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Quando finisce l'amore, c'è l'avvocato

Quando l'amore finisce, bisogna rivolgersi innazitutto alle associazioni dei padri (www.miopapageno.ch e www.agna.ch) le quali possono informare al meglio (in modo reale e senza false illusioni) i futuri padri o le future madri non affidatari, soprattutto sugli avvocati divorzisti e sulla "fabbrica dei divorzi".

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Da: La regione, 28.6.10 pag 3

Quando finisce l’amore, c’è l’avvocato

Che fare se il matrimonio è giunto agli sgoccioli? Ma soprattutto: a chi rivolgersi e cosa si può evitare

di Paolo Bobbià

‘Chi ben comincia è a metà dell’opera’ è un adagio multiuso, che trova applicazione anche quando un matrimonio finisce e ci si ritrova a dover fare i conti col passato per stare a galla anche in futuro.

Ecco dunque alcune notizie utili per gestire al meglio un divorzio o una separazione, iniziamo però da un matrimonio ancora in predicato. Secondo l’avvocato Alberto Forni, esperto di diritto di famiglia e in particolar modo di diritto del divorzio e autore del sito www.divorzio.ch (dal quale provengono alcune delle ‘dritte’ in queste righe), bisogna dapprima fare una distinzione: se i coniugi (o il coniuge) non sono ancora sicuri di intraprendere la via della separazione o del divorzio, vale la pena prendere contatto con i consultori e le associazioni che si dedicano a questo tema (una lista è presente sul sito internet). «Questi sono composti da persone che hanno una formazione più generale, magari anche poco giuridica, ma senz’altro sono i primi in grado di dare delle informazioni e dei consigli – suggerisce Forni –. Possono proporre delle terapie famigliari, oppure se ci si rende conto che il divorzio o la separazione è inevitabile hanno la possibilità di dare i primi consigli su come affrontare le procedure».

Insomma, una sorta di tappa intermedia dove eventualmente sostare per chiarirsi le idee prima di andare dall’avvocato.

«Dal momento in cui la decisione (di separarsi o divorziare, ndr) è presa, è importante raccogliere le informazioni e sapere a chi rivolgersi – prosegue il nostro interlocutore –. Bisogna sapere che ci sono tutta una serie di questioni burocratiche e amministrative, anche piuttosto noiose, di raccolta della documentazione (vedi box sopra, ndr) che poi servirà al giudice». Vale quindi la pena presentarsi dal legale già attrezzati di copie e fotocopie «così l’avvocato potrà dare delle informazioni più immediate. Perdere tempo sarebbe peccato».

Dobbiamo chiarire che non si tratta di avere fretta di tornare uccel di bosco, ma di cautelarsi nei confronti di un maritino o una mogliettina furbetti o esosi. «Perché nelle situazioni di decisione maggiore magari c’è un conflitto molto forte e, non di rado, spariscono i documenti da una o dall’altra parte – spiega l’avvocato –. Ad esempio ci sono mogli che non sanno nulla della situazione economica della famiglia, perché se n’è sempre occupato il marito. E il marito al momento buono non le fa avere i classificatori con la documentazione. Capita anche a ruoli invertiti. Il ragionamento è quindi: prima preparo i documenti, poi vado dall’avvocato per vedere con lui quale strategia intraprendere». Chiedere consiglio a un giurista può essere comunque utile, ma essere seguiti da un legale non è sempre necessario. «Sia chiaro che l’avvocato non è obbligatorio. Diciamo che è consigliabile nei casi in cui ci sono figli o questioni economiche un po’ complesse – precisa Forni –. Per fare un esempio opposto: se due coniugi sono sposati da tre anni, con la separazione dei beni, non hanno figli e lavorano entrambi è inutile andare dall’avvocato, perché è un divorzio ‘semplice’, possono fare da soli».

Non solo per spartizioni milionarie quindi, ma pure per la definizione degli alimenti è meglio affidarsi a un professionista. «Se la coppia ha figli ci sono ripercussioni non da poco, anche perché l’investimento economico da prevedere, parlo di mantenimento della famiglia, è rilevante – fa notare l’autore di divorzio.ch –. Quindi è meglio fare un ‘investimento’ nell’avvocato e riuscire a risparmiare qualcosa nel contributo alimentare, piuttosto che fare da sé e non rendersi conto delle ripercussioni future. Non è necessario essere seguiti dall’inizio alla fine da un legale, ma è certamente meglio sottoporgli almeno un’eventuale convenzione».

Questo è l’avvio delle procedure, visto con un freddo occhio clinico. Non bisogna però dimenticare che per arrivare a questo punto ci dev’essere stata una rottura e che ogni rottura ha i suoi cocci da spazzare. C’è quindi l’emotività che a volte gioca brutti scherzi. Attenzione a frasi e comportamenti del tipo: ‘Ai miei figli do tutto, ma quella lì (l’ormai ex-moglie) non becca più un franco da me!’, perché «se la situazione economica è stabile, vale la pena fare qualche concessione, da una parte come dall’altra», ci dice ancora Forni. Ciò per evitare dannose rappresaglie e interminabili e costose procedure. Insomma, forse ci siamo sbagliati: ‘A metà dell’opera è chi ben finisce’.

Da portare

Sul sito www.divorzio.ch l’avvocato Forni ha pubblicato una lista completa dei documenti che sarebbe utile avere a disposizione già alla prima consulenza con un legale. Fra i principali: l’atto di matrimonio; il certificato di famiglia per i cittadini svizzeri o lo stato di famiglia per i cittadini stranieri; il certificato di domicilio, quello di salario e quello della cassa pensioni (se possibile tutto di entrambi); l’ultima dichiarazione delle imposte e l’ultima notifica di tassazione; la distinta completa delle spese correnti dell’economia domestica (compresi eventuali debiti o esecuzioni in corso, convenzioni o sentenze riguardo oneri alimentari).

Da chiedere

Al giudice un coniuge può richiedere l’intimazione di alcune misure urgenti, tra queste: l’attribuzione in uso dell’abitazione coniugale; l’affidamento dei figli; la determinazione di un adeguato diritto di visita, la sua limitazione o in casi gravi la sua soppressione; un contributo alimentare adeguato per sé e per i figli; l’ordine di non avvicinarsi all’abitazione; il blocco degli averi dell’altro coniuge (conti bancari, azioni...); il blocco del registro fondiario, per evitare che il coniuge proprietario possa vendere terreni o immobili; la diffida ai debitori, cioè ad esempio l’ordine al datore di lavoro del marito di trattenergli gli alimenti dal salario e versarli alla moglie.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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