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Giustizia: intervista alla Presidente del Tribunale d'Appello Emanuela Epiney-Colombo

Da: CdT, 3.9.08, pag 13

Giustizia, il Palazzo fa acqua
 La presidente del TA Emanuela Epiney-Colombo: strutture vetuste

 L' INTERVISTA

  «La logistica del Palazzo di giustizia non ha subito cambiamenti e peg­giora di giorno in giorno, perché le strutture sono vetuste e prive di manutenzione. Le intemperie estive hanno provocato un allagamento delle cantine e degli ascensori (...) : le riparazioni vengono eseguite con prontezza ma (...)». Emanuela Epiney-Colombo, presidente del Tribuna­le d'appello parla dei suoi primi mesi di esperienza di presidente del TA. Parla della Giustizia, dell'oscuro ma importante lavoro che viene svol­to dai colleghi impegnati nel campo dei diritti pubblico e civile, ma non dimentica la logistica del Palazzo che lascia a desiderare: anche se da tempo l'autorità politica ha in cantiere la ristrutturazione. In­terviene ancora sulle novità in arrivo e non dimentica il cittadino, che si aspetta giustizia, soprattutto di questi tempi, difficili per tutti.

PRESIDENTE
 (foto Demaldi)


  Presidente che eredità ha raccol­to dal suo predecessore, giudice Raf­faello Balerna?
 «Il mio predecessore non ha la­sciato arretrati nella gestione del Tribunale».
 Ha stilato una graduatoria dei proble­mi da risolvere? Se sì, li può elenca­re?
 «Non c'è una graduatoria dei pro­blemi da risolvere; per me l'obiet­tivo è quello di garantire il fun­zionamento regolare del Tribu­nale d'appello nel suo insieme».
 Il suo predecessore aveva detto che il Tribunale penale canto­nale dovrebbe essere scor­porato dal Tribunale d' Ap­pello. Qual è la sua opinio­ne al proposito?
 «Un apposito gruppo di lavoro sta studiando i problemi posti dalla prossima entrata in vi­gore del Codice di pro­cedura penale unifica­to svizzero, nei quali penso rientri anche la collocazione del Tribu­nale penale cantonale.
  Con l'introduzione dell'appello penale non dovrebbe più essere possibile la presenza nel mede­simo tribunale di due istanze di grado diverso, come il Tribunale penale cantonale (prima istanza) e la Corte penale d'appello (se­conda istanza). È quello che già avviene nel settore civile. Le Pre­ture non si trovano nella stessa istituzione giudiziaria delle Ca­mere civili di seconda istanza».
 Si parla spesso degli organici del Tri­bunale penale cantonale, della Pro­cura e dei relativi carichi di lavoro. Qual è la situazione attuale degli al­tri Uffici del palazzo di giustizia dove lavorano giudici impegnati nel cam­po del diritto pubblico e civile?
 «I media dedicano molto interes­se ai problemi delle strutture giu­diziarie del settore penale. Queste sono però solo una parte, e nem­meno la più grande, dell'appara­to giudiziario. I giudici del setto­re civile e quelli del settore pub­blico lavorano senza attirare l'at­tenzione del pubblico e dei me­dia, se non in casi eccezionali. Il volume di lavoro è però ingente, come indicano le cifre pubblica­te nel rendiconto 2007 del Tribu­nale d'appello e quelle relative al­le Preture e alle Giudicature di pace. Di questi tempi non sono solo i premi delle casse malati a rimanere impagati: molte altre fatture, di qualsiasi genere, non sono pagate, ciò che genera lavo­ro per gli uffici di esecuzione, per gli avvocati, le fiduciarie e per i tribunali. La mancanza di liqui­dità temporanea che ne risulta innesca diffi­coltà alle quali si tenta di dar soluzione rivol­gendosi all'autorità giudiziaria».
 Parliamo della logistica del palazzo di giustizia: lei durante il suo interven­to in occasione dell'aper­tura dell'anno giudiziario aveva tracciato un deso­lante quadro, riconosciu­to del resto anche dall'au­torità politica. È cambia­to qualcosa nel frattempo?
 «La logistica del Palazzo di giu­stizia non ha subito cambiamen­ti e peggiora di giorno in giorno, perché le strutture sono vetuste e prive di manutenzione. Le in­temperie estive hanno provoca­to un allagamento delle cantine e degli ascensori, visto anche il pessimo stato del tetto e delle cantine, e inoltre ci sono state an­che inondazioni dei bagni a cau­sa di apparecchi sanitari e tubatu­re ormai allo stato di rottame. Le riparazioni vengono eseguite con prontezza, ma forse sarebbe più razionale e anche economico prevenire i guasti, ormai di serie, affrontando infine il tema della ristrutturazione dello stabile».
 Che cosa indicano le statistiche, a li­vello di incarti entrati e trattati, dei primi sei mesi dell'anno?
 «I primi sei mesi del 2008 sem­brano delineare una sostanziale stabilità delle entrate e delle usci­te rispetto al 2007. Un bilancio ve­ro e proprio si potrà avere solo al­la fine dell'anno, tenuto conto dei flussi discontinui delle entrate, condizionate dai periodi delle fe­rie giudiziarie. Le novità in cam­po economico (soppressione di impieghi, fusioni, cambiamento della congiuntura, aumento dei costi delle materie prime, ecc.) e i cambiamenti legislativi posso­no riservare sorprese anche in breve tempo».
 Che cosa la preoccupa a livello di giu­stizia?
 «A livello di Giustizia mi preoc­cupa la mancanza di lungimiran­za del mondo politico e la scarsa attenzione rivolta alla prevenzio­ne dei conflitti e delle situazioni di disagio della società. Risolvere in tempi ragionevoli i conflitti, com­presi anche quelli cosiddetti mi­nori, è un compito essenziale del­lo Stato, che deve quindi mette­re a disposizione dei cittadini le strutture adeguate, non solo per risolvere i litigi ma anche per pre­venirli nella misura del possibi­le. Un sistema giudiziario effica­ce e funzionante contribuisce al mantenimento della pace socia­le e allo sviluppo economico del­la società. Una maggiore rapidità nell'evasione delle vertenze pri­vate (diritto del lavoro, della lo­cazione, di famiglia, di appalto, ecc.) permette ai creditori di in­cassare il dovuto per il lavoro svolto e di far così fronte, a loro volta, ai propri impegni nei con­fronti dei creditori. A tutto bene­ficio dell'intera economia, dei sin­goli e dello Stato. Allo stesso mo­do la solerte evasione delle pra­tiche amministrative permette al cittadino di ottenere le prestazio­ni alle quali ha diritto senza do­ver fare i cosiddetti salti mortali nel periodo di attesa. Rendere giustizia richiede attenzione e perseveranza anche nelle picco­le cose di tutti i giorni ed esige di guardare lontano. È meglio risol­vere i problemi quando sono semplici piuttosto che lasciar cor­rere e aspettare che siano grossi e complicati. Prevenire è meglio che guarire, anche nella Giusti­zia. Non ci può essere confronto con il settore privato, perché ren­dere la giustizia è un compito fon­damentale dello Stato, che non ha prezzo in uno Stato di diritto».
 Le aspettative della popolazione
 «Mi preoccupa - continua anco­ra la nostra interlocutrice - an­che il divario fra le aspettative del­la popolazione nei confronti del­le strutture giudiziarie e quello che queste ultime possono in re­altà dare nel rispetto delle loro competenze. Un giudice - civile, amministrativo o penale - può decidere un caso o una contro­versia applicando la legge, ma non può risolvere tutti i proble­mi, in particolare non può lenire la sofferenza fisica o morale. Una sentenza, anche ottima e resa in tempi brevi, non potrà mai resti­tuire la vita o la salute. Come es­sere all'altezza delle aspettative? Una via può essere quella di far conoscere al pubblico quali so­no le risposte che può dare la Giu­stizia e di spiegarle. Comunicare e far conoscere quali sono i com­piti dei magistrati e che cosa ci si può aspettare da loro».
 Emanuele Gagliardi
 

 



 

LOGISTICA L'autorità politica ha da tempo in cantiere la ristrutturazione del Palazzo. E poi, oltre ai pro­blemi di natura pratica, vi sono le numerose pratiche complesse da smaltire. (fotogonnella)
 Epiney-Colombo.


 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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