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«La
logistica del Palazzo di giustizia non ha subito cambiamenti e
peggiora di giorno in giorno, perché le strutture sono vetuste e prive
di manutenzione. Le intemperie estive hanno provocato un allagamento
delle cantine e degli ascensori (...) : le riparazioni vengono eseguite
con prontezza ma (...)». Emanuela Epiney-Colombo, presidente del
Tribunale d'appello parla dei suoi primi mesi di esperienza di
presidente del TA. Parla della Giustizia, dell'oscuro ma importante
lavoro che viene svolto dai colleghi impegnati nel campo dei diritti
pubblico e civile, ma non dimentica la logistica del Palazzo che lascia
a desiderare: anche se da tempo l'autorità politica ha in cantiere la
ristrutturazione. Interviene ancora sulle novità in arrivo e non
dimentica il cittadino, che si aspetta giustizia, soprattutto di questi
tempi, difficili per tutti.
PRESIDENTE
(foto
Demaldi)
Presidente che eredità ha raccolto
dal suo predecessore, giudice Raffaello
Balerna?
«Il mio predecessore non ha lasciato
arretrati nella gestione del Tribunale».
Ha stilato una graduatoria dei problemi
da risolvere? Se sì, li può elencare?
«Non
c'è una graduatoria dei problemi da risolvere; per me l'obiettivo è
quello di garantire il funzionamento regolare del Tribunale d'appello
nel suo insieme».
Il
suo predecessore aveva detto che il Tribunale penale cantonale
dovrebbe essere scorporato dal Tribunale d' Appello. Qual è la sua
opinione al proposito?
«Un
apposito gruppo di lavoro sta studiando i problemi posti dalla prossima
entrata in vigore del Codice di procedura penale unificato svizzero,
nei quali penso rientri anche la collocazione del Tribunale penale
cantonale.
Con l'introduzione dell'appello penale non dovrebbe più
essere possibile la presenza nel medesimo tribunale di due istanze di
grado diverso, come il Tribunale penale cantonale (prima istanza) e la
Corte penale d'appello (seconda istanza). È quello che già avviene nel
settore civile. Le Preture non si trovano nella stessa istituzione
giudiziaria delle Camere civili di seconda istanza».
Si
parla spesso degli organici del Tribunale penale cantonale, della
Procura e dei relativi carichi di lavoro. Qual è la situazione attuale
degli altri Uffici del palazzo di giustizia dove lavorano giudici
impegnati nel campo del diritto pubblico e civile?
«I media dedicano molto interesse
ai problemi delle strutture giudiziarie
del settore penale. Queste sono però solo una parte, e nemmeno la più
grande, dell'apparato giudiziario. I giudici del settore civile e
quelli del settore pubblico lavorano senza attirare l'attenzione del
pubblico e dei media, se non in casi eccezionali. Il volume di lavoro
è però ingente, come indicano le cifre pubblicate nel rendiconto 2007
del Tribunale d'appello e quelle relative alle Preture e alle
Giudicature di pace. Di questi tempi non sono solo i premi delle casse
malati a rimanere impagati: molte altre fatture, di qualsiasi genere,
non sono pagate, ciò che genera lavoro per gli uffici di esecuzione,
per gli avvocati, le fiduciarie e per i tribunali. La mancanza di
liquidità temporanea che ne risulta innesca difficoltà alle quali si
tenta di dar soluzione rivolgendosi all'autorità giudiziaria».
Parliamo
della logistica del palazzo di giustizia: lei durante il suo
intervento in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario aveva
tracciato un desolante quadro, riconosciuto del resto anche
dall'autorità politica. È cambiato
qualcosa nel frattempo?
«La
logistica del Palazzo di giustizia non ha subito cambiamenti e
peggiora di giorno in giorno, perché le strutture sono vetuste e prive
di manutenzione. Le intemperie estive hanno provocato un allagamento
delle cantine e degli ascensori, visto anche il pessimo stato del tetto
e delle cantine, e inoltre ci sono state anche inondazioni dei bagni a
causa di apparecchi sanitari e tubature ormai allo stato di rottame.
Le riparazioni vengono eseguite con prontezza, ma forse sarebbe più
razionale e anche economico prevenire i guasti, ormai di serie,
affrontando infine il tema della ristrutturazione dello stabile».
Che cosa indicano le statistiche, a livello di incarti entrati e trattati, dei
primi sei mesi dell'anno?
«I
primi sei mesi del 2008 sembrano delineare una sostanziale stabilità
delle entrate e delle uscite rispetto al 2007. Un bilancio vero e
proprio si potrà avere solo alla fine dell'anno, tenuto conto dei
flussi discontinui delle entrate, condizionate dai periodi delle ferie
giudiziarie. Le novità in campo economico (soppressione di impieghi,
fusioni, cambiamento della congiuntura, aumento dei costi delle materie
prime, ecc.) e i cambiamenti legislativi possono riservare sorprese
anche in breve tempo».
Che cosa la preoccupa a livello di giustizia?
«A
livello di Giustizia mi preoccupa la mancanza di lungimiranza del
mondo politico e la scarsa attenzione rivolta alla prevenzione dei
conflitti e delle situazioni di disagio della società. Risolvere in
tempi ragionevoli i conflitti, compresi anche quelli cosiddetti
minori, è un compito essenziale dello Stato, che deve quindi mettere
a disposizione dei cittadini le strutture adeguate, non solo per
risolvere i litigi ma anche per prevenirli
nella misura del possibile. Un sistema giudiziario efficace e
funzionante contribuisce al mantenimento della pace sociale e allo
sviluppo economico della società. Una maggiore rapidità nell'evasione
delle vertenze private (diritto del lavoro, della locazione, di
famiglia, di appalto, ecc.) permette ai creditori di incassare il
dovuto per il lavoro svolto e di far così fronte, a loro volta, ai
propri impegni nei confronti dei creditori. A tutto beneficio
dell'intera economia, dei singoli e dello Stato. Allo stesso modo la
solerte evasione delle pratiche amministrative permette al cittadino
di ottenere le prestazioni alle quali ha diritto senza dover fare i
cosiddetti salti mortali nel periodo di attesa. Rendere giustizia
richiede attenzione e perseveranza anche nelle piccole cose di tutti i
giorni ed esige di guardare lontano. È meglio risolvere i problemi
quando sono semplici piuttosto che lasciar correre e aspettare che
siano grossi e complicati. Prevenire è meglio che guarire, anche nella
Giustizia. Non ci può essere confronto con il settore privato, perché
rendere
la giustizia è un compito fondamentale
dello Stato, che non ha prezzo in uno Stato di diritto».
Le aspettative della popolazione
«Mi
preoccupa - continua ancora la nostra interlocutrice - anche il
divario fra le aspettative della popolazione nei confronti delle
strutture giudiziarie e quello che queste ultime possono in realtà
dare nel rispetto delle loro competenze. Un giudice - civile,
amministrativo o penale - può decidere un caso o una controversia
applicando la legge, ma non può risolvere tutti i problemi, in
particolare non può lenire la sofferenza fisica o morale. Una sentenza,
anche ottima e resa in tempi brevi, non potrà mai restituire la vita o
la salute. Come essere all'altezza delle aspettative? Una via può
essere quella di far conoscere al pubblico quali sono le risposte che
può dare la Giustizia e di spiegarle. Comunicare e far conoscere quali
sono i compiti dei magistrati e che cosa ci si può aspettare da loro».
Emanuele Gagliardi
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