P.G.
Insomma, uno spiraglio s'è aperto nella triste vicenda che ha portato sull'orlo della disperazione una madre arrivata a ipotizzare gesti estremi pur di riuscire nel suo intento di rivedere la figlia. Il prossimo 27 febbraio, dunque, Antonella potrà incontrare la bimba. Ma solo per un'ora. "È poco, lo so - commenta la donna, che in questi anni ha comunque mantenuto la responsabilità legale sulla minore -. Ma va bene. Inoltre, non saremo sole ... e va bene anche questo. Basta che qualcosa in tutta questa storia cominci ad andare per il verso giusto". Intanto, un secondo appuntamento è già in calendario. Il 13 marzo. "E poi, a dipendenza di come andranno questi incontri, immagino si potranno ripristinare visite regolari", spiega la mamma.
Antonella è una madre arrabbiata e delusa. Ad un certo punto della sua vita le cose le sono sfuggite di mano. La sua è una vicenda comune a quella di molte mamme. In difficoltà, con figli a carico, chiedono aiuto ad un assistente sociale e subentra una tutoria per dare sostegno. "Mi dissero che avevo solo due strade: o mettere mia figlia in un istituto o darla in affidamento". Antonella sceglie l'affidamento. Anche se la bimba finisce a 100 chilometri da casa. Col tempo, le telefonate e gli incontri tra madre e figlia si fanno sempre meno frequenti. "Inascoltate le mie richieste di maggiori contatti", conclude speranzosa che qualcosa, ora, cambi per davvero.
E allora, per ora la minaccia di Antonella rientra. Anche se atti clamorosi la donna ne ha già compiuti. Nell'aprile 2009, per raccogliere i soldi necessari a pagare un ricorso al Tribunale amministrativo, s'era messa in piazza Dante a Lugano a chiedere l'elemosina.
Da allora la situazione s'è vieppiù ingarbugliata. "Nel frattempo ho avuto tre infarti miocardici e altri problemi di salute - aggiunge -. Ma guardi, lo ripeto. Se non dovessi riuscire, prima o poi, a riportarmi a casa mia figlia preferisco morire dandomi fuoco. Tanto che ho da perdere? Niente. Mi hanno tolto tutto..".
p.g.
Commenti