in settembre, ma contestata da una settantina di Comuni tramite referendum. Ieri il verdetto popolare.

Ed è una sentenza chiara. Scontata la soddisfazione di Vanetti, la cui associazione, insieme con quella delle famiglie monoparentali e ricostituite, l’Atfmr, ha combattuto fin dall’inizio le tesi dei contrari alla professionalizzazione. Agna e Atfmr, riprende Vanetti, « sono ora pronte a collaborare con il Consiglio di Stato e i Comuni alla stesura del regolamento di applicazione, affinché quest’ultimo rispecchi i contenuti della legge appena avallata dal popolo e affinché le Arp nelle loro decisioni prestino particolare attenzione alla psicologia e alla pedagogia, piuttosto che al Codice civile. E ciò proprio nell’interesse dei soggetti più deboli ». Valeva la pena insistere sulla professionalizzazione quando già si prospetta l’adozione del modello giudiziario, con la conseguente scomparsa delle Arp dato che le loro competenze saranno assunte dalle preture o dal ventilato tribunale di famiglia? « Assolutamente sì, ne valeva la pena – afferma perentorio il presidente dell’Agna –. Mettiamo a posto quello che oggi si può mettere a posto. E la professionalizzazione era indispensabile, urgente. Peraltro dubitiamo assai che il passaggio al modello giudiziario avverrà nel giro di pochi anni. Sempre che avvenga. Al momento infatti è solo un’ipotesi ».

Il referendum è stato appoggiato dalla giovane Associazione dei comuni ticinesi (Act)... « Perché ancora una volta i Comuni non erano stati consultati, mi riferisco per l’appunto agli emendamenti, poi accolti dal parlamento, che hanno introdotto la professionalizzazione », spiega Riccardo Calastri , alla testa dell’Act. « Temo che a breve – continua il sindaco di Sementina – i presidenti in carica delle Commissioni tutorie daranno le dimissioni: coloro che hanno già una professione e hanno attualmente un grado di occupazione nelle Tutorie del trenta per cento ben difficilmente potranno operarvi all’ottanta per cento ». Fra i sostenitori del referendum Franco Celio . « Questo fine settimana – osserva il granconsigliere del Plr – erano in votazione popolare temi oggettivamente più importanti di quello sulle tutele, che è stato pertanto un po’ in ombra. Cosa che ha fatto sì che gli argomenti ‘strappalacrime’ dei fautori del ‘sì’ avessero la meglio ». Ora, aggiunge Celio, « vedremo se il governo manterrà la promessa di non procedere a fusioni forsennate delle Arp, che andrebbero a scapito delle regioni periferiche, e se la burocratizzazione si fermerà alle presidenze delle Autorità regionali di protezione o se dilagherà a macchia d’olio creando così un esercito di nuovi funzionari: in tal caso i cittadini pagheranno il prezzo della loro distrazione ».

In Gran Consiglio gli emendamenti tradottisi nelle norme sulla professionalizzazione erano stati presentati da quattro deputate. Tra queste la liberale radicale Giovanna ViscardiLa professionalizzazione risponde anche, in parte, alle esigenze della nuova normativa federale ») e Greta Gysin dei Verdi. « I ticinesi – rileva Gysin – hanno capito l’importanza della posta in gioco. Quello delle tutele è un settore molto importante e delicato. Ed è fondamentale che chi è chiamato in questo settore a prendere delle decisioni operi nelle Arp a titolo principale e non accessorio: la professionalizzazione garantirà una maggiore e migliore qualità del lavoro delle Autorità regionali di protezione ». La campagna dei referendisti « è stata alquanto aggressiva, ma – è convinta la parlamentare – non ci saranno né un incremento spropositato dei costi né un aumento della burocrazia: ci sarà invece un aumento della qualità, nell’interesse di tutti i cittadini ».

‘Le zone periferiche non devono temere ’

A.MA.

Nelle zone periferiche, osserva il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi , « è tendenzialmente passato il no: capisco i loro timori, ma una delle varianti che come Dipartimento stiamo studiando – in vista del passaggio, auspicato dal Gran Consiglio, al modello giudiziario – prevede l’attribuzione alle preture, anche quelle di valle, delle competenze oggi assegnate alle Arp: preture che fungeranno quindi da tribunali di famiglia ». Preture di valle destinate però a scomparire stando al documento ‘Giustizia 2018’... « È un documento per il momento tecnico, non politico – precisa Gobbi –. Tant’è che io non l’ho ancora firmato ».

TI-PRESS Pietro Vanetti
TI-PRESS Franco Celio

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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