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di Cristina Ferrari
Affido è aprire la porta di casa e del proprio cuore, accogliendo con
il minore anche la sua storia, che va accettata e non negata o
dimenticata. Un tema delicato che abbiamo voluto sviscerare con la
presidente dell'Associazione ticinese famiglie affidatarie (Atfa)
Anna Rossi Bernardi
e il consulente sociale
Andrea Milio.
Quante famiglie affidatarie
ci sono in Ticino?
« Nel nostro cantone attualmente sono 120 le famiglie affidatarie
(più del 50% costituite da familiari diretti, il resto da affidi
extraparentali), eppure il loro numero non riesce a rispondere alla
domanda di minori in cerca di un ambiente familiare equilibrato e
sereno per la loro crescita. Molti sono infatti gli adulti che, dopo
essersi messi in gioco con colloqui e primi approcci attraverso le
strutture preposte, rinunciano alla delicata ma ricca esperienza di
condivisione e solidarietà. Paura, senso di inadeguatezza, timore di
non farcela? L'affido resta una scelta non semplice, per certi versi
gravosa, capace di mettere in piazza sentimenti e affettività e in
gioco risorse individuali e familiari. Se il figlio che ti porti nel
grembo lo concepisci come ‘esclusiva parte di te', il minore che
approda nella tua vita dopo aver affrontato la burrasca di
una famiglia di origine in difficoltà, è una possibilità ulteriore e
diversa di crescita e di arricchimento reciproci, consapevoli sempre
del fatto che quale famiglia affidataria non ci si pone al posto
dell'altra, ma al suo fianco».
Quali requisiti deve avere una famiglia per accogliere dei minori in affido?
«La famiglia affidataria può essere composta da qualunque persona che,
singolarmente o in coppia, sposata o convivente, con o senza figli,
senza limiti di età, dopo una necessaria valutazione
tecnica psico-sociale risulti in grado di accudire, educare e
mantenere un minore (con la possibilità di beneficiare di una retta);
in grado di affrontare vicende emotive connesse ad esperienze di
separazione; priva di motivazioni esclusivamente affiliative nei
confronti di un minore in affido; flessibile ai cambiamenti ed in
grado di tollerare dolore e frustrazioni anche di notevole entità (ma
non è così anche per un figlio naturale?); disponibile a collaborare
con le istituzioni; solidale nei confronti di individui
provenienti da contesti sociali, culturali ed etnici diversi
».
Chi sostiene la famiglia affidataria?
« Ad aiutare e ad accompagnare in questo " sì" alla vita opera dal
1981 la nostra associazione, riconosciuta e sussidiata al 75% dal
Cantone. Una struttura (con sede a Vezia) in prima linea nel reperire
nuove famiglie disposte ad accogliere un minore».
Che riscontro si è avuto dalla campagna di sensibilizzazione
in atto?
«Con la recente campagna di sensibilizzazione ci hanno contattato più
famiglie, ma molte hanno poi lasciato durante il percorso di
valutazione. Probabilmente ci si spaventa, l'affido è sì bello, ma
anche non facile. Per dare una casa alle richieste che ci arrivano
dovremmo avere almeno una quindicina di nuove famiglie l'anno. Così,
purtroppo, non è, e sia gli istituti minorili sparsi su tutto il
territorio cantonale che le famiglie non riescono a coprire le
richieste».
Quali tipi di affidamento esistono?
« Esistono due tipi di affidamento: il "family", un progetto educativo
a breve, medio, lungo termine, e l'affidamento ‘SOS', a sostegno in un
momento d'urgenza e della durata massima di tre mesi. Affido che viene
dunque concepito da un lato quale strumento preventivo in situazioni
non necessariamente di patologia familiare o sociale già conclamate e
dall'altro quale intervento riparativo in situazioni di crisi».
Quali sono i motivi principali
che portano all'affidamento
familiare?
« I motivi sono vari rispetto alla presa a carico di un minore, in
particolare: secondo le ultime stime (2006) il 44% dei casi è dovuto a
carenze educative, il 31% a patologie o dipendenze della madre, il 13%
al decesso dei genitori, e il 6% rispettivamente
a maltrattamenti e abbandono ».
Dove si trovano le famiglie affidatarie?
«Il 45% delle famiglie proviene dal Luganese, il 20% dal Mendrisiotto,
il 20% dal Locarnese ed infine il 15% dal Bellinzonese
».
Cosa comporta la scelta dell'affido?
«L'affido, ricordano inoltre i principi guida dell'Atfa, è uno
strumento di protezione che si mette in atto per salvaguardare il
minore da una situazione familiare difficile. Parallelamente
un'opportunità di crescita preziosa per il minore che, inserito in un
ambiente familiare stabile, può trovare nuovi punti di riferimento
affettivi ed educativi che lo aiutino a ‘ costruire' una personalità
serena ed equilibrata. L'affido è un'occasione di apertura. Accogliere
nella propria casa un minore significa entrare in contatto con una
nuova storia, aprirsi a una nuova rete di rapporti, arricchire la
propria vita di nuove esperienze. In questo senso, quale Atfa
ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato alla recente assemblea
annuale, i soci ed i sostenitori che con il loro contributo
finanziario aiutano a coprire il 25% delle spese dell'associazione non
finanziate dal Cantone permettendo così all'Atfa di poter continuare
ad operare su tutto il territorio cantonale».
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