Da: CdT 3.12.10 pag 13
In aula. Abusarono di una 13.enne
Un
53.enne e un 32.enne condannati a 10 mesi rispettivamente a una pena
pecuniaria di 7.500 franchi, entrambe sospese, in due distinti
procedimenti alle Assise Correzionali
■
Due processi medesimo copione. Due vicende distinte con una sola
vittima, una ragazzina 13.enne oggetto delle pesanti attenzioni di due
uomini adulti condannati ieri per ripetuti atti sessuali con fanciulli a
10 mesi di detenzione rispettivamente a una pena pecuniaria di 7.500
franchi, in entrambi i casi con il beneficio della sospensione per
un periodo di prova di due anni, dalla Corte delle Correzionali di
Lugano presieduta dal giudice Marco Villa. Il caso più grave, dibattuto
in mattinata, riguarda un cittadino italiano di 53 anni, domiciliato
nel Luganese, che nel periodo febbraioottobre 2007 aveva avuto con la
vittima almeno sei rapporti sessuali di cui tre completi.
La
vicenda era emersa nel corso di un'inchiesta a carico del patrigno
della vittima condannato nel 2009 alle Criminali a 5 anni per abusi su
minori. L'imputato aveva conosciuto l'adolescente frequentandone la
madre. Ne era nata un'amicizia, trasformatasi presto in una
infatuazione da parte della ragazzina. In aula l'uomo ha detto più
volte di aver ignorato al momento dei fatti la reale età della
giovane che lo continuava a cercare arrivando ad aspettarlo fin
davanti all'uscio di casa dopo essere fuggita dal foyer in cui era
stata collocata. Di parere diverso il procuratore pubblico Mario Branda
che ha proposta una condanna a 10 mesi. Il magistrato ha stigmatizzato
il comportamento dell'accusato che, con il suo agire, ha volutamente
ignorato la grave situazione di disagio sociale e la fragilità della
13.enne. «Da un lato c'era un'adolescente innamoratasi di un adulto, -
ha detto - dall'altro un adulto che non l'ha ripagata con il medesimo
affetto e che ha abusato della sua fiducia»; un uomo che seppur conscio
del divario d'età che lo separava dalla ragazzina, ne ha approfittato.
Il procuratore non ha sollevato dubbi sulla versione dei fatti fornita
dalla vittima che nel corso di tutta l'inchiesta è sempre stata lineare
e suffragata da riscontri oggettivi; per contro Branda ha espresso
sconcerto per un 53.enne che, proprio per l'età e l'esperienza
acquisita, doveva rendersi conto di quello che faceva. Una tesi
ribadita anche dal legale di parte civile, avvocato Renata Loss Campana: «L'imputato sapeva di commettere un reato - ha precisato - e ha pensato solo a se stesso».
Dal canto suo il difensore, avvocato Fabio Creazzo, ha evidenziato il
sincero pentimento del proprio assistito che si è assunto le proprie
responsabilità collaborando con gli inquirenti. Ma il giudice Villa ha
confermato l'atto d'accusa e la richiesta del procuratore pubblico,
sottolineando in particolare la gravità morale dell'agire del 53.enne:
«Conosceva le difficoltà della vittima e ne ha approfittato; si è
messo da solo in una situazione a rischio». Da qui la conferma della
richiesta del procuratore pubblico.
Stesso copione, si diceva
all'inizio, per il procedimento celebrato nel pomeriggio. Questa volta
il protagonista era un 30.enne marocchino giunto in Ticino per cercare
lavoro. Aveva conosciuto la 13.enne per caso, mentre cercava una
strada. Anche in questo caso all'incontro occasionale era seguito un
rapporto sessuale consumato nell'area di sosta autostradale situata sul
tratto tra Lugano e Mendrisio. «Lei era consenziente - ha detto
l'imputato - e mi ha detto che aveva 16-17 anni». Una versione poco
credibile per il procuratore Branda: toccava all'accusato verificare
l'età della ragazza e non il contrario - ha ribadito - oltretutto
sapeva comunque l'età della vittima perché lei stessa gli aveva fatto
vedere i suoi dati sull'abbonamento Arcobaleno, ciononostante non ha
esitato a identificarsi con un falso nominativo e a trascinarla nelle
toilette dell'autostrada. Un comportamento intenzionale su cui non ha
avuto dubbi nemmeno il legale di parte civile, per contro qualche
perplessità l'ha sollevata il difensore, avvocato Sebastiano
Pellegrini. Quest'ultimo si è battuto per l'assoluzione del proprio
assistito, vittima di un approccio disinibito da parte della giovane.
Una ragazza non solo consenziente ad avere un rapporto sessuale con
l'imputato, ma anche non così cristallina nelle versioni fornite in
sede d'inchiesta. Di diverso avviso il presidente della Corte Marco
Villa: «Se il rapporto era voluto - ha detto in proposito - che motivo
aveva la vittima di mentire?» Da qui la conferma integrale dell'atto
d'accusa. GR
Commenti