Famiglia I figli di separati e divorziati devono poter vivere con entrambi i genitori, grazie alla custodia alternata o condivisa. È l’obiettivo di «donna2» l’associazione nata in difesa delle partner di uomini separati o divorziati
Da: Azione del 16.5.16 pag 5 (www.azione.ch)
Katherin Säuberli, copresidente dell’associazione «donna2». (Ti-Press)
«Vivo con un uomo separato da dieci anni. La moglie, che ha deciso di lasciarlo, ha “montato” i figli contro di lui con il risultato che non si vedono più. Le pratiche di divorzio si prolungano perché la ex fa di tutto per perdere tempo. Abbiamo due figli piccoli nostri, ma mio marito deve versare gli alimenti alla ex moglie e pensare al mantenimento dei figli di primo letto. I costi dell’avvocato sono ingenti. Mio marito è “spennato”. Io sono costretta a lavorare per passare i soldi alla ex. Facciamo fatica ad arrivare a fine mese. Viviamo modestamente, mentre la ex moglie è in condizioni agiate, perché ha mantenuto anche la casa di famiglia».
È una delle tante testimonianze che arrivano regolarmente all’associazione «donna2», fondata nel 2012 in Ticino da Katherin Säuberli, una seconda moglie che si è scontrata con una situazione analoga a quella descritta sopra. «Ho fatto come nell’aikido – ci dice la signora Säuberli, oggi copresidente dell’associazione – ho subito tante nefandezze dalla ex moglie di mio marito, ma ho cercato di trasformare la sofferenza in energia positiva impegnandomi in questa associazione di difesa delle seconde mogli. Appena ho messo in piedi “donna2” ho avuto subito riscontri positivi in tutta la Svizzera».
Säuberli è una pasionaria, si impegna da anni in questa battaglia per migliorare le condizioni di vita delle seconde mogli. In sostanza, «donna2» è costituita da donne che vivono con un uomo separato o divorziato e si batte sia per la parità giuridica tra mogli di primo e secondo letto, sia per avere uguali condizioni tra le due famiglie.
Il primo atto di Säuberli è stato, nel 2012, una lettera alla consigliera federale Simonetta Sommaruga: «Anche mio figlio ha diritto di avere un padre a tutti gli effetti. Perché mio figlio non può portare il nome di suo padre? Perché nei calcoli degli alimenti vi sono discriminazioni tra figli di primo e secondo letto? Perché certi ex mariti escono dal primo matrimonio con il diritto del minimo vitale – ossia 2500 franchi tutto incluso – e noi seconde dobbiamo intervenire come pompieri? Chiedo che le istituzioni si muovano in tempi accettabili, e impediscano che i divorzi diventino un affare per certe donne e una croce per altre. Se lei riuscisse a fermare il salasso emozionale e finanziario di cui sono responsabili pretori, avvocati, tutorie e istituzioni di tutti i generi, se lei riuscisse a difendere gli interessi delle donne tutte e non solo di quelle di prima categoria, le sarò immensamente grata».
Sommaruga ha risposto educatamente, ma evasivamente.
In sostanza, «donna2», ha avanzato rivendicazioni che contribuiscono a migliorare il diritto di famiglia a favore degli uomini divorziati. Se le condizioni di questi – divorzi in tempi brevi, alimenti più equi, custodia alternata dei figli – migliorano, ne beneficia anche la seconda compagna.
Intanto qualcosa si è mosso anche in Svizzera, un Paese che, per quanto riguarda il diritto di famiglia, non è all’avanguardia. «In questi anni – spiega Katherin Säuberli – abbiamo potuto sensibilizzare tantissimo, a livello federale: i parlamentari e soprattutto le organizzazioni femminili dei partiti. Ci siamo rivolte a tutti. Abbiamo fatto un gran lavoro di lobby per sostenere la necessità di introdurre nel codice civile l’autorità parentale congiunta e la custodia alternata. Non ci siamo mosse da sole, ma assieme e in collaborazione con le associazioni nazionali dei papà (GeCoBi e CROP) e in Ticino, Papageno e AGNA, associazione dei genitori non affidatari. Finalmente anche i nostri politici hanno capito che hanno sbagliato a offrire tutti i diritti alle sole donne, perché molti uomini separati sono veramente sul lastrico e quando incontrano una nuova compagna, questa ne subisce le conseguenze».
Dal primo luglio del 2014 anche la Svizzera ha introdotto nel codice civile, in caso di divorzio, l’autorità parentale congiunta automatica, una prassi corrente da anni nel resto dell’Europa. I due genitori separati devono così decidere di comune accordo sulle scelte più importanti che riguardano i figli; studi, scuole, lavoro, corsi estivi, salute e via dicendo.
«Noi interpretiamo questo risultato – afferma la copresidente di “donna2” – come un passo avanti verso la parità tra uomo e donna. Mi rallegro per la decisione del Parlamento di concedere di regola a tutti i genitori, indipendentemente dallo stato civile, l’autorità parentale congiunta. In questi ultimi quattro anni abbiamo centrato il nostro lavoro sul bambino, piuttosto che sulla seconda moglie. Se aiutiamo il bambino, aiutiamo entrambi i genitori e tutta la famiglia».
L’obiettivo principale di «donna2» è quindi diventata la custodia alternata o condivisa. Vale a dire che entrambi i genitori, dopo la separazione, hanno il diritto di vivere con i figli. Non deve essere per forza un 50% con ognuno, ma una condivisione di tempi che superi la custodia esclusiva, perlopiù concessa alla madre, che in Svizzera è stata la regola.
«I bambini che crescono o sono cresciuti con una custodia alternata hanno una serie di vantaggi – specifica Säuberli – sono fisicamente, psicologicamente, emozionalmente, socialmente più sicuri di quelli che hanno vissuto solo con la madre. In Svezia il 33% dei divorziati gestisce i figli con la custodia alternata, metà tempo con il papà, metà con la madre. Da noi siamo oggi solo al 5% e speriamo di raggiungere la media svedese nei prossimi anni».
La custodia condivisa è stata approvata dal Parlamento solo nel marzo dell’anno scorso, dopo vari tira e molla tra Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati. L’obiettivo, si è detto al Nazionale, non è di costringere i giudici a imporre la custodia alternata, ma di sostenere questo tipo di affidamento. Si tratta di una formula potestativa, nel senso che il giudice può scegliere questa possibilità.
«Donna2», come l’Associazione dei genitori non affidatari, avrebbe preferito che, come per l’autorità parentale congiunta, la custodia condivisa fosse fissata come situazione di partenza. La verità è che non sempre i due genitori hanno la disponibilità di dividersi le responsabilità della custodia dei figli. Poi ci sono aspetti pratici da risolvere. Per poter condividere la gestione dei figli bisogna che i genitori separati abitino nelle vicinanze, per permettere ai bambini di frequentare una scuola senza eccessivi problemi.
Il Tribunale federale si è espresso lo scorso anno in merito alla custodia alternata stabilendo che: «Un’autorità parentale congiunta non implica automaticamente che entrambi i genitori abbiano diritto di assistere il figlio durante la metà del tempo. Il giudice deve comunque verificare se la custodia alternata è possibile e compatibile con il bene del figlio. Le sole circostanze che un genitore non voglia l’affidamento alternato e la mancanza di cooperazione tra i genitori non sono sufficienti per escludere la custodia alternata».
Questa nuova forma di affidamento dei figli di divorziati ha altri aspetti positivi. «La custodia condivisa – chiarisce Säuberli – crea un equilibrio di diritti e vi è un beneficio finanziario perché le spese sono ripartite in modo più equilibrato. Inoltre, dove avviene già da anni, si riscontrano effetti positivi anche sulla coppia divorziata. Condividere la cura dei figli permette di ridurre la conflittualità. La mamma può così avere spazio e tempo libero, per lavorare o incontrare gli amici, con ricadute positive sulla qualità del rapporto famigliare. Ma, soprattutto, migliora la qualità di vita dei figli».
In Svizzera nel 2014 vi sono stati 16’737 divorzi, che hanno coinvolto all’incirca 12mila figli. Poi vi sono coloro che si separano senza essersi sposati. I numeri, in questi casi, sono relativi. Ogni singola storia può nascondere una situazione difficile. Ogni separazione, quando ci sono di mezzo i figli, diventa complicata.
Offrire il miglior equilibrio tra padre e madre, tra uomo e donna, è la cosa migliore che lo Stato possa fare. Lo ha segnalato anche il Consiglio d’Europa in una risoluzione dello scorso ottobre: «In Europa, la ripartizione delle responsabilità tra uomini e donne in seno alle famiglie ha visto un progresso notevole verso un maggior equilibrio. Tuttavia, i padri si trovano confrontati a volte con legislazioni, pratiche e stereotipi di genere sui ruoli assegnati alla donna e all’uomo che possono sfociare nella perdita di relazione con i figli. Per un genitore vivere assieme al proprio figlio è un aspetto essenziale della vita famigliare, protetto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Solo circostanze eccezionali e particolarmente gravi possono giustificare una separazione, ordinata da un giudice».
Fabio Dozio
Informazioni www.donna2.ch
All’HES-SO Valais-Wallis di Sierre il 19 e 20 maggio si svolgerà un Colloquio internazionale su «Le nuove forme parentali: il tempo della separazione… e il bambino?». Contatti:

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