Da: www.caffe.ch del 14.3.09
Come cambierà la legge e l'identità delle famiglie
La nostra storia nascosta nel cognome
Come si chiameranno gli svizzeri di domani? Non si sa. Intanto, il Nazionale ha chiesto ulteriori modifiche, rimandandola alla propria Commissione. Desta non pochi grattacapi, quindi, questa riforma del diritto di famiglia. L'obiettivo è garantire la parità giuridica dei coniugi su cognome e cittadinanza, ma, soprattutto, evitare liti tra i genitori nella scelta del cognome dei loro figli. Tant'è che il principale punto da risolvere sarà proprio quello della trasmissione del nome. La riforma permetterà alle famiglie di essere più libere nella loro scelta. Intanto, tutti concordano sull'importanza della discussione, visto che le nostre radici si trovano proprio nel nostro nome di famiglia. "È la nostra origine e identità - conferma l'antropologo Marino Niola -. In sostanza, volendo semplificare al massimo, è la versione abbreviata della nostra storia".
Indubbiamente la questione, oltre che complicata, è piuttosto delicata. Ne va della nostra identità, appunto, del nostro sentirci più o meno parte di un gruppo. Come diceva il poeta Stéphane Mallarmé, infatti, "l'uomo è racchiuso nel cerchio di una parola: il suo nome". E la "scappatoia" del doppio cognome in Svizzera molto probabilmente non sarà più possibile. "In tutte le culture gli individui prendono il nome del gruppo cui appartengono - ribadisce Niola -. Da qui l'importanza di una giusta scelta".
E allora, meglio se i coniugi si tengono il proprio cognome anche da sposati? Già, ma con i figli come comportarsi? Una soluzione la dovranno trovare, visto che in caso di disaccordo - tutto dipenderà dalla legge che sarà votata - il figlio riceverà il cognome da nubile della madre, oppure si farà ricorso alla decisione di un giudice. Che dire? Un bel groviglio. Intanto, da più parti la rivolta monta: studiosi di genealogia psicologi e politici s'interrogano e non perdono l'occasione per sottolineare le numerose incoerenze di questo progetto.
Insomma, vien da dire che lasciando una maggiore libertà alle famiglie, il progetto di legge in discussione apre la porta a un labirinto di cognomi nel quale sarà molto difficile ritrovarsi. "Paradossalmente, la possibilità di scelta creerà all'interno della coppia non poche occasioni di discussione - precisa la sociologa Ruth Hungerbühler, docente in comunicazione radiofonica all'Università della Svizzera italiana di Lugano -. E di questi tempi la vita in famiglia già non è semplice, se poi ci aggiungiamo pretesti per litigare sarà ancora più complicata e font di stress".
Intanto, in Svizzera già si contano 70mila cognomi. Destinati a crescere, in una società sempre più mobile e flessibile. "Sicuramente - commenta Niola -. L'estensione della possibilità di scegliere significa che si ha più flessibilità anche nell'attribuzione dell'identità".
Eppure, sin dall'apparizione dei cognomi si è sempre trasmesso quello del padre. Una logica, dicono in molti, garanzia di una stabilità nelle società tradizionali. "Erano culture occidentali patrilineari e comportavano quindi il passaggio da padre a figlio maschio delle proprietà, del nome e dei titoli - spiega ancora l'antropologo Niola -. Il sesso maschile scelto come elemento che struttura la parentela".
"Già - aggiunge Hungerbühler -, una volta faceva stato il cognome paterno e non c'era nessuno che lo mettesse in discussione. Da tutti era accettato. Adesso i coniugi potranno consultarsi e scegliere. Sarebbe facile se la scelta cadesse sul cognome più ‘carino'. Purtroppo le cose non andranno così...".
E la sociologa, con una punta di malizia, individua un altro motivo di sicura polemica. "Bisognerà anche vedere dall'esterno come verrà commentata la scelta di due coniugi che applicano il cognome della donna. Quasi sicuramente, come una sorta di imposizione al femminile".
Patrizia Guenzi
Cambia partner e al figlio tocca la parentela dell'ex
Al momento del divorzio, più di 10 anni fa, France non avrebbe mai immaginato le conseguenze cui andava incontro mantenendo il cognome del suo ex marito. "L'ho fatto per avere lo stesso cognome di famiglia di nostro figlio adottivo che ha 18 anni", ha spiegato all'Hebdo. Ma qualche anno dopo, la situazione si complica. Incinta del suo nuovo partner, Renzo, France si rende conto che il nuovo nato porterà il cognome del suo "vecchio" marito. La soluzione potrebbe essere il matrimonio. Ma la gravidanza è difficile e la donna non se la sente subito. "Ero imbarazzata di fronte al mio ex col quale non avevo potuto avere figli biologici. Il bebè portava il suo cognome, ma non era figlio suo... Speravo che il mio ex marito non lo venisse mai a sapere". Ma i due abitano a 20 metri di distanza. Quattro mesi dopo il lieto evento, France e Renzo si sposano. "La legge attuale è completamente inadatta alla nuova situazione delle famiglie", conclude.
Patrizia Guenzi"Noi padri senza diritti se la coppia convive"
Esteban ha due anni e mezzo e due passaporti: svizzero e spagnolo. Sua madre, Patricia, ha la doppia nazionalità, e convive con il padre, Miguel, spagnolo, che dice all'Hebdo che ha raccolto la sua testimonianza: "Ho chiesto la doppia nazionalità anche per lui affinchè possa portare il mio cognome". Appena nato, Esteban per legge ha preso quello della madre. Ma appena possibile, un anno dopo, Miguel ha dato a suo figlio il suo cognome. "Il nome di famiglia - spiega la madre -, è importante in rapporto alla scuola, alla società e affinché il bimbo sappia da dove viene. Ecco perché per nostro figlio avremmo voluto che fosse come in Spagna, ovvero ci fosse la possibilità di dargli i due cognomi". E il padre: "Noi papà in Svizzera non abbiamo alcun diritto in caso di concubinato. L'autorità parentale non è nemmeno acquisita d'ufficio, bisogna firmare un contratto speciale. In certi momenti ho avuto l'impressione di non c'entrare nulla con questa gravidanza...".
Patrizia Guenzi
La legge com'è
Sposando Reto Rossi Marisa Bianchi può mantenere il suo cognome da nubile e farsi chiamare Marisa Rossi Bianchi. Salvo eccezioni, la prole porterà il cognome del padre, quindi Bernasconi. Per le coppie non sposate i figli porteranno invece il cognome della madre.
La legge come potrebbe essere
Se l'iniziativa verrà accettata Marisa non potrà più mantenere il suo cognome accanto a quello del marito, ma dovrà sceglierne uno: Rossi o Bianchi. Per i figli della coppia, che sia sposata o meno, varrà lo stesso ragionamento: un solo cognome scelto unitamente dai genitori.