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I GENITORI POSSONO FRUGARE NELLA CORRISPONDENZA DEI FIGLI?

Da: CdT 27.09.08 pag 36

L' ESPERTO RISPONDE
I
GENITORI POSSONO FRUGARE NELLA CORRISPONDENZA DEI FIGLI?
 FRANCESCA
CASSINA-BARZAGHINI
I
Ieri sera ho litigato con mia mamma perché da un po' di tempo si prende la libertà di frugare tra le mie cose e anche di aprir­mi la posta. Ho solo di­ciassette anni ma penso di aver di­ritto alla mia pri­v a c y . Forse le parran­no pro­b l e m i poco ri­levanti ma per me sono impor­tanti. Cosa ne pensa?
 (Riccardo di L) n siffatti casi i limiti del rispetto della sfera priva­ta dei figli sono molto difficili da tracciare e pos­sono variare sensibilmente da situazione a situa­zione. In generale va detto che sino alla maggiore età, i figli sono soggetti all'autorità parentale dei genitori, i quali ne dirigono le cure e l'educazione e, riservata la loro capacità, prendono le decisioni necessarie. Se­condo l'articolo 301 cpv 2 del Codice Civile il figlio de­ve obbedienza ai genitori, i quali devono tuttavia con­sentire al figlio, corrispondentemente alla sua matu­rità, di organizzare liberamente la sua vita e, in affa­ri importanti, tenere in debita considerazione la sua opinione. Anche le relazioni personali e, quindi, gli eventuali scambi epistolari intrattenuti con terzi dal minorenne, rientrano di principio nel potere di dispo­sizione attribuito ai genitori dall'autorità parentale; un'autorità che tuttavia il genitore deve gestire per il bene del figlio e nel rispetto del suo grado di maturi­tà. Nel caso concreto, considerato come il nostro letto­re sia ormai vicino alla maggiore età, e sia quindi an­che capace di discernimento, va­le a dire capace di agire ragio­nevolmente e di comprendere le conseguenze del proprio agire, a nostro avviso egli deve aver di­ritto ad una propria sfera perso­nale. Al giovane - che pur rima­ne soggetto all'autorità parenta­le dei genitori cui egli deve co­munque obbedienza - deve quin­di essere riconosciuta la libertà d i gestire le proprie faccende più personali e in particolare la posta che riceve (indipen­dentemente che si tratti di corrispondenza di amici o di altro) in maniera praticamene autonoma. Solo ec­cezionalmente un genitore dovrebbe potere (anche con­tro la sua volontà) aprire la posta di un figlio mino­renne ma capace di discernimento: quando in parti­colare ciò si rende necessario a tutela del suo bene, per esempio perché ha problemi scolastici, ha una condot­ta che crea preoccupazioni legittime ai genitori, ha problemi di dipendenze o altro. In questi, o altri casi, l'obbligo di assistenza e di cura di ogni genitore può quindi esigere che una madre apra la corrispondenza del figlio. Nel caso particolare, non conosciamo i det­tagli della situazione. In linea di principio ci sembra tuttavia di poter consigliare alla mamma del giovane lettore di aver maggior rispetto verso il minore, evi­tando inutili ingerenze nelle sue cose più private e per­sonali. Solo un rapporto famigliare improntato sulla reciproca fiducia e sul rispetto può in effetti garantire in casa la necessaria serenità. Raccomandiamo d'al­tra parte al giovane lettore di evitare, ove possibile, inutili conflitti con la madre prediligendo piuttosto il dialogo.
  Per porre domande, rivolgersi a: Corriere del Ticino, «L'esperto risponde», c.p. 160, 6903 Lugano (fax 968.29.77, e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)




 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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