Da: www.giornaledelticino.ch 20.12.10 (link all'articolo)
da Cinzia Marini, nostra esperta di quotidianità nelle cose minime
Per esperienza diretta e per conoscenza mediatica, negli ultimi mesi molti tra noi avranno avuto contatto con situazioni di profonda sofferenza legata ai problemi che i padri separati incontrano nella quotidianità. Lasciamo da parte, per un momento, il discorso connesso all’entità degli alimenti; parliamo piuttosto del fatto che molti faticano persino per poter vedere i figli, con difficoltà inadeguate e sproporzionate rispetto alle stesse prescrizioni legali da cui ogni processo di separazione viene costellato. Non pochi i casi - anche drammatici - di cui ci riferisce la cronaca; alcune vicende estreme di cui ci è giunta l’eco dall’estero dovrebbero esserci di monito.
Eppure, per il bene dei figli, i genitori dovrebbero essere capaci di tenere un atteggiamento il più possibile neutro e di sostegno, in modo da favorire la nascita di un clima sereno - per quanto a volte ciò non sia facile - intorno ai figli medesimi. Poche cose, ma chiare, sarebbero sufficienti a garantire ad esempio un esercizio coerente del diritto di visita (si fa astrazione ed eccezione, beninteso, dalle situazioni particolari o estreme), sempre nel rispetto delle esigenze che ogni bambino o ragazzo o adolescente può esprimere o alle quali egli è vincolato (si pensi agli orari scolastici). Ed invece ci si trova spesso alle prese con la disperazione dei padri, così come con la tristezza dei figli che crescono con un senso di vuoto e di irreparabilità del rapporto.
Comunque sia: padri e madri sono egualmente importanti, intendendosi in quell’“egualmente” una pari misura. Perché, allora, esiste un forte squilibrio di trattamento - e persino di applicazione della giustizia - di cui ai padri viene fatto pagare lo scotto, talvolta proprio per prescrizione legale ma assai più spesso per effetto di una manipolazione attuata giorno dopo giorno? E perché invece, come sarebbe logico, le armi non vengono deposte sin da sùbito da entrambe le parti che, pur spesso esacerbate nel momento in cui giungono alla separazione, dovrebbero pensare alle stupende creature che un giorno saranno parte integrante della nostra società e che, come tali, abbisognano di quella stabilità e di quella sicurezza che solo noi adulti possiamo dar loro.
Il confidare nel buonsenso non è di certo sufficiente; ed anche al legislatore dovremmo chiedere di compiere un passo strategico verso il riequilibrio dello scompenso che in molti casi è fonte di preoccupazione e di dolore per l’individuo, oltre che motivo di un sotterraneo allarme sociale. Molti sono i percorsi praticabili, per uno basterebbero un quadro normativo elementare ed un po’ di impegno: l’istituzione di un monitoraggio legale che entri in funzione sùbito dopo le sentenze di affidamento e dal quale sia garantita l’osservanza dei diritti dei padri, e non solo di quelli delle madri. Non è troppo; è il giusto.
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