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Provocazioni. PERCHÉ STAVOLTA CORONA VA DIFESO.

Da: CdT 28.4.11 pag 37 e http://plus.cdt.ch/parliamone

di Oliver Broggini 

Fabrizio Corona non corrisponde all’immagine che prende forma nella vostra mente, quando pensate al fidanzato che vorreste per vostra figlia. È pieno di tatuaggi, maneggia banconote false, è accusato di avere estorto denaro a numerosi VIP – grazie a fotografie imbarazzanti – e per questo è finito in carcere (scrivendoci pure un libro). Sul nostro territorio è noto anche per avere trasformato il ponte-diga di Melide, con la sua Lamborghini, nel set per un capitolo ticinese del videogame GTA. Eppure, di fronte all’ultimo guaio nel quale si è ficcato, Fabrizio Corona merita un pensiero solidale da parte di tutti gli uomini di buona volontà.

I fatti ce li descrivono, con il consueto gusto saprofago, i media di quel Paese alla deriva che è l’Italia. L’ex suocera accusa Corona di avere prelevato il figlioletto Carlos senza il consenso della madre, il tam tam si scatena e trova coronamento nella comunicazione, in diretta sull'Isola dei famosi, con corollario di pianti isterici, alla madre del bimbo – la showgirl Nina Moric, che il bisturi ha reso pronta alla successione di Heath Ledger nel ruolo del Joker.

Riferendo la ghiotta notizia dell’alterco tra il fotografo e la nonna materna del bambino, è stata persino utilizzata – con scioccante e delinquenziale pigrizia – la parola «rapimento». È finita nei guai persino la fidanzata di Corona, la soubrette argentina Belen Rodriguez, colpevole di avere accompagnato padre e figlio nel viaggio verso il luogo ove si è consumato il vile ratto di minore: Eurodisney.

Ora, è indubbio che la simpatia di Corona-Non-Perdona sia pari a quella dell’influenza intestinale in un universo senza Imodium. Nella vicenda che si trova a vivere in questi giorni, ad ogni modo, egli per una volta non è un buzzurro arricchito col Daytona e la Bentley, quanto piuttosto l’esponente pubblico di una classe di paria quotidianamente messi all'angolo, angariati, vessati, umiliati, resi inutili e ridotti all’insignificanza: i padri.

Dimostrando una ributtante faccia tosta, la nostra società si è ostinata a celebrare anche quest’anno San Giuseppe, senza farsi mancare i soliti editoriali carichi di pacche sulle spalle e dissertazioni sulla presente assenza dei genitori di sesso maschile. Peccato che a queste generiche buone intenzioni non segua un impegno sincero. Anche prendendo con le pinze i resoconti del movimento Papageno, il Tribunale della realtà ci dice che gli ospizi per indigenti – nelle grandi città – traboccano di ex mariti (e perciò ex padri) finiti sul lastrico o allontanati per anni dalla loro prole, magari grazie a una delazione riguardo a presunta violenza o pedofilia – il genere di accusa che, per un maschio contemporaneo, significa colpevolezza fino a prova contraria e marchio perenne d’infamia. Tutto questo, mentre una madre può agilmente organizzare una gangbang con tutte le attrazioni dello Zoo di Basilea strafatte di crack, senza per questo dover temere conseguenze riguardo alla custodia dei figli.

Questo ingiusto e indecente stato di cose è maturato nel silenzio del nostro sistema politico, sovente incline a sostituire vigliaccamente la giustizia con i legalismi; per di più, il cambiamento tarda a manifestarsi. Subito dopo il suo insediamento, infatti, Simonetta Sommaruga aveva congelato un disegno di legge – presentato nel 2004 e ormai in fase avanzata – che avrebbe portato, in caso di separazione, alla concessione automatica dell'autorità parentale congiunta. Ora la rotta pare essere cambiata, ma se questa è l'alba del nuovo Consiglio federale a maggioranza femminile...

plus.cdt.ch/parliamone/provocazioni   

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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